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Home EVENTI Tabularasa scandalo 2011

Tabularasa, Biacchessi: “Trasferire la memoria del passato in una memoria del presente”

13 Maggio 2013
in Tabularasa scandalo 2011
Tempo di lettura: 3 minuti
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tabularasa8luglio.19

di Teodora Malavenda (foto Antonio Sollazzo) – Il Paese della Vergogna è lo spettacolo di teatro civile scritto e diretto da Daniele Biacchessi, ospite del secondo appuntamento di

Tabularasa. Storie di mafia, storie di un’Italia altrimenti dimenticata quelle raccontate ieri sera da uno straordinario interprete che dal 2003 è diventato uno dei più autorevoli autori italiani di teatro civile.
Milanese, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico racconta nei suoi spettacoli l’impegno antimafia di Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli, Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il dramma delle morti sul lavoro e la resistenza di chi vive e combatte affinchè la memoria sia libera di percorrere il tempo.

Perché ha deciso di raccontare le vicende del Paese attraverso il Teatro Civile?
Con il mio spettacolo faccio rivivere la memoria. Ma coltivare solo memoria passata non è sufficiente perché ci trasformerebbe in bravissimi archivisti. A me interessa trasferire la memoria del passato in una memoria del presente. Creare un ponte tra le generazioni.  Io racconto una storia e mi auguro che il mio uditore la tramandi a qualcun’ altro. Questo sarebbe rivoluzionario.

Cos’è per lei lo scandalo?
Io mi sono sempre interessato di scandali di tipo politico. Tengo a puntualizzarlo perché ci sono tanti miei colleghi che si occupano di gossip e pensano che le vicende del Grande Fratello siano più importanti dello scandalo dell’inchiesta sulla P4. Penso che non ci possa essere uno scandalo se dietro non c’è la politica. Appartengo ad una generazione che ha preso il testimone di giornalisti come Giorgio Bocca e Camilla Cederna che raccontavano gli scandali politici e ponevano domande ai potenti. Oggi compiere questa straordinaria e rivoluzionaria azione che è fare una domanda, mi pare sia difficile. Negli ultimi due anni il nostro mestiere è caduto nel profondo del baratro, nessuno osa andare a vedere se le cose stanno come effettivamente ce le raccontano i potenti di turno. Lo scandalo è tale fino a quando i giornalisti fanno bene il loro lavoro. Parlano, scrivono, pubblicano le intercettazioni ambientali della magistratura, non si sostituiscono ai magistrati ma rispettano chi li ascolta e cioè i cittadini.

La cosa che oggi la scandalizza maggiormente?
Durante i miei spettacoli racconto che negli anni ‘60 Alberto Manzi conduceva una trasmissione televisiva (Non è mai troppo tardi, ndr) durante la quale insegnava a leggere e a scrivere a sette milioni e mezzo  di persone. Oggi di analfabeti ce ne sono 56 milioni ed è questa la cosa che mi scandalizza di più. Tutte le volte che faccio questa battuta alcuni ridono, altri ridono amaramente ma tutti sanno che purtroppo dico la verità. C’è un’ignoranza incredibile. Gente che non legge più, non studia più, non si informa più. L’ignoranza è la fonte di tutti i guai. Mi scandalizzano anche i vari Minzolini televisivi che nascondono le notizie con indifferenza. Ignoranza e indifferenza mi indignano.

Quale contributo può dare il linguaggio dell’arte alla lotta contro le mafie?
L’arte può dare un contributo importante ma non determinante. Un narratore come me non può risolvere il problema delle morti sul lavoro e non può ridare la vita a Peppino Impastato, ma può raccontare le storie di cui queste persone sono state vittime. Posso contribuire a smuovere le coscienze e a  favorire quel processo di consapevolezza necessario per attuare una rivoluzione culturale.

Spesso visita le scuole italiane. Cosa mi racconta dell’esperienza con gli studenti?
L’esperienza nelle scuole è piacevole. Mi dispiace non riuscire a rispondere a tutte le domande che i ragazzini mi pongono. I loro quesiti mi fanno capire che c’è un grandissimo bisogno di sapere. Le storie che racconto sono tutte storie che non troveranno sui libri di testo. È anche una responsabilità che mi assumo. Ma  lo faccio con grande piacere.

Far tabularasa per smantellare l’esistente o partire da una tabularasa per inaugurare una nuova stagione?
Penso si debba fare una grande rivoluzione politico-culturale. Vengo da Milano dove oggi il vento è cambiato perché c’è stata questa grande rivoluzione. A Milano si è affacciato un pezzo di generazione che non è mai andato a votare ma quando ha deciso di farlo, ha votato contro un certo tipo di potere. La generazione di cui parlo non è ideologizzata, non ragiona in termini di destra, sinistra e centro, ma ragiona in termini di progettualità. Sono fiducioso e penso che questo vento straordinario arriverà anche a Reggio Calabria. Ritengo però che i cittadini non debbano mai aspettare che qualcuno dica loro cosa fare perché la rivoluzione deve partire dal basso, dalla progettualità di coloro che vivono la città. Manifestazioni come Tabularasa sono un segnale di una città civile che incomincia a pensare.

Il suo sogno più ricorrente?
È quello di veder un Paese meno ignorante, dove le persone si svegliano al mattino, si salutano, si rispettano, accettano un senegalese piuttosto che un marocchino o un indiano come persona uguale a loro. Un mondo dove non ci sono più guerre. Un mondo dove c’è più uguaglianza.

La sua più grande paura?
Non riuscire a vedere questo mondo. Il mio incubo più grande è quello di continuare a vivere, a scrivere, a lottare e fare tutte le azioni possibili perché il sogno si realizzi, senza mai riuscirci.

Tags: personaggitabularasa scandalo 2011
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