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    Reggio Calabria – Beni confiscati, Ripepi scrive al Prefetto: “Sia commissariato il Settore comunale”

    di Grazia Candido – “Il comune di Reggio Calabria non controlla da anni i beni confiscati alla ‘ndrangheta”. Lo ribadisce a voce alta, il consigliere comunale Massimo Ripepi durante la conferenza stampa svoltasi questa mattina a Palazzo San Giorgio e alla quale hanno preso parte i consiglieri d’opposizione. Un argomento molto delicato e “poco chiaro” e per il quale il consigliere ha già convocato tre volte, in pochi giorni, la Commissione di Controllo e Garanzia e “i risultati emersi sono stati alquanto insufficienti”.

    “Questa è una questione che va avanti da 4 mesi, precisamente da Febbraio in cui ho iniziato a chiedere i documenti del monitoraggio dei beni confiscati alla ‘ndrangheta del Comune di Reggio Calabria. Mi sarei aspettato di trovare per 100 beni confiscati almeno 100 carpette con dentro i documenti di affidamento, il disciplinare e i monitoraggi che sono previsti per legge e per regolamento – esordisce un incredulo Ripepi -. Non ho trovato nulla, né al settore Patrimonio che è il settore delegato da regolamento ad avere questa documentazione, né al settore Servizi sociali perché vi sono dei beni affidati anche per finalità sociali. Ho chiesto ufficialmente alla Segretaria Generale, i documenti per avere un quadro dettagliato e capire come la macchina burocratica comunale gestisca il controllo dei beni confiscati alla ’ndrangheta ma, dopo 50 giorni, ancora non ho ricevuto nulla. Il Settore Patrimonio mi ha fornito solo un elenco dei beni confiscati, circa 20, scrivendomi che non è compito suo fare il monitoraggio perché spetta ai settori”.
    Il consigliere comunale ci tiene però a precisare che “in realtà, il regolamento ribadisce che è compito del Settore Patrimonio” e, nelle scorse settimane, si è recato “di nuovo al Settore Servizi sociali dove constata l’assenza di documentazione”.
    “Per evitare che ci siano infiltrazioni sui beni sottratti alla ‘ndrangheta vi è una regolamentazione stringente che prevede un monitoraggio annuale dell’Ente e che le associazioni affidatarie dei beni mandino ogni sei mesi delle relazioni dettagliate con il personale utilizzato, con i contratti stipulati, con le attività svolte in modo che gli organi preposti abbiano un quadro ben chiaro – continua Ripepi -. Di tutto questo non vi è assolutamente nulla ed è uno scandalo. Farò un’ulteriore riunione dove convocherò tutti gli assessori competenti e i dirigenti al ramo per avere finalmente chiarezza anche perché Nancy Iachino, ex delegata comunale nella precedente consiliatura, ha dichiarato la disponibilità di 300 beni confiscati ma se fosse così, ci dovrebbero essere 300 carpette che attestino l’assegnazione di questi beni. Nulla è però, agli atti. Ho già scritto al Prefetto per chiedere il Commissariamento del Settore competente e, insieme ai consiglieri di opposizione, farò un monitoraggio interno. Da Presidente della Commissione Controllo e Garanzia non ho potuto vedere un atto, ho solo un elenco di beni, undici, ci tengo a precisare, quando l’ex delegata aveva dichiarato che erano circa 300. Praticamente, a Reggio Calabria non si conosce il numero dei beni confiscati e consegnati”.
    In conclusione, il consigliere comunale si sofferma anche “sulla carenza di personale più volte denunciata dal Comune ma gli amministratori hanno mai scritto al Prefetto o all’Agenzia dei beni confiscati per comunicare la propria indisposizione, la difficoltà a portare a termine un compito così importante o, semplicemente, per chiedere aiuto? Questa situazione va monitorata e finchè non ci sarà il Commissariamento del settore, noi non ci fermeremo perché questa cosa oltre ad essere devastante per il futuro della città, è di una gravità inaudita”.
    Il consigliere Antonino Minicuci insieme ai colleghi Guido Rulli, Nicola Malaspina, Federico Mila, Antonino Caridi, Giuseppe Biasi, Saverio Anghelone, Antonino Maiolino ribadisce che “l’opposizione sarà attenta e vigile e che non lascerà passare in secondo piano questo problema. L’amministrazione ha l’obbligo e il dovere di dire la verità alla sua comunità”.