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    Chilà (Dipartimento Sport FDI): “Far ripartire lo sport, indispensabile motore sociale

    L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid, da quasi 2 anni, ci ha costretti a riprogrammare la nostra quotidianità. Siamo obbligati a restare in casa, o ad uscire limitatamente, non comprendendo che l’attività sportiva, e la sua funzione sociale hanno connotati anche terapeutici. Come tante altre attività, il mondo dello sport si è fermato: gli impianti sono chiusi, o chiusi in maniera alterna, gli allenamenti sospesi e tutte le manifestazioni rinviate, o in parte vengono considerati solo gli sport individuali quindi no da contatto. Lo sport non è una di quelle attività che può essere sacrificata o annullata; non può e non deve essere trattata dal Governo centrale come tema secondario. Proprio perché, chi vive o dedica allo sport molte ore del proprio tempo, ha subito una completa rivoluzione della propria vita, dovendo fare i conti con chiusure e restrizioni.

    Mesi e mesi di duro lavoro, di fatica sia fisica che mentale, di ore passate in palestra, in piscina, in barca o in sella ad una bici in previsione di importanti gare che ora non si sa se verranno o meno disputate. Ma lo sport abitua al sacrificio e in questo momento, purtroppo, il miglior sacrificio da fare è quello di rispettare le regole.

    D’ accordo e osservanti delle regole imposte, ma nello stesso tempo, occorre fare una valutazione più approfondita.

    Essendo una sportiva, posso fermamente dire che mi manca qualsiasi cosa del mio sport – quello della vela. Mi manca uscire con il mio team nel nostro stretto; mi manca sdraiarmi in barca appena finito l’allenamento e guardare il cielo mentre sento l’acqua che scorre sotto di me; mi mancano gli amici e le risate mentre si ritorna a terra da un duro allenamento. Ho sempre creduto che il lavoro dell’allenatore dovesse essere svolto stando a stretto contatto con i propri atleti, perché fare l’allenatore non vuol dire somministrare solo una tabella, ma si tratta di un continuo scambio di sensazioni che ti permettono di calibrare giorno per giorno il programma. In quest’ultimo anno, tutti gli allenatori hanno dovuto imparare un nuovo modo di fare il proprio lavoro, con nuovi protocolli, nuovi metodi, attraverso varie piattaforme di comunicazione, utilizzando sia strumenti specifici che strumenti

    fai da te. Ma questo non può bastare. Ovviamente è un momento difficile per tutti, atleti e non; è uno scenario apocalittico che nessuno avrebbe immaginato. L’importante è non abbattersi e utilizzare tutto questo tempo a disposizione nel migliore dei modi. Sfruttare il tempo che il Covid ci ha fatto perdere, per fare manutenzione per rendere il tutto pronto a partire in qualsiasi momento.

    Per esempio nella città di Reggio Calabria (piscina comunale, struttura polivalente Ravagnese, campo Catona, Palloncino ecc)

    Nella città di Villa San Giovanni esempio: (Polo Sportivo fronte cimitero, Stadio Santoro, Palloncino zona Lupina ecc.. ) ed ancora attività sportive e terapeutiche nautiche con area attrezzata, completamente assente in una Città di Mare.

    Per uno sportivo non potere fare sport, è come privarsi del proprio lavoro

    Il lavoro che i Comuni potevano effettuare sugli impianti sportivi sono molteplici, iniziare a fare manutenzione in un tempo morto come questo per dare luce appena possibile all’attività, avvalersi di tecnici esperti operativi nei vari settori di competenza, di fondi, di bandi per la gestione, trovare subito la modalità per mettere in piedi un settore come lo Sport.

    Fissare degli obiettivi, e aprire nuovi orizzonti dando uno sguardo al mare in una città affacciata sul mare, non si può essere carenti di strutture nautiche/veliche dove potere svolgere anche progetti terapeutici come la VelaTerapia. A volte le cose non sono come vorremmo, ma l’essenza dell’attitudine sportiva è alzarsi e ripartire. E’ arrivato il tempo di agire; non si può più stare fermi. Le strutture vanno considerate rese agibili e operative, bisogna rimediare il tempo perso. Bisogna subito istituire un tavolo con tecnici ed esperti, fare il punto struttura dopo struttura in modo da aprire appena sarà possibile le porte a bambini adulti e diversamente abili.

    Lo Sport è vita è terapia.

    Dott.ssa Paola Chilà Responsabile provinciale Dipartimento Sport FDI