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    Dossier Città Metropolitana – Governance o perimetrazione?

    reggiolungomare
    di Grazia Gioè* –
    Apprezzando molto l’iniziativa intrapresa da Strill.it, nel promuovere e sostenere un dibattito sul tema della Città Metropolitana di Reggio Calabria, mi piace qui

    contribuire per diversi motivi.Da anni, nella mia qualità di Urbanista e Policy Maker, mi interesso della tematica, sono reggina (molto) e per ultimo, ma non in ordine di importanza, la materia è divenuta ormai urgente e non più differibile.

    Sin dagli anni 70, a partire da uno studio di Cafiero e Busca sullo sviluppo metropolitano in Italia,  (Alessandro Busca è stato anche mio docente durante gli studi universitari), si è andato affermando quello che io ritengo stare veramente alla base del dibattito, la definizione economico-funzionale di quel che è una città metropolitana, nell’ambito della sua area metropolitana. Ovvero, la sua governance e perimetrazione sono innanzitutto il risultato di un processo – certamente complicato – ma, essenzialmente di policy making.

    Oggi, il modello di pianificazione in atto, più acclarato che adottato dalle varie amministrazioni locali italiane, è quello che configura il processo pluralistico e partecipato aperto alla concertazione fra istituzioni ed enti pubblici, alla negoziazione con gli interessi e attento all’ascolto dei cittadini. Insomma, un processo cosiddetto bottom-up, capace di costruire e realizzare una visione di sviluppo condiviso al fine di garantire la sostenibilità non tanto finanziaria quanto urbanistica e territoriale di qualsivoglia proposta, ivi quella relativa alla futura e al futuro della Città Metropolitana reggina.

    Andando oltre la Legge 142/90, sull’ordinamento delle autonomie locali, per ovvi problemi di spazio, pur questa evidenziando chiaramente le funzioni che una città metropolitana dovrebbe esercitare (viabilità, trasporti, ambiente, tutela e valorizzazione dei beni culturali, difesa del suolo, rifiuti, energia, sanità, scuola, servizi, commercio, sviluppo economico…), Reggio Calabria vede la propria istituzione di Città Metropolitana nel maggio del 2009. L’art. 23 della Legge istitutiva (L. 42/09 – Legge delega sul federalismo fiscale), consente difatti una prima istituzione delle città metropolitane, nell’ambito di una regione, e nell’area metropolitana in cui sono compresi 14 altri Comuni con Reggio Calabria.
    La proposta di istituzione spetta al comune capoluogo e alla provincia, congiuntamente tra loro o separatamente (in questo caso è assicurato il coinvolgimento dei comuni della provincia interessata). Successivamente si svolge un referendum confermativo, indetto tra tutti i cittadini sempre della provincia interessata, previo parere della regione. Dopo il referendum, l’istituzione di ciascuna città metropolitana è rimessa a decreti legislativi del Governo, da adottare entro il 21 maggio 2012, che detteranno una disciplina di carattere provvisorio.          I decreti, tra l’altro, stabiliranno l’istituzione del consiglio provvisorio della città metropolitana, composto dai sindaci dei comuni e dal presidente della provincia, e le funzioni fondamentali della città metropolitana, dalla pianificazione del territorio alle reti infrastrutturali; dai servizi pubblici allo sviluppo economico e sociale, eccetera. Le Province nel cui territorio sono situate le Città Metropolitane saranno quindi soppresse, ma solo dopo l’insediamento degli organi definitivi della Città Metropolitana.
    Tutto ciò premesso, la realizzazione della Città Metropolitana, tra vantaggi ed opportunità economici possibili e sicure difficoltà endogene e strutturali, è una sfida ormai alle porte.         Pur supportata da studi sia internazionali che nazionali, la realizzazione della Città Metropolitana di Reggio Calabria altro non è che l’estrinsecarsi di una relazione causale, tutta da definire, dove il carattere o fattore preminente è la notevole diversità territoriale esistente fra le varie identità locali che la dovranno costituire, laddove alcune di esse hanno l’opportunità di assumere pesi e ruoli (ranghi) più o meno specializzati e meno generalisti, basti pensare al ruolo che il Porto di Gioia Tauro è candidato ad assumere in tale vision, pur consci che esso non è di proprietà della provincia, né della regione e ancor meno del Comune dove è localizzato.
    La Città Metropolitana è pertanto un formidabile volano di crescita territoriale, dove collaborazione, competenze e cooperazione tra città, comunità e territori rappresentano non solo le forze, ma anche i capitali ineludibili affinché essa sia reale e non strumentale, collocandosi così anche nel quadro attuale 2007-2013 della programmazione europea, di tipo strategico.
    A tal proposito, la Città/Area Metropolitana di Reggio Calabria non può prescindere dalla forte e crescente interazione con l’area metropolitana di Messina, supero di proposito il tema affascinante di architettura istituzionale, ma ancor prima geografica, della Regione dello Stretto, in quanto la sua trattazione richiederebbe altro spazio, ma che qui riporto per ricordare, ad esempio, quanto l’Unione Europea consideri strategici e intenda supportare nella prossima programmazione comunitaria 2014-2020, i territori degli Stretti Europei per l’attuazione di progetti comuni al fine di promuovere lo sviluppo economico, costiero, infrastrutturale, turistico ed interculturale.
    Ritornando alle definizione economico funzionale, prima citata, che considera il fenomeno metropolitano come un minimum quantum, ovvero una condizione economica e di mercato che si irradia sul territorio, su un insieme di comuni che presentano contiguità fisica, senza tenere conto di eventuali cesure orografiche o di altro tipo, si riporta di seguito uno schema di sintesi dei principali metodi utilizzati per la perimetrazione delle aree metropolitane, a cura dell’ Università di Barcellona, in uno Studio dal titolo Metropolitan Areas in Spain and Italy.

