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    Guido Leone: “La scuola reggina e calabrese tra emergenza sanitaria ed emergenza educativa”

    di Guido Leone* – Lunedì 20 settembre per il mondo della scuola reggina e calabrese è l’inizio  delle lezioni del nuovo anno scolastico. Sarà una nuova ripartenza,  la terza dall’inizio della pandemia da COVID -19,  nella quale, ancora una volta, bisognerà confrontarsi con abitudini e stili di vita che hanno accompagnato un cammino scolastico che  in realtà non ha mai avuto  interruzioni sostanziali, grazie anche al massiccio ricorso alle nuove tecnologie,che ha cercato  di colmare l’isolamento causato dalle restrizioni imposte per arginare il fenomeno COVID-19.

    Anche se l’esperienza dei due anni trascorsi ha dimostrato che le connessioni virtuali non sono in grado di sostituire i rapporti tra le persone: possono forse aumentarli, sovvenire nell’emergenza, ma mai sostituirli. Senza interazione personale e senza confronto interpersonale non è possibile apprendere appieno; solo le relazioni tra le persone permettono di acquisire oltre alla conoscenza, la sapienza.

    E la scuola non si è fermata neanche adesso, alla vigilia di questa nuova ripartenza, nella  convinzione che solo mantenendo comportamenti improntati a serietà, responsabilità, coerenza e coraggio e con una più massiccia adesione alla campagna vaccinale in corso si potrà tornare a respirare quella normalità oggi tanto desiderata.

    La ripartenza  per l’anno scolastico 2021/2022 è caratterizzata dalle novità contemplate nel  “Protocollo  d’intesa  nazionale  sulla  sicurezza”, rinnovato il 14 agosto 2021, in cui si  invitano  le istituzioni scolastiche alla osservanza di una serie di misure dalle modalità di ingresso/uscita degli alunni da scuola alla pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica dei locali e delle  attrezzature, ai dispositivi di protezione individuale alla gestione degli ambienti esterni, all’accesso di soggetti esterni. Ed infine alle modalità di supporto psicologico e pedagogico-educativo, con la sorveglianza sanitaria e le modalità di controllo da parte dell’autorità scolastica.

    Tra le istituzioni scolastiche c’é chi vi arriva in affanno (in tante) e chi vi giunge pronta (in poche),e chi attende ancora l’integrazione del personale docente, amministrativo e ausiliario e gli spazi extra per allocare le classi opportunamente ridotte in virtù del distanziamento sociale o chi spreme le meningi per riorganizzare gli accessi e le uscite. Ma ogni scuola ha scommesso sulla ripartenza. Perché, se é pur vero che la situazione nel nostro territorio resta critica, anche per l’incognita della gestione dei trasporti, tutto quanto finora è avvenuto dal lockdown ad oggi ci racconta del grande senso di responsabilità e dell’impegno straordinario dei dirigenti scolastici, degli insegnanti, dei collaboratori scolastici, delle famiglie e naturalmente degli studenti, che hanno fatto davvero ogni sforzo per riuscire a riaprire in presenza.

    I numeri della scuola reggina e calabrese

    Lo scenario scolastico 2021– 2022, che si è aperto dall’1 settembre, è iniziato per

    dirigenti, docenti e personale amministrativo, come al solito, con tutta una serie di operazioni di natura collegiale,relativamente a decisioni per la organizzazione delle condizioni di sicurezza negli istituti , anche per la rivisitazione del piano dell’offerta formativa e la preparazione delle attività di accoglienza per le matricole reggine dei vari ordini di scuola, così distribuiti: 3.800 per l’infanzia ,4.500 per la primaria, 5100 per la media e 6.195 per le superiori.

    Ciò che andrebbe evitata è la fretta di sedersi alla cattedra e al banco, di riprendere a insegnare per recuperare il tempo perduto, lasciando le vite di prima, le vite del vuoto scolastico, fuori dalle aule.

    Il progetto educativo della ripresa avrebbe bisogno di tre passaggi: accoglienza, narrazione, rimodulazione.

    In tutto gli studenti della nostra provincia nell’anno scolastico 2021-2022 saranno 77.066, così distribuiti fra i vari ordini di scuola: 9.480 infanzia, 23.100 primaria,15.289 media, 29.197 superiore. Cui vanno ad aggiungersi gli allievi delle scuole paritarie.

    La Calabria è decima nella classifica delle regioni con il maggior numero di studenti :262.615, distribuiti in 14.720 classi.

