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    Reggio Calabria – Napoli e i suoi colori nell’intensa interpretazione della magnetica Lina Sastri

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Un intenso omaggio a Napoli fatto di ricordi, parole, musica e sentimenti. All’arena “Neri” di Catonateatro, ieri sera, uno dei volti più noti dell’ambito teatrale partenopeo, l’eclettica artista Lina Sastri, con il suo “Concerto napoletano”, ha incastonato come un prezioso mosaico, le più famose canzoni napoletane del Novecento e, tra brani musicali e teatrali, ricostruisce un passato intramontabile e la sua grande vita artistica.

    “E’ un battesimo – dice guardando il pubblico prima di intonare la canzone “Tutta pe ‘mme” –. Sono di nuovo qua con lo spettacolo, con l’anima, con la mia musica. Dopo tanto, troppo tempo che non si saliva sul palco, c’è grande emozione. Come sempre e anche stasera, qualcuno mi dà il segno per cominciare, con me c’è mia madre: lei era bella e aveva una voce dolce. Quando ho iniziato a cantare, ho pensato alla sua voce, a quel suono che accarezza l’anima e il cuore”.

    Lina, accompagnata sul palco da cinque bravissimi musicisti disposti in un semicerchio, canta la melodia di femmina, racconta il suo mare, parla della donna morbida, del maschio ricordando il padre affascinante, seduttore, innamorato della moglie, del legame col Sud, del teatro, “il suo grande amore”, di quella passione sentimentale che fa gioire e soffrire e che spesso, lascia ferite profonde all’essere umano.
    Omaggia il “suo” Eduardo De Filippo “un impeccabile artista, un grande uomo che sapeva descrivere l’amore e il suo tormento” per poi, tornare ad essere di nuovo intensa ed unica nel racconto straziante di Filumena Marturano, donna tormentata che riabilita socialmente ed umanamente una categoria di donne (le prostitute), segnate dalla sofferenza scaturita da una vita di miseria per i vicoli di Napoli.
    La Sastri si misura con una pesante eredità che però, non la spaventa e lo dimostra in palcoscenico imponendo un’interpretazione unica, a volte dolorosissima, nel ricordo di Totò, Eduardo, Pino Daniele, come se tra personaggio e attrice non esistesse alcuna linea di demarcazione.

    In scena, solo una sedia illuminata sulla quale è poggiato uno scialle rosso e un ventaglio bianco che Lina spesso, prende come se l’aiutasse a rimarcare quelle atmosfere della grande tradizione musicale napoletana.
    Con un’incredibile naturalezza ed eleganza, ricrea le sonorità di un tempo passato intrecciando un dialogo sincero e appassionato con il suo pubblico. Sensuale nei movimenti, nella voce, intensa in quella location visiva e musicale assolutamente lirica, Lina riesce a spezzarsi sui ritmi e battiti popolari, come un percorso che arriva da lontano e va fino all’origine, per tornare poi alla melodia, alla memoria, sia con le parole e i brani citati, sia con la musica.
    La sua Napoli è quella figlia che non ha mai avuto, un amore che nessuno mai potrà cancellare, un tormento che provoca dolore ma che ti emoziona e fa battere insistentemente sempre il cuore.
    Il suono di “Napule è” di Pino Daniele è come dice Lina “il manifesto della musica”, una accorata poesia che parla di una città scomoda, contraddittoria, contaminata di mille colori e contornata dal mare e dai suoi vicoli particolari, una città della quale tutti ne parlano e, alla fine, una volta conosciuta, tutti se ne innamorano per sempre.