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    Reggio nello schiaccianoci della peggiore politica. Salvate il soldato Arena!

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    di Giusva Branca – Non mi è mai piaciuto, né ne ho mai condiviso l’uso a piene mani – e spesso strumentale –  del termine “delegittimazione”. Non mi piace,

    non lo condivido perché, a mio avviso, la delegittimazione può arrivare solo da un organo superiore e competente ad incidere fattivamente sulle scelte di chi si sente “delegittimato”.
    Quindi, ad esempio, ho sempre sorriso di quei magistrati che – titolari ex lege e ex Carta – della massima autonomia, sacrosanta, nelle scelte, si sono lasciati andare a “sos delegittimazione” rispetto ad accuse (spesso invereconde, in qualche caso vere e proprie aggressioni verbali) ricevute dalla politica e/o dalla stampa.
    In questo caso l’unica delegittimazione i magistrati potevano subirla (e spesso l’hanno subita, eccome se l’hanno subita…) da loro colleghi, tramite comportamenti quanto meno “scomodi” e, soprattutto, dal loro stesso vertice, il Csm, che ha sempre messo virgole quando servivano punti o, addirittura, schiaffoni.
    I magistrati, però, nel caso, mi servono solo per meglio chiarire il mio punto di vista rispetto alla delegittimazione che arriva e può arrivare solo da chi, concretamente, ha gli strumenti – anche perfettamente legittimi – per interrompere il tuo lavoro, per farti decadere dalla carica.
    E ciò è esattamente quello che sta succedendo con riferimento al Comune di Reggio Calabria.
    Non mi appassiona la (finta e stucchevole) querelle sui “nemici di Reggio”, ma di certo, in questa fase storica, Reggio è sfiancata, sfinita da un nemico mortale: l’immobilismo, il non-decisionismo che, sull’ipotesi- scioglimento Amministrazione comunale incombe come una cappa letale.
    Lo scrivemmo in piena estate che la vicenda si sarebbe decisa su tavoli esclusivamente politici e romani, prestandosi, tanto la relazione prefettizia quanto la normativa di riferimento, a margini di discrezionalità notevolissimi.
    E i tentennamenti, i “tira e molla” di questi giorni lo dimostrano: da oltre un mese il Ministro ha tutti gli elementi per poter decidere, in un modo o nell’altro, e non lo fa.
    In tutto ciò, a causa di tutto ciò, il clima si arroventa, i pozzi della civile convivenza e del civile dibattito socio-politico si avvelenano ogni giorno di più.
    La discussione si avvita su se stessa, Bersani (con un intervento fuori luogo, sgraziato) tira per la giacchetta il Ministro, il centrodestra (con la consueta, volgare, dinamica) gli risponde con un vero e proprio fuoco di artiglieria contraerea, Repubblica otto giorni fa sottolineava le “pressioni” del centrodestra su Monti e Cancellieri, ieri Scopelliti, nuovamente, imbarcava “poteri forti e certa stampa” sul vascello del Pd che tenta di ribaltare il tavolo democratico, cosa ribadita anche da Arena nella nota diffusa ieri e, prima, nella (ormai tristemente famosa) convocazione per comunicazioni senza domande alla stampa.
    I manifesti si rincorrono, come le uscite che, su scala nazionale, ripropongono la tematica come un “appassionante” tormentone estivo dal quale esce ancora una cosa: delegittimazione.
    Eccola, la delegittimazione, della quale non è vittima né Scopelliti né il Pdl, né il ‘’modello-Reggio’’.
    L’unico veramente delegittimato da questa folle e vergognosa attesa che si trasforma in stillicidio ad ogni Consiglio dei Ministri, è il Sindaco di Reggio (che, fino a prova del contrario è ancora il Sindaco di tutta la città) che, oggettivamente, in questo stato di cose – tra l’altro, al di là della vicenda specifica, maledettamente complicato sul piano della tenuta socio-economica del sistema – vive una condizione difficilissima.