    Nelle scuole dell’infanzia statali sono iscritti 36.478 bambini in 1.920 sezioni. Nella scuola primaria gli allievi sono 78.567 in 4.890 classi; nella media di primo grado sono presenti 51.455 studenti in 2.870 classi e nelle secondaria di II grado sono iscritti in 96.115 spalmati su 5.040 classi.

    Per le scuole superiori la preferenza degli studenti calabresi va ai licei con 48.508 presenze; a seguire le scuole tecniche con 30.279 e i professionali con 17.328 iscritti.

    Cosa prevede il nuovo calendario scolastico:una lunga maratona di 204 giorni

    Questo è il ventesimo anno della devolution nel quale le Regioni autonomamente fissano la data d’ inizio e il termine delle lezioni.

    In Calabria il termine è stato decretato per giovedì 9 giugno 2022.

    Le attività educative nella scuola dell’infanzia, invece, termineranno in quasi tutte le regioni giovedì 30 giugno 2022.

    Per tutti, giorno più giorno meno, una lunga maratona di nove mesi di lezione, 204 giorni per la Calabria, fatto salvo il minimo dei 200 giorni di lezione.

    Nel Reggino ad affrontare i prossimi esami di maturità, che avranno inizio mercoledì 22 giugno 2022, nelle scuole superiori statali saranno 5.482 allievi, mentre nella scuola media inferiore saranno 4.250.

    Le criticità

    Il Covid -19 ha accentuato e messo a nudo i problemi che la scuola italiana manifestava da tempo. Non è un caso che la scuola italiana si presenti così male davanti ad una crisi pandemica senza precedenti, ma anche davanti ad un periodo di profondo cambiamento tecnologico.

    Incredibilmente, tuttavia, il dibattito di questi giorni si concentra su aspetti certamente

    importanti ma non centrali, quali il green pass, vaccini, distanziamenti, mascherine, ecc. Si badi bene: queste vicende sono decisive e possono essere dirimenti per garantire la continuità scolastica, ma non affrontano i nodi rimasti irrisolti a valle della presentazione del Rapporto Invalsi 2021.

    La monopolizzazione del dibattito sulla scuola intorno alle vicende medico-sanitarie del Covid-19 non consente, purtroppo, di discutere approfonditamente le priorità per l’affronto delle vere emergenze: contrastare gli effetti della perdita di apprendimenti registrata durante il Covid-19; decidere come utilizzare al meglio le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dedicate all’istruzione.

    Serve, già oggi, rimettere al centro dell’agenda la riforma dell’intero sistema educativo affinché diventi primo motore di sviluppo della nostra società. La principale criticità della scuola in Italia riguarda infatti la qualità degli apprendimenti degli studenti, inferiore a quella degli altri paesi avanzati, così come sono inferiori quelli degli allievi calabresi in confronto ai colleghi del centro-nord Italia.

    La scuola media rimane l’anello debole,il ventre molle del sistema scolastico, perché questi tre anni concludono il ciclo primario di base comune a tutti gli studenti e dovrebbe garantire a tutti il raggiungimento delle competenze minime. Invece proprio qui salta l’equilibrio. E alle superiori recuperare diventa impossibile. Il divario tende ad allargarsi con il crescere del livello scolastico, fino ad esplodere in quinta superiore.

    La dispersione scolastica è solo la punta dell’iceberg: oltre alla scomparsa di troppi ragazzi dai radar della scuola e della formazione professionale, ne abbiamo infatti un terzo che, pur conseguendo il diploma, non sa abbastanza per un lavoro e una vita sociale soddisfacenti. La grave perdita di apprendimenti generata, ancor più, dal lockdown , per cui passera ranno un paio di anni per un reale recupero, è la goccia che ha fatto traboccare un vaso, già colmo ben prima.

    In Calabria non siamo mai stati in grado di esprimere un governo regionale che abbia avuto ad oggi la lungimiranza necessaria per affrontare il problema delle competenze cognitive dei nostri allievi, con effetti pesanti sulle possibilità di competere con altre aree del paese.

    Chi altro potrebbe muoversi per farlo? Le regioni più avanzate, a questo punto, vanno comprensibilmente per la loro strada. Dei nostri governi locali meglio non parlarne, tantomeno dell’amministrazione scolastica regionale la cui presenza negli ultimi anni è stata insignificante. Chissà che ne pensa il ministro dell’istruzione, Bianchi, che lunedì aprirà il nuovo anno scolastico in Calabria?

    già dirigente tecnico USR Calabria