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    Reggio Calabria – Operazione “Crypto”, Bombardieri: “Sgominato assetto criminale con nuove rotte di spaccio all’Estero”

    di Grazia Candido – Cinquantasette misure cautelari in diverse regioni d’Italia per traffico di droga (43 in carcere e 14 agli arresti domiciliari), sequestrati beni per un valore di 3.767.400,00 di euro e 130 Kg di sostanze stupefacenti (50 Kg di marijuana e 80 kg di cocaina), impiegati 400 finanzieri.
    Questi i numeri dell’operazione “Crypto”, messa a segno dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Gdf di Roma, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Reggio Calabria.
    Tutti i dettagli della vasta indagine che ha sgominato un’organizzazione criminale reggina dedita all’importazione di cocaina dal Nord-Europa e dalla Spagna, sono stati illustrati questa mattina presso il Comando provinciale della Gdf dal comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria Carmine Virno, dal comandante provinciale di Catanzaro Generale Dario Solombrino, dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, dal procuratore aggiunto della D.D.A. Gaetano Calogero Paci, dal procuratore aggiunto della D. D. A. Giuseppe Lombardo e dal comandante S.C.I.C.O. Alessandro Barbera.
    “E’ un’operazione che ci riempie di grande soddisfazione e orgoglio perché non è solo la disarticolazione di un’organizzazione criminale ma è un’operazione che ha tolto dal mercato più di 100 chilogrammi di sostanze stupefacenti e ha smembrato un sistema di soggetti che comunicavano tra loro con schede Sim tedesche usando dei codici crittografici numerici difficili da decifrare – spiega il comandante Solombrino -. Dall’indagine emerge la  difficoltà investigativa nell’identificare i codici ma anche, la vitalità dei ragazzi della Guardia di Finanza che hanno bucato il sistema criminale”.
    Pienamente concorde il comandante Barbera che, direttamente da Roma, è sceso in riva allo Stretto per ribadire “la sinergia tra il Corpo e i reparti investigativi (oltre ai 400 finanzieri, hanno partecipato alle indagini gli uomini delle unità Antiterrorismo Pronto Impiego, Unità cinofile antidroga e la componente area della Gdf), che hanno svelato e disarticolato una complessa consorteria criminale composta da soggetti di vertice delle ‘ndrine operanti rispettivamente sui territori di Gioia Tauro e Rosarno”.
    A fare un passo indietro necessario per capire l’epilogo della complessa attività investigativa, il procuratore Capo Bombardieri che ribadisce come “l’operazione odierna trae origine da una costola della precedente indagine, denominata Gerry, che consentì nel Marzo del 2017  di sgominare l’assetto delle ‘ndrine Molè-Piromalli e Pesce-Bellocco che avevano messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale volta al traffico di stupefacenti e capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Nord Europa, nonchè dalla Spagna e di piazzarla in Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia ed Emilia Romagna e anche all’estero, precisamente a Malta”.
    “Abbiamo ricostruito numerosi episodi di eventi che ci hanno permesso di accertare il modus operandi dell’associazione atta a reperire lo stupefacente dai paesi fornitori – aggiunge Bombardieri -. Comunicavano da Rosarno, in maniera citofonica con altri cellulari con numerazione tedesca sparsi sul territorio nazionale e, tramite Sms con codici numerici, ad ogni numero corrispondeva una lettera dell’alfabeto, rendevano ancora più difficile l’identificazione degli usurai. Inoltre, questa organizzazione che aveva i suoi riferimenti stranieri, recuperava e modificava ah hoc numerose autovetture così da renderle impermeabili ai controlli su strada della Polizia. E’ importante sottolineare il lavoro unitario della Procura di Reggio Calabria, nonostante le difficoltà organiche dell’ufficio GIP, che ha portato a termine un’operazione che ha fatto emergere la creazione di nuove rotte di spaccio all’Estero e la capacità di questi soggetti di passare dalle vecchie rotte alle nuove”.
    Ci tiene a sottolineare che “non si tratta di una semplice indagine per narcotraffico, non è una delle tante e non si può sminuire questa operazione che richiede un approccio avanzato di natura investigativa tecnologica”, il procuratore Paci che rimarca “l’attività della Polizia giudiziaria che, attraverso l’uso di strumenti elettronici, rende una indagine apparentemente banale in una indagine che entra nel know-how che cripta il linguaggio criminale. Questa è, sicuramente, un’occasione per rivisitare il sistema criminale”.
    Il procuratore Lombardo si sofferma invece sulla “capacità di dare continuità ad un percorso investigativo partito da due utenze criptate che meritavano attenzione di indagine”.
    “Da queste utenze criptate si apre uno scenario nuovo che conferma la transnazionalità dell’organizzazione – continua Lombardo -. I soggetti arrestati non parlavano mai, solo con messaggistica. Inoltre, le indagini hanno dimostrato che tra i rosarnesi e le altre associazioni criminali si era creata una sinergia sebbene nella quasi totalità dei casi, le ingenti partite di narcotico partivano dalla Calabria per approvvigionare i vari acquirenti”.
    “Abbiamo analizzato un nuovo filone investigativo riuscendo a decriptare il loro linguaggio – conclude il comandante Virno -. E’ servito tanto tempo ma grazie ad un lavoro certosino e di squadra, abbiamo tracciato la mentalità imprenditoriale dei rosarnesi che si preoccupavano delle schede, dell’aspetto logistico, della gestione e del controllo del territorio, dei rapporti che avevano con i siciliani, con la cosca di Amantea, con Lecce, con Torino fermando un traffico di sostanze stupefacenti che, una volta immesso sul mercato, avrebbe fruttato all’organizzazione più di 4 milioni di euro”.