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    Reggio Calabria – All’angolo la cosca Molè, Paci: “Lo Stato c’è ma nessuno denuncia. Spezziamo questo gioco”

    di Grazia Candido – Scacco matto alla cosca Molè. Un altro duro colpo è stato inferto alla ‘ndrangheta del versante tirrenico reggino, dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria insieme alle Procure antimafia di Milano e Firenze.

    Tutti i dettagli dell’operazione “Nuova Narcos Europea” che ha portato a 104 misure cautelari in varie regioni d’Italia legate alla cosca dei Molè e messa a segno dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e personale di altre Squadre Mobili, sono stati illustrati questa mattina, nella sala “Calipari” della Questura, dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, dal Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci, dal Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Francesco Messina e dal questore Bruno Megale.

    “L’operazione che ha riguardato tutto il territorio nazionale e per quanto riguarda la provincia di Reggio Calabria abbiamo eseguito 36 misure cautelari, soggetti appartenenti alla cosca dei Molè e operanti sulla Piana, per i reati di associazione mafiosa, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, traffico internazionale di stupefacenti, è l’ennesima dimostrazione della presenza della Polizia di Stato a Gioia Tauro che, da sempre, vede l’esistenza di organizzazioni mafiose sul territorio – esordisce il questore Megale -. Abbiamo disarticolato una delle più dure e ramificate organizzazioni che non era solo operativa sul traffico di stupefacenti ma, svolgeva estorsioni e aveva un controllo criminale sul territorio seguendo regole adattate a moderne tecnologie”.
    Il Prefetto Messina nell’evidenziare che “questa attività ha pulito un ambito criminale e il risultato raggiunto che, nel tempo, dovrà essere oggetto di attenzione, dimostra la nostra efficienza su situazioni che non riguardano più solo la Calabria”, analizza tre importanti aspetti: “l’offensività della cosca dei Molè, l’ingente carico di sostanze stupefacenti (è stata sequestrata una tonnellata di cocaina proveniente dal Sudamerica) e l’elemento economico che hanno sfatato l’idea secondo qualcuno, che la cosca fosse in ribasso ma, dal quadro investigativo emerso, risulta l’operosità e l’aggressività criminale”.
    “La cosca opera in diversi contesti nazionali con le stesse modalità offensive e incisive – aggiunge Messina -. Dalle indagini è emerso che non esiste più l’agire mafioso tradizionale ma un’attività mafiosa violenta. La consorteria è riuscita a portare in Italia, oltre una tonnellata di cocaina sequestrata in diverse parti del territorio, con il coinvolgimento del cartello internazionale. Inoltre, il clan ha assunto una certa ricchezza, un controllo vero e proprio del territorio di Gioia Tauro e anche, il controllo di attività economiche nel Nord Italia per oltre 3 milioni e mezzo di euro. Non è vero che la cosca Molè era in disarmo anzi, ha uno spazio importante nel Settentrione, va anche all’estero e la sua offensività è molto forte e ha capacità operative, economiche e militari molto evidenti”.
    Il Procuratore Bombardieri traccia “un quadro che ha ricostruito l’esecutività di questa cosca che si definitiva una delle famiglie capaci a rialzarsi sempre, sul conferimento del pescato e dell’acquisto di esso in maniera violenta” ma anche, mette in evidenza “i rapporti e il buon coordinamento tra le forze dello Stato”.
    “Abbiamo una serie di conversazioni sull’imposizione dell’assegnazione del pescato, la cosca non lasciava alcuno spazio ad altra concorrenza e una serie di estorsioni per soddisfare anche il mantenimento delle famiglie dei detenuti – continua il Procuratore Capo -. Questa indagine ci dà uno spaccato dell’opera di controllo sul territorio dei Molè, il loro agire sul traffico di stupefacenti ma anche, una proiezione nazionale e non, di questa cosca”.
    Il Procuratore Aggiunto Paci torna indietro nel tempo, analizzando le tante operazioni portate a termine ma “quella odierna, è stata la più complessa e difficile e, se oggi, siamo arrivati a questo primo approdo, lo si deve alla capacità dei nostri investigatori di leggere la complessità dell’azione criminale”.
    “L’apertura di un distributore di carburante a Como che doveva essere affidato ad un soggetto imparentato alla cosca Pesce ma si chiede ai Molè che il distributore non venga più affidato alla persona prescelta, è il punto di svolta di una ‘ndrangheta moderna e che ha una disponibilità economica sul territorio ormai incontrollabile – continua Paci -. Ancora oggi, nonostante numerose estorsioni, nessuno ha ritenuto di doversi rivolgere alle forze dell’ordine per spezzare questo gioco. Speriamo che, all’indomani di questa operazione, chi subisce queste angherie, denunci”.
    In conclusione, il dirigente della squadra Mobile Alfonso Iadevaia riconferma che si tratta di “una indagine da manuale che ha abbinato, sia nella fase iniziale che in quella esecutiva, gli arresti e ingenti sequestri di droga che costituiscono un danno importantissimo inferto alla cosca”.
    “E’ una cosca camaleontica e mi hanno colpito alcune intercettazioni di imprenditori che erano quasi compiaciuti di essere stati contatti da un esponente della cosca – conclude il dirigente -. Noi ci siamo e cerchiamo di dimostrarlo quotidianamente dando prova della nostra credibilità. La famosa spallata è possibile”.