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    Reggio Calabria non dimentica il suo Antonino, oggi una messa per ricordare il giovane Vigile del Fuoco

    di Grazia Candido – Sono passati due mesi da quella terribile notte quando una esplosione distrusse una cascina a Quargnento in provincia di Alessandria e persero la vita tre giovani Vigili del fuoco. In quell’intervento purtroppo, insieme ai colleghi Marco Triches e Matteo Gastaldo, c’era il reggino Antonino Candido, 31enne trasferitosi da poco ad Alessandria.

    Una tragedia che poteva essere evitata, un dolore per le famiglie, le mogli, gli amici delle tre vittime che doveva essere risparmiato. E invece, il dolore è sempre vivo e tormenta, ogni giorno, i genitori, la sorella, la vedova di Nino, Elena che dalla sua pagina Facebook fa conoscere sfaccettature di un tenero compagno di vita, un figlio premuroso, un amico speciale e, soprattutto, un lavoratore ligio che aveva ancora tantissime cose da fare in questo mondo. Spesso, Elena scrive “non doveva andare così” e ha perfettamente ragione perché non è giusto perdere la vita mentre si adempie al proprio dovere, morire per una passione, sì perché fare il Vigile del fuoco per Nino era una grande passione da rispettare con onore e dedizione.

    Alla sua dolce mamma, il giovane pompiere che, sin da bambino, sognava di seguire le orme del papà Angelo (anche lui Vigile del fuoco) prima di indossare ufficialmente quella divisa tanto desiderata, diceva: “o questo o nulla”.
    Forse, sarebbe stato meglio quel “nulla” e avere Nino oggi a casa con noi, ma lui sapeva bene che la vita è una avventura da vivere audacemente, oppure si riduce a niente e che ognuno è quello che è non perché lo vuole, ma perché qualcosa nella vita lo ha reso tale.
    Nelle parole sussurrate tra un pianto e un tenue sorriso, nelle foto postate e in quei teneri racconti della giovane Elena e di mamma Maria Stella traspare la bellezza di un piccolo-grande uomo con l’amore per la sua famiglia, per i cani, per la musica, per i tatuaggi, per il calcio.
    Nino sapeva parlare a tutti, era un giocherellone, amava stare con i bambini e sperava un giorno, di averne dei suoi, che assomigliassero alla sua bella consorte, che avessero la sua ironia e quel pizzico di pura “follia” necessaria per assaporare ogni istante di questa esistenza. Era “affamato” di vita, amava osservare, fotografare, viaggiare, scoprire luoghi nuovi, disegnare e nelle sue creazioni si coglie la colorata vivacità, l’estro e la genialità di un ragazzo che sperava nel cambiamento di questo mondo.

    Guardare i video mentre canta a squarciagola imitando i suoi idoli, quando scherza con i suoi colleghi di lavoro e con la sua amata sorella o quando spegne la sua trentesima candelina fa rabbia, tanta rabbia ma i suoi cari non si lasciano prendere da questo sentimento che ti divora l’anima, ti uccide lentamente, ti toglie il fiato sino a soffocarti.

    Elena vuole rimanere la persona buona che è, quella dolce ragazza della quale Nino si è innamorato perdutamente. Ma all’unisono chiedono con forza “giustizia per Nino. Chi ha sbagliato ed ucciso tre giovani vite, deve pagare”.
    “Flammas domamus, donamus corda” (Domiamo le fiamme, doniamo i cuori) è il motto nazionale dei Vigili del Fuoco che Nino si era tatuato sulla pelle, una frase premonitrice di ciò che avrebbe creato col tempo.

    La sua prematura scomparsa ha unito tanti cuori del Paese creando una ricchezza umana fatta di gesti, parole, amore che non si vende e non si compra: ma si dona.
    Sant’Agostino diceva che “coloro che ci hanno lasciato non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime”.
    Nino adesso starà guardando gli occhi belli della sua Reggio Calabria vicina al cuore di mamma Maria Stella, papà Angelo, Ilaria ed Elena e, anche se niente e nessuno riuscirà ad alleviare il loro dolore, chissà, magari le note dell’Hallelujah suonata da quel “vulcanico” pompiere spazzeranno via quel male e quel disordine umano che lo ha portato via riaffermando la vita e l’amore puro.
    Si celebrerà questa sera alle ore 18 presso la chiesa di San Paolo alla Rotonda una messa per ricordare l’eroico Vigile del fuoco.

    Sei stato il fratello che ogni sorella sogna di avere.. Complici fin da piccoli, mi hai accompagnata in ogni fase della vita. Da bravo fratello maggiore, mi proteggevi sotto la tua ala facendomi crescere al tuo fianco. Ricordo le notti in due in un lettino, perché io avevo paura del buio.. e non ti fregava se mamma e papà si arrabbiavano, ma tu da sola non mi lasciavi. Negli anni abbiamo condiviso tutto, il letto, i giochi, i segreti, i viaggi, le bravate… Più come due amici, che come fratello e sorella. E se qualche volta finivamo per litigare, poco dopo tornavamo più uniti di prima..sempre inseparabili. Mi manchi, mi manchi troppo… Vorrei tornare indietro e cantare felice insieme a te, che da autodidatta hai imparato a suonare quella chitarra acustica che tanto ti piace, perché tu sei un artista e con quelle mani, tutto ciò che tocchi si anima, diventa musica, arte, poesia. Vorrei tornare indietro, con te che strimpellando nuovi brani "a orecchio" mi dici: <<dai, proviamo!>>. Io ci provo, ma qui, senza te non c'è più musica, non sento niente, solo un vuoto enorme… Manchi Nino! ❤️❤️❤️#duesudue #mybrother #myblood #myhero #brotherhood #broandsist #inseparable #imissyou #myheart #guitar #guitarsongs #hallelujah #fireman #vvff #ilpompierepauranonneha👨🏻‍🚒❤️🌹

    Pubblicato da Ilaria Candido su Giovedì 28 novembre 2019