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    Boom olio tunisino, Calabria in difficoltà: Il Governo risponde con le blockchain

    Il consumo di olio d’oliva nel mondo nel mondo è sceso dell’8%.   Si tratta comunque di un dato quasi fisiologico considerato che negli ultimi venticinque anni il consumo era sempre aumentato in misura esponenziale, grazie alla diffusione della dieta mediterranea a livello globale.

    Tuttavia, secondo  le previsioni di Isema il crollo delle produzioni in Italia nel biennio 2018-2019 è destinato a scendere del 38%.

    Un’autentica sciagura per una delle eccellenze “Made in Italy” a livello mondiale e che,  in ambito europeo, risente profondamente dell mancanza di dazi che Bruxelles riserva, ad esempio, all’olio d’oliva importato dalla Tunisia negli ultimi tempi.

    Negli ultimi due anni l’Unione Europea ha permesso l’importazione di 70.000 tonnellate di olio dalla Tunisia senza alcun tipo di aggravio, quasi come se si trattasse di una produzione di un paese dell’Unione. Questo, naturalmente, è un dato su cui l’attuale Governo si è già fatto sentire e ora si è in attesa di capire quali saranno i riscontri.

    C’è chi sostiene che in Africa sarebbero pronti ad esportare ulteriori 200.000 tonnellate di olio sul mercato del Vecchio Continente.

    Un autentico incubo per Matteo Salvini prima e Luigi Di Maio poi. Non a caso di programmi dei due partiti del Governo concordano sulla necessità di tutelare il Made in Italy e la questione olio ha rappresentato addirittura motivo di potenziali tensioni superiori a quelle sui migranti con il paese africano che si affaccia sul Mediterraneo.

    Il tema, ovviamente, è scottante anche per la Calabria. Perché se l’Italia è il secondo produttore mondiale di olio d’oliva, la regione rappresenta la seconda regione in Italia. In Calabria si registrerà nel prossimo biennio un dato che dovrebbe segnare un -34% che preoccupa e non poco, considerato che si annienta una delle risorse del territorio.

    Il maltempo e alcuni fenomeni contingenti hanno rallentato ulteriormente la produzione e c’è chi, come Coldiretti Calabria, prevede addirittura un -50% per le prossime produzioni.

    L’obiettivo per avere una ripresa è puntare sempre di più sulla qualità e su una filiera che sia quanto più possibile chiara per i consumatori che puntano sul meglio possibile sul mercato.

    La nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza voluta dal Governo Conte , non a caso, aspira alla valorizzazione del “Made in Italy” attraverso la diffusione delle così dette “blockchain” sulle etichette.

    La tecnologia che, attraverso ad esempio un “Qr code” scannerizzabile con qualsiasi smartphone, permette di accedere ad un vero e proprio registro notarile che svela ogni passaggio della filiera a partire dalle materie prime.

    Servirà probabilmente creare un nuovo database accessibile ai cittadini, dopo aver censito tutti i passaggi che ogni singolo prodotto fa prima di arrivare sugli scaffali dei supermercati,  e occorreranno risorse  già preventivate all’interno del Def.

    Il sistema blockchain è già stato adottato su un pollo e presto potrebbe essere esteso ad altri alimenti, favorendo chi vuole comprare “Made in Italy“, di qualità e magari calabrese.

    Basteranno le blockchain a risolvere il problema?  Forse vale la pena provare.