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    È scomparso il presidente onorario e fondatore del Circolo culturale Rhegium Julii Giuseppe Casile

    Stamani è venuto a mancare il presidente onorario e fondatore del Circolo culturale Rhegium Julii Giuseppe Casile, un pezzo di storia della nostra Città e del nostro Mezzogiorno.

    Infaticabile e con la dedizione di chi, armato della propria generosità, ha donato tutto di sé al volontariato, Casile ha dedicato una vita (quasi cinquant’anni) per costruire ponti di crescita sociale attraverso la cultura, il dialogo, il confronto,

    Con lui la Città ha formato decine di giovani, valorizzato le relazioni con il mondo della scuola ed ha vissuto opportunità irripetibili con la presenza di acclamate personalità nazionali ed internazionali e di ben 5 premi nobel. Chi non ricorda le serate memorabili con Alda Merini, Mario Luzi, Rafael Alberti?

    Per ben quattro volte i Presidenti della Repubblica Pertini, Scalfaro, Cossiga e Napolitano hanno aperto le porte del Quirinale per dare atto al circolo Rhegium Julii e al suo Presidente del grande lavoro compiuto.

    Casile, ancora oggi rappresenta il simbolo della Città che non demorde, costruttiva, sensibile, non ripiegata e ha dimostrato come attraverso la cultura, il pensiero, la creatività, il territorio può diventare davvero la Porta del mediterraneo, delle contaminazioni, del cambiamento contro ogni forma di barbarie, di violenza di disumanità.

    (Dedicata a Giuseppe Casile)

    Quando dicono che il cielo si avvicina

    pensando che noi ne avremo paura

    ma che ne sanno Peppe.

    Che ne sanno dei lunghi viaggi,

    dei chilometri che abbiamo percorso

    solo per incontrarlo Dio.

    Che ne sanno del nostro dolore

    per le battaglie perse,

    le verità negate,

    per il verso imperfetto che ci opprime.

    Che ne sanno dell’abisso che abbiamo avvertito

    nel precipizio dei giorni,

    dell’eterno che abbiamo sfiorato

    quando veniva incontro una parola

    e il mare si allargava all’infinito.

    Che ne sanno dei miracoli

    che abbiamo compiuto,

    della morte che ha gonfiato il cuore

    e del folle ritorno a nuova vita.

    Era un bambino Dio

    che stava accanto a noi

    e noi l’abbiamo nutrito

    di poesia.

    (Giuseppe Bova)