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    Solidarietà istituzionale al Corpo della Polizia Penitenziaria. Il Garante Russo ha una visione concreta delle carenze penitenziarie

    Quella che tra la mattina del 29 giugno e il pomeriggio del 30 c.m. si è consumata è una spiacevole vicenda. Una storia che non deve ripetersi più. In due anni purtroppo non è di certo la prima. Ciò che però è cambiato e sta cambiando a queste latitudini, in questi ultimi tempi è il rispetto istituzionale dei ruoli, la vicinanza delle autorità e il dialogo interistituzionale. Impossibile la realizzazione di un welfare penitenziario senza queste premesse.

    Le problematiche purtroppo sono tante e vanno rappresentate. Giorno 29 due agenti, a cui va tutta la stima e il plauso di questo ufficio (l’Ispettrice D.I. e il Sovrintendente S.F.), hanno salvato la vita ad una persona detenuta presso il reparto di osservazione psichiatrica di origini somale. La stessa una volta ricoverata in TSO presso il GOM di Reggio Calabria ha aggredito due agenti di scorta provocando loro importanti lesioni.

    Mentre al GOM si consumava questa triste vicenda, un altro atto di inaccettabile violenza avveniva nuovamente presso il carcere di San Pietro e vedeva interessato un altro detenuto sempre in osservazione psichiatrica che aggrediva un terzo agente.

    Agli agenti coinvolti ed a tutto il Corpo di Polizia Penitenzia va la massima solidarietà umana e istituzionale afferma l’Avv. Russo. Parlare di carcere è facile, avere contezza delle difficoltà che si incontrano nel voler tutelare i diritti delle persone detenute è ben altra storia. Serve solidità, struttura umana e culturale. Il fenomeno va conosciuto e osservato a 360° senza demandare nulla al caso. Quando si parla di tutela del personale di polizia penitenziaria lo si fa sempre nell’ottica della costruzione di una maggior tutela delle persone private della libertà personale. Gli agenti di polizia penitenziaria sono quotidianamente le persone più esposte poiché più prossime alla persona detenuta.

    Lo scenario oggi impone la chiusura immediata dell’osservazione psichiatrica del carcere di Reggio Calabria perché benché ristrutturata continua a presentare importanti carenze strutturali che non permettono alla persona detenuta di vivere una condizione umana, dignitosa e adeguata; il tutto è ulteriormente gravato dalla non congruità del trattamento specifico a livello clinico/trattamentale che la legge disciplina riguardo i detenuti in osservazione psichiatrica.

    Lo dissi nella relazione annuale, lo ripeto con convinzione oggi: si sta seguendo con costanza la linea tracciata dalla Ministra Marta Cartabia, dal Capo del Dap Carlo Renoldi, dal Garante Nazionale Mauro Palma e da tutto il suo ufficio di Presidenza nel cercare di costruire un carcere più umano e costituzionalmente garantito. È difficile, ma nella consapevolezza che alcune missioni richiedono visione e coraggio, marciando sui passi di una giustizia più umana e umanizzante, di una legalità che educa, anche se la strada sarà ardua la affronteremo con tutti gli attori Istituzionali e le Autorità preposte. Chiosa il Garante.