
di Stefano Perri – Armando Spataro è Procuratore della Repubblica aggiunto al Tribunale di Milano. La sua vita professionale è costellata da decine di inchieste importantissime per la storia italiana.
L’abbiamo incontrato al termine del dibattito, soddisfatto di aver potuto raccontare ancora una volta la sua esperienza e le sue analisi di fronte ad una platea attenta e partecipe.
Il tema del contest TabulaRasa di quest’anno è lo Scandalo. Cosa è Scandalo? Ovviamente il possibile approccio a questa definizione è amplissimo. Pensando all’attualità lo Scandalo è quello di una convinzione di buona parte della politica secondo la quale la magistratura non è neppure un potere dello Stato. Da qui tutte le conseguenti convinzioni circa il fatto che la magistratura debba essere servente rispetto agli interessi della politica e la sua indipendenza debba essere contenuta e resa compatibile con le scelte politiche. Insomma l’incredibile situazione in cui viviamo in cui noi magistrati siamo destinati ad una vera e propria cascata di insulti. Più scandalo di cosi..
Cosa non sappiamo oggi degli anni di piombo? E cosa probabilmente non sapremo mai?
Per quanto riguarda il terrorismo di sinistra io posso affermare che oggi sappiamo tutto. Quindi sono tutte sciocchezze quelle che ipotizzano misteri sul sequestro Moro o sulla scoperta del covo di via Montenevoso. Mi dispiace anche che alcuni storici recentemente continuino a dar credito a queste che io ritengo tesi assolutamente infondate. Sul terrorismo di destra forse mancano ancora delle verità non fosse altro che per i processi sulle stragi che non sono tutti finiti come le aspettative della gente lasciavano supporre. Però questo può essere dipeso da tanti fattori diversi. Magari anche da incapacità della magistratura di adottare le stesse tecniche di investigazione sul terrorismo nero come si fece con quello rosso. Ovviamente però bisogna fare i conti col fatto che la giustizia è umana e quindi come tale ha dei limiti. Non sempre le verità si riescono a provare. Neppure quelle che magari è possibile ipotizzare con fondamento
Lotta al terrorismo politico, lotta alla criminalità organizzata, lotta al terrorismo internazionale. Quale il filo conduttore del suo impegno professionale?
La normalità del lavoro del Magistrato sta nel fatto che egli deve occuparsi di ciò che gli tocca. Non per scelta o perché chieda di occuparsene, ma perché un certo lavoro gli viene assegnato, perché è di turno esterno in un certo giorno o perché deve sostituire un collega. Anche se a me è capitato di occuparmi di materie abbastanza delicate, mi piace più sottolineare il fatto che l’intera magistratura che è trovata a dover fronteggiare questi fenomeni e lo ha fatto con dignità e con sacrifici enormi. Sono 24 i magistrati uccisi, 10 dal terrorismo e 14 dalla mafia. Tutto questo fa pensare spesso ai magistrati come eroi. Invece si tratta di persone normalissime che in nome della legge e del codice sanno quali sono i rischi che corrono tanto da giungere talvolta anche al sacrificio della vita.




