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    Reggio Calabria – Calcagni e Lamberti Castronuovo due eccezionali “Guerrieri”, esempi di una sana comunità

    di Grazia Candido (foto Gianni Siclari) – Le cicatrici del suo corpo sono il segno della sofferenza e della lotta quotidiana per rimanere attaccato a questa vita, per stare ancora accanto alla sua famiglia, ai suoi amici, a chi lo vede come un esempio da seguire e per onorare i tanti colleghi che, purtroppo, non ce l’hanno fatta.

    I suoi grandi occhi chiari non celano la paura, la consapevolezza che ogni giorno è un’altra vittoria, il desiderio di lottare sempre anche quando le terapie ti buttano giù, anche quando il corpo vorrebbe cedere ma non gli è concesso perché il Colonnello Carlo Calcagni ha scelto di “non arrendersi mai”. Non un motto ma uno stile di vita da seguire e perseguire.
    Lo ha dimostrato anche ieri sera, al teatro “Francesco Cilea” dove insieme al dottore Eduardo Lamberti Castronuovo, un uomo gentile e di una raffinata cultura che in pochi hanno, è stato premiato con il riconoscimento “Guerrieri” ideato dall’Officina dell’Arte del patron Peppe Piromalli.
    “Pedalo cercando si staccare dalla ruota la morte. Nonostante la gravissima condizione clinica, riesco a farlo con naturalezza, perché è la mia passione, da sempre, che oggi mi tiene in vita e mi fa vivere bene, contrastando le patologie multiorgano ed una malattia neurodegenerativa, cronica, progressiva ed irreversibile, che, ogni giorno, mi toglie qualcosa. Molti mi chiedono dove io riesca a trovare la forza per sopportare tanta sofferenza. La malattia fa parte della mia vita e l’ho accettata grazie alla fede – continua il Colonnello del Ruolo d’Onore, pilota e istruttore di volo dell’Esercito Italiano -. Ho continuato a fare il mio dovere anche quando sono stato riformato con il 100% di invalidità permanente, dipendente da causa e fatti di servizio, ho lottato dal primo giorno di malattia per dimostrare la verità, dopo aver scoperto che i vertici del Ministero della Difesa non hanno informato noi militari dei rischi per la salute nell’ambiente Balcanico, contaminato dai bombardamenti dei mostri alleati. Ho dovuto lottare per 17 anni prima di scoprire una terribile fantasia: un documento che nel 2007 fu erroneamente compilato, dal Ministero della Difesa che aveva dichiarato che il sottoscritto non aveva svolto alcuna attività di volo nei Balcani. Sono un militare e sono anche un cittadino italiano, un padre, uno sportivo, un Uomo che si fa in quattro per gli altri, specialmente per i più deboli, indifesi e lasciati soli, impegnato attivamente nel sociale e voglio rendermi utile attraverso l’esempio, perché soltanto con l’esempio possiamo essere credibili ed educare i nostri figli. Dedico questo premio ai miei colleghi che hanno servito la Patria e non ci sono più, a tutti coloro che, nell’adempimento del dovere, come me, hanno riportato danni permanenti,
    alle famiglie di tutti noi ed a tutti coloro che lottano e non si fermano mai. Un contaminato è un condannato a morte, io sono stato contaminato da metalli pesanti, ma vorrei contaminare tutti della mia forza e del mio coraggio. Infine, mi rivolgo ai ragazzi e li esorto a non abbattersi, di credere sempre in se stessi perché tutto è possibile se ci credi veramente”.
    La testimonianza di Calcagni rispecchia in pieno la rabbia e il dolore, fisico e morale, portati dentro da un figlio di questo Stato che si sente tradito e abbandonato dalle Istituzioni per le quali invece, si è sempre impegnato con abnegazione, onestà e amore salvando tante vite umane. La sua è una sfida mentale estenuante ma allo stesso tempo, ogni sua pedalata, gara, incontro con la gente per informare e formare, è il suo modo per omaggiare la Repubblica e ricordare le vittime del dovere.
    E se il Colonnello fa quotidianamente una battaglia per la vita, una battaglia per sopravvivere, l’editore e dottore Lamberti Castronuovo fa una battaglia per la qualità della vita e la difende contro tutti e tutto sfoderando la sua più preziosa arma, la cultura.

    “Sono leggermente emozionato perché un teatro così, non lo vedevo da tempo – esordisce il dottore Lamberti -. Il Colonnello Calcagni ci ha fatto una lezione di etica, di medicina e di vita ma soprattutto, ci ha dato una lezione di legalità, di Stato e di rispetto verso lo Stato. Dedico questo premio a mio nipote, il mio piccolo Eduardo e voglio dire alla città di Reggio Calabria che non si libererà facilmente del mio nome e cognome. Questo è un punto di partenza e l’Officina dell’Arte è un bell’esempio di cultura, è proprio un’officina della cultura. Dobbiamo fare entrare i ragazzi che sono fuori da questo teatro, metterli a contatto con la bellezza dell’arte e togliere loro la paura che hanno di frequentare questo luogo. I nostri giovani devono essere partecipi e protagonisti di questa splendida realtà. La colpa di questo allontanamento è nostra, non loro ma se saremo tutti coesi, se corriamo come fa il Colonnello verso un’unica direzione, possiamo vincere la battaglia per la cultura”.
    La volontà di assumersi una responsabilità personale incondizionata di Calcagni e Lamberti Castronuovo scorre impetuosa come un fiume che non perde mai la sua energia nascosta. Basta saperla trovare e ascoltare il suo scrosciare.
    Loro sono la rappresentazione in carne ed ossa del coraggio, un confine esistenziale che la storia ha posto e pone, davanti a molti. Chi lo ha varcato ha cambiato il mondo.