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    Traffico illecito di rifiuti, Bombardieri: “Un disastro ambientale che doveva essere fermato”

    di Grazia Candido – “Sgominato il business dei rifiuti, un disastro ambientale che dovevamo assolutamente fermare”.

    Così il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri commenta l’inchiesta “Mala pigna” coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha fatto luce su un traffico di rifiuti gestito dalla cosca Piromalli e ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari personali, molte delle quali rivolte ad esponenti apicali della ‘ndrangheta. Sequestrate anche cinque aziende di trattamento rifiuti tra Calabria e Emilia Romagna.
    Un altro importante colpo contro la malavita messo a segno dai carabinieri forestali di Reggio Calabria, coadiuvati dai carabinieri forestali afferenti a vari reparti in Calabria, Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna e dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone eliportato “Cacciatori Calabria” e dell’8° nucleo elicotteri carabinieri di stanza a Vibo Valentia. Tutti i dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri, dai procuratori Bombardieri e Gaetano Paci, dal Generale di Corpo d’Armata Antonio Pietro Marzo (Comandante delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri), dal comandante provinciale Marco Guerrini, dal colonnello Giorgio Maria Borrelli.
    Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare c’è anche l’avvocato ed ex Parlamentare Giancarlo Pittelli, già imputato nel maxiprocesso “Rinascita Scott” della DDA di Catanzaro che secondo gli inquirenti “svolgeva una attività a tutto tondo: veicolava informazioni dall’interno all’esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli, detenuti in regime carcerario ai sensi dell’art. 41 bis, facendo emergere una condotta complessiva posta a servizio della cosca, si attivava a favore di Rocco Delfino nelle vicende giudiziarie riguardanti la revisione del procedimento di prevenzione nei confronti della società in confisca Delfino s.r.l., pendente dinanzi al Tribunale di Catanzaro Sezione Misure di Prevenzione, con l’intento di influire sulle determinazioni del Presidente del Collegio al fine di ottenere la revoca del sequestro di prevenzione, nonché con una serie di ulteriori condotte che esulavano dal mandato difensivo”.
    “L’attività portata a termine dal gruppo dei Carabinieri forestali è stata svolta in maniera eccellente, in silenzio e con un metodo che ha messo in evidenza l’impegno eccezionale degli uomini – esordisce il Comandante Marzo -. Purtroppo, i crimini ambientali affliggono questa terra e quando riusciamo a scardinare questi danni imperdonabili a discapito della salute dei cittadini, siamo orgogliosi perché facciamo un passo per recuperare un futuro migliore. Questo è sicuramente, l’inizio di una lunga battaglia che contrasta la criminalità e salvaguardia il nostro ambiente”.
    Fa un passo indietro, il colonnello Borrello che ripercorre brevemente l’iter investigativo partito “tra il 2017 e 2018 a seguito di accertamenti dei carabinieri ambientali su alcune situazioni che meritavano approfondimenti e per le quali sono stati impegnati tanti uomini dello Stato in un’attività che vede la specialità forestale come componente cardine ma anche, evidenzia la piena sinergia con tutte le componenti dell’arma”.
    “Non posso non ringraziare il Generale Marzo, sceso appositamente da Roma per testimoniare l’importanza dell’operazione e delle attività svolte e gli uomini del NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale dei Carabinieri Forestali di Reggio Calabria) che hanno ricostruito un grosso traffico di illeciti di rifiuti, un vero disastro ambientale e tutti i collegamenti tra soggetti noti con precedenti giudiziari e la cosca Piromalli – afferma il Procuratore Bombardieri -. Le indagini hanno inoltre rivelato il dominio assoluto della ditta Delfino Srl (società in confisca definitiva sin dall’anno 2007 in quanto oggetto di un procedimento di prevenzione attivato nei confronti della famiglia Delfino alla fine degli anni novanta, sull’assunto che Rocco Delfino e i fratelli gravitassero nella galassia della famiglia ‘ndranghetistica dei Molè) e la compiacenza di amministratori aziendali che si palesavano quali prestanome dei traffici illeciti dei Delfino e di professionisti che prestavano la propria opera di intelletto, con metodo fraudolento e sotto la direzione dei Delfino”.
    Il Procuratore della Repubblica calca la voce quando parla dello “smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, attraverso l’attività di interramento nel suolo, un vero disastro ambientale, che ha inquinato una vasta area vicino l’azienda dei Delfino e si è cercato di sminuire l’accaduto” ma anche “del quadro sconcertante emerso che mette a fuoco la statura criminale di Delfino Rocco, referente della cosca Piromalli, pronto a tutto”.
    “Il NIPAAF ha svolto e ha saputo interpretare l’attività di controllo di un sistema criminale il cui centro era Rocco Delfino capace di dominare la scena di vari contesti che si connettono tra di loro – aggiunge Paci -. Nel valorizzare i gravissimi atti compiuti, i carabinieri hanno saputo ricostruire la storia della ‘ndrangheta negli ultimi 20 anni. Rocco Delfino collegato alla figura di Rocco Molè ucciso nell’agguato del 2008, anno in cui si ruppe l’equilibrio tra la cosca Molè e Piromalli, ha saputo farsi interprete della linea di comando emergente che lo ha portato nelle file della cosca Piromalli assumendo un ruolo direttivo. Oltre allo smaltimento dei rifiuti ferrosi, emerge un mondo di professionisti con i quali Delfino si rapportava, soggetti pronti a condiscendere ai suoi ordini e alle attività illecite della criminalità. Da questa operazione, emerge in modo sconsolato, l’atteggiamento di totale asservimento dei professionisti indagati pur nella chiarissima evidenza delle attività illecite che a loro veniva chiesto di compiere – conclude il procuratore aggiunto -. Per quanto riguarda la figura dell’avvocato Pittelli, anche in questa indagine, si preoccupa di fornire informazioni di una inchiesta distrettuale citando il nome del magistrato che se ne sta occupando e poi, manifesta il suo impegno a tutelare la figura di Rocco Delfino”.
    In conclusione, il responsabile del Nucleo investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, Commissario Capo Rocco Lupini ribadisce “l’emergenza investigativa di fermare la criminalità organizzata che si può permettere proiezioni internazionali e, soprattutto, è una criminalità che capisce quale è l’indirizzo degli affari inserendosi nel settore ambientale e in quello dei metalli. L’attività è stata molto complessa e quello che ha focalizzato la nostra attenzione è la minaccia per l’ambiente. Il primo giorno che siamo entrati nell’azienda di Delfino, sapevamo benissimo dove ci trovavamo e abbiamo investito tutte le nostre risorse per sgominare questo pericoloso traffico di rifiuti”.