    Mettiamoci per un attimo solo nei suoi panni, seriamente e son serietà (sono due concetti diversi che generano una spartana terzietà di pensiero): ogni giorno è costretto ad affrontare situazioni terribili, certo in gran parte ereditate ma che, ormai, ricadono sulle sue spalle e proprio con quelle spalle e fidando sulla sua credibilità personale (fisiologicamente in calo dopo i primi tempi) deve provare ad affrontarle.
    Visto che da questa situazione si esce solo nel tempo (se mai se ne uscirà), il soldato Arena è chiamato ad estenuanti trattative che spalmano in periodi futuri piani di rientro, progetti di contenimento spese, riordino generale degli uffici comunali, rivisitazione della spesa pubblica, giro di vite ulteriore sugli evasori.
    Il problema è che le controparti leggono i giornali, guardano la tv e, quindi, non si fidano.
    Non si fidano non perché le proposte non siano attendibili, ma perché sanno che da un momento all’altro chi sta sopra di Arena (in questo caso il Ministro) potrebbe obbligarlo a scendere da cavallo.
    E, quindi, si chiedono, che valore avranno le promesse, i piani messi a punto da Arena ed in nome dei quali ci si chiede una sorta di “pacificazione sociale”?
    Ecco la delegittimazione della quale, oggettivamente, è vittima Arena.
    Non è vittima – e non lo sarà neppure la Città, checché si affannino a cercare di far passare i massimi esponenti del centrodestra – di un ipotetico scioglimento per infiltrazioni mafiose, è vittima dei balletti romani che usano Reggio come merce di scambio politico (e di ciò ne sono ben consapevoli sia Pd che Pdl, cari parlamentari reggini…).
    E questi balletti generano immobilismo, tolgono dalle mani del Sindaco (come amministratore, si badi bene, non come politico) tutti gli strumenti legittimi che il sistema gli dice essere suo dovere prima ancora che diritto adoperare per il bene della comunità.
    Le chiacchiere, ormai, stanno a zero e se anche il Ministro si permette il lusso di trattare la situazione di Reggio come uno dei suoi argomenti nell’intervento accademico in cui è stato protagonista al festival del diritto di Piacenza vuol dire che siamo davvero alla frutta.
    E’ inaccettabile, e questo, non altro, la comunità lo deve ribadire con forza. Deve pretendere, al di là di più o meno risibili manifesti, che chi è chiamato alle scelte le ponga in essere, con serenità, terzietà, rigore ma, soprattutto tempestività, tranne che non si voglia scientificamente sfinire il malato al punto da rendere quasi automatica la scelta.
    Comunque vadano a finire le cose, qualunque possa essere il giudizio di merito sull’operato dell’Amministrazione comunale in carica (e di quelle precedenti), Reggio ha diritto di essere amministrata ogni santo giorno e questo, da mesi, ormai, avviene sempre meno, nonostante l’impegno del soldato Arena.
    Se il Ministro (rectius il Cdm) deciderà che debba andare a casa (con l’intera Amministrazione) lo faccia, altrimenti si esprima in maniera netta per l’ipotesi contraria.
    Ma ciò deve avvenire in tempi strettissimi, questo Governo nello spazio di una notte ha adottato provvedimenti ben più complessi e complicati, tranne che, e torniamo al nocciolo della questione, Reggio, ancora una volta, non sia solo una casella di un complicatissimo “Monopoli” che riguarda tutta Italia e, in questo caso, come temo, la sorte del soldato Arena (e, ben più importante, di tutta la collettività) sarà determinata non dalle oggettive risultanze e scelte del Ministro ma da alchimie tattiche che Reggio, nella sua storia, ha sperimentato sulla sua pelle in più di una occasione e  l’attesa, ahinoi, depone proprio in tal senso.
    Alchimie che, beninteso, potrebbero portare sia allo scioglimento che al risultato opposto e, trattandosi di scelta discrezionale, essa – qualunque essa sia – potrà essere criticata all’infinito ma senza fondamenti solidi in punto di fatto.