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TabulaRasa: Una vita contro il terrorismo. L’intervista al Procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro

13 Maggio 2013
in Tabularasa scandalo 2011
Tempo di lettura: 4 minuti
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spataro

di Stefano Perri – Armando Spataro è Procuratore della Repubblica aggiunto al Tribunale di Milano. La sua vita professionale è costellata da decine di inchieste importantissime per la storia italiana.

Dal terrorismo politico degli anni 70, alla lotta alla mafie nel Nord Italia fino a giungere alla più recente attività di contrasto al terrorismo internazionale. Autore del libro “Ne valeva la pena” nel quale racconta tutta la sua esperienza di Magistrato da sempre in prima linea. Dopo aver attraversato l’Italia in lungo e in largo nell’ultimo anno per una serie interminabile di dibatti e presentazioni del suo lavoro, giunge in riva allo Stretto per la sesta serata della rassegna TabulaRasa di Strill.it, quella dedicata all’Italia del terrorismo. 
L’abbiamo incontrato al termine del dibattito, soddisfatto di aver potuto raccontare ancora una volta la sua esperienza e le sue analisi di fronte ad una platea attenta e partecipe.

Il tema del contest TabulaRasa di quest’anno è lo Scandalo. Cosa è Scandalo? Ovviamente il possibile approccio a questa definizione è amplissimo. Pensando all’attualità lo Scandalo è quello di una convinzione di buona parte della politica secondo la quale la magistratura non è neppure un potere dello Stato. Da qui tutte le conseguenti convinzioni circa il fatto che la magistratura debba essere servente rispetto agli interessi della politica e la sua indipendenza debba essere contenuta e resa compatibile con le scelte politiche. Insomma l’incredibile situazione in cui viviamo in cui noi magistrati siamo destinati ad una vera e propria cascata di insulti. Più scandalo di cosi.. 

Lei ha conosciuto meglio di chiunque altro l’Italia del terrorismo negli anni ’70. Cosa hanno rappresentato per la magistratura le inchieste sugli anni di piombo?
Di quegli anni oggi ci rimane l’eredità di una magistratura che all’epoca seppe organizzarsi da sé, creare un nuovo metodo di lavoro di gruppo e di coordinamento. Tutte tecniche che sono poi state recepite nell’impegno antimafia, in quello contro la corruzione. Quindi l’eredità è quella di una magistratura che in condizioni difficili trova la forza di organizzarsi perché evidentemente è consapevole che il proprio dovere è soltanto il rispetto della legge. Non le interessano le aspettative della politica. Devo anche dire che all’epoca non vi erano né contrasti né tensioni tra politica e magistratura, o se vi erano si trattava di episodi marginali. E’ chiaro che il problema è diventato tutt’altro a partire dai primi anni di Mani Pulite agli inizi degli anni ’90.

Cosa non sappiamo oggi degli anni di piombo? E cosa probabilmente non sapremo mai?
Per quanto riguarda il terrorismo di sinistra io posso affermare che oggi sappiamo tutto. Quindi sono tutte sciocchezze quelle che ipotizzano misteri sul sequestro Moro o sulla scoperta del covo di via Montenevoso. Mi dispiace anche che alcuni storici recentemente continuino a dar credito a queste che io ritengo tesi assolutamente infondate. Sul terrorismo di destra forse mancano ancora delle verità non fosse altro che per i processi sulle stragi che non sono tutti finiti come le aspettative della gente lasciavano supporre. Però questo può essere dipeso da tanti fattori diversi. Magari anche da incapacità della magistratura di adottare le stesse tecniche di investigazione sul terrorismo nero come si fece con quello rosso. Ovviamente però bisogna fare i conti col fatto che la giustizia è umana e quindi come tale ha dei limiti. Non sempre le verità si riescono a provare. Neppure quelle che magari è possibile ipotizzare con fondamento

Lotta al terrorismo politico, lotta alla criminalità organizzata, lotta al terrorismo internazionale. Quale il filo conduttore del suo impegno professionale?
La normalità del lavoro del Magistrato sta nel fatto che egli deve occuparsi di ciò che gli tocca. Non per scelta o perché chieda di occuparsene, ma perché un certo lavoro gli viene assegnato, perché è di turno esterno in un certo giorno o perché deve sostituire un collega. Anche se a me è capitato di occuparmi di materie abbastanza delicate, mi piace più sottolineare il fatto che l’intera magistratura che è trovata a dover fronteggiare questi fenomeni e lo ha fatto con dignità e con sacrifici enormi. Sono 24 i magistrati uccisi, 10 dal terrorismo e 14 dalla mafia. Tutto questo fa pensare spesso ai magistrati come eroi. Invece si tratta di persone normalissime che in nome della legge e del codice sanno quali sono i rischi che corrono tanto da giungere talvolta anche al sacrificio della vita.

Cosa prevede per il futuro del nostro Paese? C’è il rischio che si possa riproporre una forma di lotta politica basata sul concetto di violenza?
Mi sembra difficile. Nessuno può essere certo e si può essere smentiti anche un minuto dopo aver espresso le proprie condizioni. Però io credo che la follia di quell’ideologia sia irripetibile. Oggi esistono egualmente dei problemi. In molti casi sono peggiorate le condizioni di vita di tanti settori emarginati socialmente ed economicamente. Tuttavia penso che quel terrorismo che abbiamo conosciuto non possa più tornare. Certo si verificano atti di violenza anche durante le manifestazioni pubbliche, che vanno perseguiti con fermezza. Ma nulla hanno a che fare con le manifestazioni del ’77 e ’78 durante le quali gli atti di violenza erano rigidamente programmati da vertici terroristici. Non è cosi oggi.

 

Tags: personaggitabularasa scandalo 2011
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