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    Gabriele Cirilli strega l’arena Franco e sprona Reggio Calabria: “Potete essere la prossima Capitale della Cultura”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – E’ un campione indiscusso del teatro italiano, un artista amato anche dal pubblico televisivo ma soprattutto, un uomo che sul palco senza trucchi e aiuti, riesce per un’ora e 45 minuti, ad inchiodare alle sedie il pubblico di “Cantieri Culturali”.

    Il live “Tale e quale a me.. again” dello stesso Cirilli, Maria De Luca e Carlo Negri, (show che allude alla passata partecipazione al programma televisivo della Rai condotto da Carlo Conti) non è altro che un album virtuale che ripercorre 20 anni di carriera dell’artista tra foto, monologhi, canzoni e balletti.

    “In questo spettacolo c’è pochissimo di quello che il pubblico conosce di me ma c’è moltissimo delle mia vita – afferma l’attore abruzzese prima di andare in scena -. Non mi sarei mai aspettato di tornare qui con questa mascherina ma il calore al mio arrivo, che mi è stato riservato, è esattamente uguale a quando sono venuto 3 anni fa. Questo spettacolo festeggia i miei 20 anni dal mio “one man show”: nel 2001, anno in cui nacque mio figlio, feci il primo show grazie alla televisione e in questo live c’è tutto di me. Sono amico non solo di Reggio Calabria ma di Peppe Piromalli, l’anima, il cuore, la mente di tutto e so che lavora in squadra ma sta mettendo tutto se stesso per portare avanti questo lavoro e le istituzioni devono dare una mano a questa bellissima realtà culturale perché in Italia, non ce ne stanno. Reggio Calabria ha delle potenzialità incredibili, credeteci, potreste diventare i numeri uno e, magari, la prossima Capitale della cultura”.

    Cirilli immediatamente catapulta il suo pubblico dentro uno spettacolo simpatico, leggero e godibile, con un ritmo incalzante e sfodera le sue doti di imitatore, cantante ed esperto intrattenitore. Il pubblico lo segue in ogni suo sketch, ride, lo accompagna divertito in quel vortice di comicità pulita, autentica e delicata. In maniera esilarante, snocciola la storia del suo percorso artistico e del rapporto con la moglie Maria. Non cela, il desiderio di creare sin dalle prime battute, un filo diretto ed immediato con gli spettatori del villaggio culturale alternando momenti di comicità a spunti più intimi e personali, quasi sussurrati. Non passa in secondo piano l’amore e la delicatezza con cui Cirilli, con poche istantanee emotive, descrive il suo immutato e crescente sentimento per la moglie, per il figlio, per i suoi genitori.

    Il pubblico ride soprattutto quando ripropone alcuni personaggi interpretati durante le edizioni del programma televisivo “Tale e quale show” ed è qui che l’attore di Sulmona lascia trasparire l’accurato studio su alcuni big imitati dei quali ne traccia anche l’aspetto psicologico. Gabriele ha avuto la fortuna, la determinazione e il privilegio di imparare il mestiere dai grandi del teatro e della televisione e con estrema umiltà, oggi, pur essendo uno dei numeri uno della sana comicità, è riuscito a mantenere i piedi ben saldi a terra e non ostenta il suo successo perché “tutto ciò che ha lo deve al suo pubblico”.

    Un incredibile flash mob con alcuni ballerini reggini coinvolti dalla coreografa Grazia Cundari, protagonista anche lei nel video della hit che sta spopolando questa estate “Il ritmo degli esseri umani” (singolo musicale cantato da Cirilli e dal tenore crossover Piero Mazzocchetti, splendido inno dedicato alla tanto attesa riapertura dell’Italia dopo il Covid), fa alzare in piedi gli spettatori letteralmente coinvolti da quella magia che solo Cirilli poteva creare.

    Ma il viaggio tra i ricordi sta per finire e Gabriele deve tirare le somme: “Avere 50 anni piace perché quando compi 50 anni scopri che la cosa più importante, non sono i soldi e spero che compia presto 50 anni il mio commercialista; compi 50 anni e scopri che hai meno amici ma amici veri, che sbagli meglio, posso dire di aver visto Cocco Bill, la polaroid, Nino Castelnuovo che salta la staccionata. Mi piace avere 50 anni perché ti diverti di più con molto meno, perché scopri nuovi sapori, nuove cose. Mi piace avere 50 anni, perché ho più paura di quanto ne avevo a 20, poi mi guardo intorno e vedo che anche tanta gente fa come me, va avanti lo stesso e questo mi fa sentire parte di una comunità e non ho più paura. Mi piace avere 50 anni perché ti accorgi di cose che prima neanche guardavi, per esempio, un fiume, le nuvole, perfino il mare mi sembra diverso. A 50 anni mi commuove un fiore che è sopravvissuto al gelo della notte, il sole dopo un temporale, l’estate che arriva tutti gli anni, la bella tavolata con gli amici. Mi piace avere 50 anni perché sei padre di un figlio e figlio di un padre che non c’è più. Sapete perché mi piace avere 50 anni? Perché me li sono guadagnati”.