    Con riferimento alle aree metropolitane italiane e in particolare alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, affinchè il presente contributo sia veramente operativo, in sintesi si riporta lo stato dell’arte in materia esistente, ovvero gli studi di settore che di recente e al riguardo si sono occupati di fare alcune proposte di perimetrazione territoriale.
    Qui la tabella dei metodi di identificazione
    La perimetrazione funzionale a cura dell’ Institut d’Estudis Regionals i Metropolitan de Barcelona (2009) ha inteso misurare il grado di metropolizzazione delle aree urbane italiane (oltre a quelle spagnole) per fornire loro uno strumento valido di governance.                        E, come già riportato nello Schema precedente le due differenti metodologie utilizzate (Cheschire-Gemaca – Functional Urban Regions – FUR e la  Dynamic Metropolitan Areas – DMA)  hanno suddiviso le aree studiate in quattro livelli, sulla base del loro peso demografico, come segue:
    •    Livello A (più di 1.000.000 di abitanti), grandi aree metropolitane
    •    Livello B (tra 250.000-1.000.000 di abitanti), medie aree metropolitane
    •    Livello C (tra 100.000-250.000 abitanti), piccole aree metropolitane
    •    Livello D (meno di 100.000), aree urbane
    Per l’Italia, così come per la Spagna, i risultati ottenuti con i due metodi sono molto simili e per quanto riguarda Reggio Calabria, questa si colloca fra le 35 FURs (Functional Urban Regions) di Livello B, con 21 Comuni e 266.731 abitanti, per una superficie pari a Kmq 853, mentre con la procedura DMAs (Dynamic Metropolitan Areas), sono state individuate 86 aree urbane, dove  la metodologia, nel partire dai centri con oltre 50.000 abitanti, ha aggregato comuni contigui che abbiano almeno un tasso del 15% di pendolarismo per lavoro o studio verso di loro, ottenuta una prima area si è eseguita la stessa operazione verso l’area così aggregata per altre tre volte, ogni volta prendendo come “nucleo” l’area precedentemente ottenuta e sempre con un tasso di pendolarismo del 15%.  Suddivise, quindi, le aree ancora in 4 livelli, Reggio Calabria, anche questa volta viene collocata nel Livello B, fra le 32 DMAs, con sempre 21 Comuni, 258.504 abitanti e 881 Kmq di superficie.
    Lo Studio dell’ANCI-Cittalia (2009) utilizzando la metodologia di Delimitazione degli Anelli Metropolitani (MSAS), per la delimitazione delle due corone (primo e secondo anello) delle 15 città metropolitane ha adottato, come base metodologica di riferimento, il metodo utilizzato negli USA dall’Office of Management and Budget che combina indicatori di densità territoriale e d’integrazione economico-funzionale (Metropolitan Statistical Areas – MSAs). Questo metodo  che fornisce il grado di integrazione di un determinato territorio con la città,   nell’analisi del livello di integrazione delle 15 città metropolitane con i relativi anelli metropolitani, evidenzia anch’essa quattro distinte tipologie: Aree Metropolitane Ristrette, Aree Metropolitane Allargate, Aree Metropolitane Integrate ed Aree Metropolitane Estese.  Ritroviamo, quindi, Reggio Calabria, assieme a Venezia, nella tipologia integrata, laddove essa si configura con un’integrazione inizialmente crescente con la distanza, per poi diminuire lentamente con la stessa. Il fenomeno che è spiegabile con la presenza di poli secondari significativi cui corrisponde un’integrazione più forte con la città, fa sì che Reggio, nei limiti dei rings metropolitani, presenti anche in questo caso 21 comuni nel primo anello, 22 nel secondo e 74 nel terzo, per un totale pari ed identico al numero dei Comuni esistenti  nella Provincia reggina.
    In conclusione e con l’auspicio di avere offerto un ulteriore contributo scientifico e tecnico atto a supportare meglio il Dibattito qui promosso, ai fini della definizione della governance e della perimetrazione della Città Metropolitana di Reggio Calabria, molti elementi in esso riportati, quali la conoscenza, l’analisi e la pianificazione multi-disciplinare sui temi dello sviluppo urbano, così come  la cooperazione tra enti pubblici dei diversi livelli interessati, anche in presenza di orientamenti politici diversi, unitamente alle partnerships pubblico-pubblico e pubblico-privato, siano tutti finalizzati alla costruzione di progetti e investimenti per lo sviluppo metropolitano della Città, attraverso una buona capacità di programmazione e comunicazione pubblica propedeutica al coinvolgimento dei cittadini e alla costruzione di una visione ultima ampiamente condivisa.

    *Urbanista, Policy Maker e Dottore di Ricerca in Pianificazione Territoriale