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    Reggio Calabria – Coniugi uccisi a Calanna, Bombardieri: “Impeccabile lavoro della squadra Stato”

    di Grazia  Candido –  “E’ una triste vicenda che ha messo in moto una task–force composta da magistratura, carabinieri, cittadinanza locale e che ha determinato il successo di un lavoro di squadra ricostruendo l’esatta dinamica dell’evento criminoso”.

    Così il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri analizza la svolta nel duplice omicidio di Calanna dove, un mese fa, furono uccisi i coniugi Giuseppe Cotroneo e Francesca Musolino.
    Un delitto che scosse la comunità reggina anche perché dall’inizio delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica insieme ai carabinieri della compagnia di Villa San Giovanni e del comando provinciale di Reggio Calabria, la coppia era apparsa lontana dagli ambienti criminali della zona e l’efferato omicidio (marito e moglie furono uccisi a colpi di fucile mentre stavano raccogliendo le olive in un loro terreno nelle campagne di San Basilio a poche centinaia di metri dal Comune di Calanna) aveva spinto gli inquirenti ad indagare su un’altra direzione.
    Il responsabile infatti, conosceva molto bene le abitudini delle vittime e il movente sin dall’inizio, sembrava proprio legato a dissidi sulla proprietà del terreno. Dissidi sui quali fanno luce oggi, il Procuratore Bombardieri ed il Procuratore della Repubblica Aggiunto Gerardo Dominijanni insieme al comandante provinciale dei Carabinieri Marco Guerrini, al tenente colonnello Massimiliano Galasso e al capitano Tommaso Settimio della compagnia di Villa San Giovanni che all’unisono ringraziano “la guida e il coordinamento della Procura della Repubblica per aver consentito di lavorare in maniera rapida e sinergica”.
    Il presunto responsabile dell’omicidio del 9 dicembre scorso è il cugino Francesco Barillà (65enne) e tutti gli elementi raccolti hanno consentito al GIP di Reggio Calabria di accogliere la richiesta della Procura della Repubblica di emettere il provvedimento restrittivo nei suoi confronti.
    “Ringrazio la dottoressa Modica e tutti i carabinieri che, nell’immediatezza dopo il tragico fatto criminoso, si sono messi a lavoro  e con l’utilizzo dei tradizionali metodi di indagine, un accurato sopralluogo e la tecnologia più moderna, hanno permesso di far luce sull’efferato duplice omicidio –  esordisce Bombardieri -. Anche la Polizia giudiziaria è stata molto attenta sia nel fatto storico che nella ricostruzione di quanto avvenuto nelle ore precedenti l’omicidio. Il lavoro di coordinamento dei carabinieri e della Procura ha dato i suoi frutti e non posso che ringraziare pure l’ufficio Gip che proprio per la gravità dei fatti che apparivano quasi inspiegabili, ha esaminato le richieste della Procura in tempi brevissimi”.
    Il Procuratore Capo si sofferma anche sul “rilevamento di alcune dichiarazioni dei familiari delle vittime che non trovavano spiegazione nel comportamento dell’indagato ma, attraverso l’esame del fucile utilizzato dall’omicida e nella sua disponibilità e l’accurato esame di alcuni elementi balistici, hanno consentito di ritenere che per l’esplosione dei colpi che hanno attinto i coniugi Cotroneo, il responsabile sia il Barillà”.
    Il Procuratore Dominijanni nel ribadire che “i carabinieri non hanno tralasciato nulla e la situazione non era facile” postilla come “attraverso l’esame delle persone e la meticolosa esplorazione dei luoghi assieme ad una attività di comparazione, siamo riusciti a ricostruire il quadro. Le vicende riguardano purtroppo rancori pregressi che hanno trovato sfogo in una conclusione così brutale – aggiunge ancora -. Grande professionalità degli inquirenti che hanno ricostruito la scena del crimine, non hanno tralasciato nulla tant’è che alcuni proiettili utilizzati dall’omicida sono stati rinvenuti a casa del soggetto ma, soprattutto, hanno mostrato ampia conoscenza dei luoghi e delle persone. Tra l’omicida e le vittime c’erano stati in passato dei litigi ma non cruenti come questo”.
    In conclusione il capitano Settimio conferma il supporto dei “cittadini che hanno avuto fiducia nello Stato, nell’arma dei carabinieri e hanno permesso di assicurare alla giustizia il responsabile dell’omicidio”.