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    Strozzato dalla 'ndrangheta per 30 anni, tribunale condanna estorsori

    ‘Ndrangheta, cold case 24enne ucciso: 30 anni di condanna

    Trent’anni di carcere sono stati inflitti oggi dal gup di Milano Chiara Valori a Domenico Branca, ora in carcere, al termine del processo con con rito abbreviato in cui figura come imputato dell’omicidio di Carmine Carratu’, 24 anni, ucciso con 13 colpi di pistola, sparati da una Sig Sauer e una Colt calibro 38, il 17 febbraio 1992 in via Ippocrate, a Milano, zona Comasina, all’epoca feudo della mala milanese di un certo spessore. Inizialmente si penso’ a uno scambio di persona, ma a distanza di anni le indagini hanno dimostrato che l’obiettivo era proprio il giovane carrozziere. A risolvere il ‘cold case’ e a ottenere la condanna di Branca e’ stato il pm della Dda milanese Paola Biondolillo con il collega ora trasferito a Torino Marcello Tatangelo. L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Comando Provinciale, sono nate dalla rilettura di alcuni verbali del pentito Vittorio Foschini esponente della cosca Coco Trovato e sputate tra le carte dell’inchiesta ‘Rinnovamento’, quella che nel 2014 porto’ alla ormai nota maxi retata. La colpa di Carratu’, incensurato, secondo la ricostruzione, fu di aver litigato con le persone sbagliate, esponenti della famiglia ‘ndranghetista dei Branca e tutto per via di un’auto ‘Golf’ acquistata nella concessionaria Campo, di fatto di proprieta’ di Branca. Il giovane era andato a protestare in concessionaria ed era venuto alle mani con uno dei titolari. “Domenico Branca, non potendo sopportare che in un negozio da lui controllato avvenissero quelle cose, aveva deciso di uccidere quella persona”, racconto’ il pentito. “Me ne venne a parlare perche’, per ucciderlo, secondo le nostre regole, era opportuno ottenere l’autorizzazione dei vertici della mia organizzazione”. L’autorizzazione venne e la sorte di Carratu’ fu segnata: fu ucciso vicino alla sua Golf, per la quale aveva una vera passione, tanto che su un suo diario ne fu trovato un disegno.