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    Reggio Calabria – “Clitennestra”, un amore devastante, raffinato e crudo

    di Grazia Candido (foto Marco Costantino) – Tra il buio fitto e un fascio di luce che illumina il centro del palco puntellato da piccole luci rosse, si snoda la storia di “Clitennestra”, spettacolo inserito nel ricco cartellone del Festival delle Arti della Magna Grecia (manifestazione ideata dall’associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte APS” in partenariato con il Comune e il Museo Archeologico Nazionale, con il patrocinio della Città Metropolitana e il cofinanziamento della Regione Calabria – PAC 2014/2020) in scena ieri sera al teatro “Francesco Cilea”.

    Nei panni di questa donna fedifraga e assassina secondo la tradizione classica, il giovane attore vibonese Paolo Cutili che, curando pure la regia mentre la produzione è della compagnia Dracma, presenta una rilettura del mito classico fondendo passato e presente in uno spazio atemporale.

    A torso nudo, un cuore dipinto sul petto, capelli ingrigiti e scalzo, il noto attore ricostruisce sapientemente e con una cura maniacale riservata ad intonazione e movimento, la tragica storia della regina di Argo e Micene che, dopo aver atteso per dieci lunghi anni il ritorno del marito Agamennone dalla guerra di Troia, lo uccide insieme all’amante Egisto non per passione di quest’ultimo, non per vendetta, ma per ribadire le ragioni di un amore non corrisposto. Un delitto d’amore realizzato dal bravissimo interprete che, aprendo uno dei trolley con su scritto “Agamennone” (gli altri due sono quello di “Egisto” e di “Troia” intesa come Cassandra), ne esce tutto imbrattato di sangue.

    Paolo, artista geniale, sfoderando il suo innato talento, si cala in quel ruolo femminile che diventa essenza del dolore e della violenza e respira la feroce compostezza della protagonista che, a sua volta, assorbe gli sguardi attoniti degli spettatori alla ricerca di una spiegazione.
    La vita intesa come viaggio e i “personaggi-valigia”, spinti dal destino, entrano in relazione solo temporaneamente con Clitennestra e con quell’amore raffinato, devastante e crudo.
    L’intera partitura dell’opera è caratterizzata da inserimenti musicali sinfonici di Beethoven, Chopin, Mozart misti ad alcune canzoni di musica leggera che puntualizzano con precisione chirurgica, non solo i fatti, ma anche le motivazioni che portano la sventurata eroina ad impugnare il coltello che ucciderà l’unico vero amore della sua vita.

    Il testo preciso e spietato, coinvolge il pubblico reggino che diventa, per una sera, la corte che giudica Clitennestra e a cui la donna si rivolge come ultima preghiera: per chiarirsi e per chiarire; per prendere una decisione finale. In fondo, se ci pensiamo bene, la tragedia dell’amore ferito, calpestato, disatteso, nella rappresentazione di Cutuli, diviene archetipo di un dolore universale, di un dramma che, purtroppo, si ripete da sempre nel tempo.
    Gli applausi premiano un lavoro teatrale perfetto e curato nei minimi dettagli che mostra una donna e la sua dimensione estrema dei sentimenti, una donna che come assassina non può essere assolta, ma forse può essere capita.