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    Reggio Calabria – Al Teatro Greco Romano di Portigliola “U’Mpernu” con l’attore Antonio Tallura

    di Grazia Candido – Molte sono le traduzioni in dialetto calabrese della “Divina Commedia” ma ce n’è una che conserva una musicalità meravigliosa e sorprendente che riporta chi la ascolta nel fantastico mondo dantesco.

    Dopo il successo dell’anteprima nazionale al Castello di Ardore superiore, andrà in scena il 12 agosto al Teatro Greco Romano di Portigliola, “U’Mpernu” di Dante in dialetto calabrese con lo straordinario attore Antonio Tallura per la regia di Giuseppe Foderaro.
    Lo spettacolo, un travolgente reading (in programma anche il 23 agosto a villa Romana di Casignana) in dialetto acrese, è tratto da un’opera scritta dall’agronomo Salvatore Scervino, scrittore dell’800, volutamente portata in scena dall’attore Tallura per omaggiare il Sommo Poeta rispettandone i canti, le rime, la metrica, le vicende e i personaggi.
    “E’ stata una scoperta questo testo, una traduzione fatta da un agronomo di Acri che è riuscito a dare alla commedia di Dante, un risvolto originale ed interessante dal punto di vista linguistico – afferma Tallura – . L’opera  era custodita alla Libreria nazionale di Roma e mi ha letteralmente travolto, mi ha scosso l’anima e, subito, ho pensato, grazie anche alla sinergia con il regista Foderaro, di farla conoscere alla mia gente e non solo. Sul palco, narrerò il percorso della vita di questo grande poeta, Dante, e a parlare sarà la coscienza umana che si impone nelle vicissitudini dei personaggi danteschi. Il tutto, sarà arricchito da proiezioni che evocano memorie e luoghi. Quest’opera esalta due percorsi: quello visivo e quello interiore. Un percorso artistico di immagini e parole che catapulta lo spettatore in un emozionante viaggio multimediale tra la bellezza della poesia e dell’arte”.

    La Divina Commedia è un testo impegnativo al quale ci si può tuttavia, avvicinare anche in modo più leggero e nel quale si possono trovare moltissime affinità con il mondo d’oggi, a partire dalla chiusa dell’Inferno, che è un moto di speranza per il nostro domani nel post-pandemia.
    Lo sa bene il regista Giuseppe Foderaro che si sofferma sulla “vera forza dell’opera, la scenografia molto semplice ma composta da un fondale, chiamato tripolina, una serie di fili bianchi separati tra di loro sui quali vengono proiettate le immagini”.
    “E’ un telone cinematografico sfilacciato grazie anche al quale si snodano i due piani narrativi: quello attoriale messo a punto da Tallura e quello visivo composto da quadri ad effetto. Un omaggio a Dante ma anche uno alla Calabria con un’opera che ritengo piccola ma estremamente elegante e che si fonda su un’indagine storica fatta scrupolosamente da un autore cosentino. Da non sottovalutare – aggiunge il regista – la bravura, il virtuosismo e la maestria dell’attore solista che si confronta, con non poche difficoltà, con un dialetto stretto, difficile da interpretare”.
    Insomma, “U’Mpernu” di Dante è sicuramente una produzione curata dal punto di vista estetico e metrico e anche i versi originali di non facile comprensione, trovano in questa originale versione riproposta dall’istrionico attore locrese Tallura maggiore espressività e originalità.