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    Reggio: in attesa della decisione del Viminale tremano in tanti, ma bisogna fare in fretta

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    di Giusva Branca – Dalla relazione ne escono a pezzi in tanti, tantissimi. Dalla relazione del Prefetto di Reggio al Ministro, redatta sulla scorta delle risultanze dell’attività svolta a Palazzo San Giorgio

    dalla Commissione d’inchiesta, viene fuori un quadro ben più grave della situazione in sé rispetto alla quale Cancellieri deciderà se smantellare il civico consesso oppure no.
    Il problema, dicevamo, è ben più grave, si estende assai al di là della portata politica in senso stretto e non si risolve neppure con l’ipotetico scioglimento del Comune.
    Eh si, perché la relazione è molto netta nel dipingere un quadro devastato dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta che non risparmia nessun settore della vita pubblica.
    Sono decine le schede di funzionari e dirigenti del Comune che la relazione indica come effettivi o potenziali “ganci” nei confronti del malaffare e toccherà al Ministro, come detto, valutare se e come, fino a che punto, la politica entri in tutto ciò, tenendo – tuttavia – presente che sono, ormai, numerose le vicende (in qualche caso criminali, in qualche altro ambigue) che hanno coinvolto, a vario titolo, rappresentanti della politica comunale.
    Ma, al netto della valutazione che compete al Ministro, resta agghiacciante lo scenario relativo alla Pubblica Amministrazione latu sensu.
    Che il quadro fosse probabilmente oltre il border line è chiaro a molti, probabilmente a tutti, ciò che – francamente – risulta difficile da chiarire riguarda le modalità di individuazione della via di uscita.
    Eh si, perché queste “teste di ponte” verso interessi privatistici e quasi sempre illegittimi sono state introdotte, dal sistema nel sistema, negli ultimi 40 anni e, ora, in quasi tutti i casi, sono blindate, inamovibili, tranne che non siano colpite da provvedimenti interdittivi della magistratura.
    Ma, come ribadito più volte, il piano di incisività dell’ attività dei magistrati è ben diverso da quello politico e, in questo caso, anche da quello ministeriale.
    E allora? Cosa fare per bonificare un’area che in sue larghe fette (e attenzione a non commettere un altro errore gravissimo facendo di tutta l’erba un fascio) è compromessa e che, nella quotidianità dell’operato, fatalmente sfugge anche all’occhio dell’Amministrazione più rigorosa e attenta?
    Servirebbe una sorta di “sceriffo”, di “custode” in ogni comparto, a vegliare, vigilare attentamente su ciò che accade minuto per minuto. Possibile? Probabilmente no, anche norme alla mano.
    Intanto il problema diventa serissimo giorno dopo giorno, perché il clima da Santa Inquisizione (legittimo alla luce dello stato dell’arte) ha comportato una sorta di paralisi amministrativa totale.
    E’ tutto fermo, paralizzato, bloccato. Nessuno muove,  la politica è ferma, quasi non respira (tranne, obbligatoriamente, che per le vicende relative al bilancio), non muove, non decide, in molti casi non si hanno più notizie di assessori anche con deleghe delicate in attesa della decisione del Ministro.
    Ma, ancora più grave, è tutto fermo negli uffici, hanno tutti il terrore di sbagliare, in qualche caso di andar fuori dal seminato, persino prassi consolidate e perfettamente legittime, però leggermente fuori dall’interpretazione rigida dei protocolli amministrativi sono state sospese con il risultato di pervenire ad una sorta di paralisi di una macchina già in fortissimo ritardo ed in netta difficoltà.
    E però va anche detto che dall’assunzione di responsabilità non è possibile esimersi, quando si occupano caselle di rilevanza pubblica e proprio su senso di responsabilità di pochi ancora la struttura intera si regge, ma fino a quando?
    La festa di settembre, storicamente è uno spartiacque temporale nettissimo per la comunità reggina; da lì in poi tutto riparte.
    Stavolta, complice uno scenario generalizzato di crisi diffusa, sarà assai più difficile, ma una cosa è certa: la Città non ce la farà a restare ancora in apnea in attesa di sapere di che morte morire e, meglio, di provare a immaginare una via condivisa per evitarla, questa morte.
    La responsabilità più grossa, in questo momento, è proprio sulla scrivania del Ministro che ha il dovere morale, verso una intera comunità, di fare in fretta, di decidere urgentemente e, soprattutto, in maniera netta. Cancellieri dovrà fare la sua scelta senza lasciare zone d’ombra per speculazioni che sarebbero mortali per il futuro. Cancellieri dovrà dire – a questo punto al Paese – se, quanto e dove l’amministrazone pubblica reggina (intesa come sommatoria di politica e burocrazia) è malata e dove bisogna incidere per sanarla.
    Ogni giorno di ritardo, come ogni ambiguità, creano danni che, a questo punto,  sarebbero solo sulla coscienza di chi occupa il Viminale.