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    Altro che commissario, qui ci vuole l'esorcista…

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    di Giusva Branca – Molti anni fa, quando ero giovane, bello, pieno di illusioni e stupido (prima di diventare solo stupido) tra le mie mille esperienze mi toccò anche

    quella di animatore turistico in un grandissimo villaggio turistico calabrese, allora assai in voga.
    La nuova gestione, appena insediatasi, per rilanciarlo, vi aveva inviato a dirigerlo un vero e proprio guru del settore, un milanese. Bravo, dinamico, per bene. Un pesce fuor d’acqua, insomma, in una zona ad altissima densità criminale e – ancor peggio – caratterizzata, come quasi tutte le nostre zone, da continui atteggiamenti para-mafiosi.
    La proprietà – comunque calabrese – gli affiancò un vicedirettore locale, uno di quelli che “conosce uomini e cose” che qualche “buon consiglio” glielo diede.
    Il direttore milanese – non era colpa sua – proprio non capiva perché mai in quel territorio non dovessero valere le “regole d’ingaggio” che funzionano nel mondo civile. Era testardo, non si lasciò consigliare da quel giovane “vice” che gli dava del “voi” e apparentemente era inutile, visto che passava il suo tempo a intrattenersi nei bar con loschi figuri, non credo appartenenti alla criminalità organizzata, ma certo becera espressione del territorio e del suo andazzo.
    Finì col direttore prima in piscina a chiazzare di rosso l’acqua e poi in ospedale a farsi cucire il volto, fu un’estate di inferno per tutti i 3000 ospiti del villaggio e la società di gestione, al termine di quella stagione, stracciò il contratto che le assegnava la struttura per altri otto anni e andò via.
    Da quel giorno, ancora oggi, la struttura, mastodontica e abbandonata è lì, ferma, ennesimo monumento ad un territorio che vuole essere così.
    La decisione del Consiglio dei Ministri che potrebbe sciogliere e commissariare il Consiglio comunale reggino secondo i più sarebbe una vera tragedia per la città ed il suo sviluppo (che parolone..) futuro.
    C’è molto di vero in questo, ma ancora peggiore è il passo successivo, quello che ci porta ad analizzare, a comprendere la genesi e la motivazione di queste convinzione.
    Facile, si paralizzerà ogni cosa. Bene, e io insisto, come i bambini: e perché?
    E’ facile anche questa risposta: rischia di paralizzarsi ogni cosa perché tutto il sistema non si basa su meccanismi automatici, di civile convivenza che, poco o tanto, possono essere inquinati e “sporcati” da intrallazzi.
    No, qui la gran parte, la quasi totalità dei meccanismi che regolano il funzionamento di una comunità stanno in piedi sull’intrallazzo, sull’inconfessabile e con la genesi di questo stato di cose radicato da decenni, cari signori dobbiamo dircelo, chi ha amministrato da ultimo – pur avendo comunque responsabilità pesantissime per avere alimentato questo stato di cose – c’entra pochissimo.
    Ed allora ecco che anche il miglior commissario del mondo (vi piace Bearzot..?), nel momento in cui approccia al sistema secondo le regole mondiali fa la fine del direttore milanese.
    Magari non finirà all’ospedale (ho qualche dubbio anche su questo…) ma la struttura certo che si paralizzerà, eccome.
    Si bloccherà perché da sempre gira sul marcio, come quelle vecchie Fiat 500 che stanno in piedi sulla ruggine…
    Ma noi siamo questi, almeno come comunità  siamo questi, siamo come lo scorpione che per sua natura azzanna la rana che lo porta dall’altra parte del fiume condannando anche se stesso.
    Una speranza c’è ancora, ma è flebile e, soprattutto, serviranno anni prima che si possa verificare se è concretizzabile: che quella parte di base sociale che non è così (e che non ne può più) diventi in fretta classe dirigente, nella speranza che, una volta successo questo (operazione comunque difficilissima e lunga), essi non diventino esattamente come chi li ha preceduti in nome del brocardo sempre verde “comandare è fottere”.
    Solo questa può essere la via, nella speranza che non siano in troppi a gettare la spugna anzitempo, perché al massimo sacrificio personale nessuno può essere obbligato moralmente.
    In attesa che questo accada, con questa classe dirigente, con questa gente che occupa le stanze dei bottoni (ma, come disse Nenni finalmente al governo “sono entrato nella stanza dei bottoni ma i bottoni sono spariti”) non solo la battaglia è persa prima ancora di cominciare, ma non basta il miglior commissario del mondo.
    Serve l’esorcista.