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    Reggio Calabria – Antonino Fazio: “Ora basta, verità e giustizia per mio padre”

    “Verità e Giustizia per mio padre”. In una lettera accorata, Antonino, figlio del comandante Cosimo Fazio, colpito da infarto il 15 agosto del 2013 mentre coordinava le operazioni di sbarco di migranti giunti in riva allo Stretto, invoca giustizia per quel padre morto prematuramente.

    “Il giorno del funerale di mio padre, appena varcata la soglia dell’aula polifunzionale della Scuola Allievi di Reggio Calabria (Aula che verrà dedicata proprio a lui l’anno dopo), fui circondato da una schiera di Generali provenienti dal Comando Generale che, tra strette di mano e pacche sulle spalle, mi porgevano le loro condoglianze, parlandomi di mio padre come di un validissimo Ufficiale, di un vero servitore dello Stato, un uomo come pochi – afferma Antonino Fazio -. Successivamente, in maniera più “silente”, mi “consigliavano” di non raccontare del modo in cui mio padre era stato, purtroppo, trattato in termini di carriera e che l’Arma dei Carabinieri mi sarebbe stata vicino, aiutandomi in tutto quello che sarebbe stato necessario da quel momento in poi.
    Per 8 anni ho mantenuto il “silenzio”, sia per non correre il rischio di gettare fango su tutta l’Arma dei Carabinieri, sia perché ho confidato in quell’ “aiuto”, nella speranza di non essere lasciato solo, proprio in un momento delicato, che mi vedeva improvvisamente senza mio padre, smarrito ed impaurito.
    Dopo 8 anni, quel “silenzio” non è valso a nulla, ho dovuto affrontare battaglie su battaglie per mio padre e, da parte dell’Arma dei Carabinieri (intesa come istituzione), non ho ricevuto alcun aiuto anzi…in molti casi, certe ostilità hanno creato più danni che altro.
    Dopo 8 anni, con una sentenza vinta nei confronti del Ministero degli Interni, per veder riconosciuto mio padre “vittima del dovere”, mi ritrovo a dover affrontare l’ennesima battaglia perché il Ministero non ottempera alla sentenza. Di conseguenza, mi ritrovo a dover agire attraverso un giudizio (l’ennesimo) di ottemperanza.
    Anche in questa situazione, come nelle precedenti, l’Arma dei Carabinieri ha ben pensato di non agire nella difesa di un suo figlio caduto, continuando in quella “condotta”di abbandono che ha avuto nei confronti di mio padre, quando era in vita e rischiava la vita nel suo agire fermo di contrasto alle mafie, sì come da morto. Basti contare le vicende giuridiche alla che ho dovuto affrontare da solo e, in alcune delle quali, l’Arma mi ha creato più danni che altro!
    Mi domando: QUANTO È VALSO IL MIO SILENZO?!
    Ecco perché, a partire da oggi, inizierò a raccontare la storia di mio padre, le ingiustizie vissute, le amarezze che ha dovuto patire, che lo hanno portato a vivere da confinato, quasi da reietto, solo per aver fatto il suo dovere senza scendere mai a compromessi, come hanno fatto molti suoi colleghi.
    Mi piace pensare, voglio assolutamente pensare (e ne sono certo), che non tutta l’Arma dei Carabinieri sia inquinata e lo dico a fronte di tanti ufficiali e sottufficiali che conosco personalmente e di cui conosco la dedizione con la quale operano sul territorio.
    Ma proprio per rispetto loro, proprio affinché non patiscano certe angherie ed ingiustizie, a partire da oggi, racconterò quello che ha subito mio padre perché, dopo questa ennesima ingiustizia è giunto il momento di urlare a gran voce: “ADESSO BASTA!!!”
    Sono stato zitto per 8 anni, con la morte nel cuore, ADESSO PARLO IO…..!!!”