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    Reggio Calabria – Marinella Rodà, voce del Sud, vigorosa e gentile che ha conquistato il mondo

    di Grazia Candido – Sin da bambina ha vissuto l’arte in famiglia guardando con i suoi grandi occhi castani l’amato papà, un uomo che, con la sua musica, è riuscito a raccontare e far conoscere l’incantevole volto della Calabria. Marinella, originaria di Prunella di Melito Porto Salvo, figlia del compianto Totò Rodà, artista folk di grande umiltà e pioniere della produzione discografica calabrese, negli anni ha ottenuto vari riconoscimenti e premi prestigiosi (ricordiamo prima classificata “migliore attrice” al teatro Augusteo di Napoli e migliore attrice al Concorso “Deviazioni recitative” di Formia) e sia in Italia che all’Estero si è fatta amare oltre per la sua imponente presenza scenica, per  la sua voce profonda e penetrabile grazie alla quale riesce a trascinare dentro ad ogni storia musicale un pubblico eterogeneo.

    La giovane cantante non ha mai dimenticato o nascosto le sue origini, anzi, fiera di essere una donna del Sud, come il suo papà, ha sempre svelato quei luoghi e i legami che sono alla base della sua formazione artistica ed umana. Nonostante le difficoltà di una terra così bella ma tanto difficile come Reggio Calabria, la sua tempra artistica caratterizzata da una forte “calabresità” e da un profondo amore per le radici magno-greche, è stata notata da tanti interpreti del panorama musicale con i quali ha collaborato continuando la sua crescita professionale. Indimenticabile la sua interpretazione della Brigantessa nello spettacolo “1861. La brutale verità”, scritto e diretto da Michele Carilli dove l’eclettica Marinella ha presentato un personaggio femminile fondamentale nel periodo post-unitario e i cui tratti vigorosi sono stati esaltati proprio dall’intensità recitativa e dall’inimitabile dote canora dell’artista reggina.
    In ogni suo lavoro, la Rodà riesce a coniugare recitazione e interpretazione e con il suo talento innato, dà voce alle emozioni e a quelle realtà che voce non hanno. Marinella canta miti, storie e tradizioni della terra dei greci di Calabria e del Mediterraneo ma anche, con  coraggio, racconta la brutale verità del nostro Sud, quel Mezzogiorno troppo spesso bistrattato, dimenticato, deriso.
    Ogni suo lavoro è un fedele atto d’amore verso la sua terra e l’arte che onora con la sua voce grazie alla quale costruisce viaggi unici capaci di sconfinare i meandri più oscuri, abbattere i muri delle false dicerie e presentare le antiche radici di un territorio che merita nuovi orizzonti. E lo dimostra con la cover “A canzuna i l’amuri perdutu” del cantautore Fabrizio De Andrè, il cui testo è tradotto in dialetto calabrese rispettando fedelmente quello originale.
    Una bellissima poesia d’amore che descrive la malinconia di una relazione perduta, finita ma riproposta dalla possente Marinella Rodà per esaltare quel sentimento puro, l’amore, che dà forma alla nostra vita condizionando anche le nostre scelte. Una malinconia carica però, dal fervido desiderio di vivere ancora quella passione anche se “l’amore che strappa i capelli è perduto e ormai non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”.
    Una tenerezza che la nostra splendida artista ci regala saziando quella “fame” di dolcezza che ognuno di noi ricerca, quotidianamente, in un mondo dove tutto abbonda ma povero di questo sentimento che non chiede nient’altro che essere compreso ed apprezzato.
    Ascolta “A canzuna i l’amuri perdutu”