• Home / In evidenza / Maltempo, l’artista Federico con le sue vignette sprona la città: “Reggio rialzati”

    Maltempo, l’artista Federico con le sue vignette sprona la città: “Reggio rialzati”

    di Grazia Candido –  Abbiamo imparato in questi anni a volergli bene non solo per il suo essere, gentile e disponibile con tutti, ma anche perché con il suo “linguaggio fumetto” riesce a raccontare la realtà, anche quella più cruda e con una satira senza filtri, dimostra la più alta espressione di libertà e democrazia. Antonio Federico vignettista reggino, ormai da quattro anni docente di discipline artistiche presso il Liceo Artistico di Firenze, è riuscito con due splendide e allo stesso tempo drammatiche vignette, a descrivere la sua città ancora una volta, messa in ginocchio da un forte temporale.

    Disegni che lanciano un messaggio chiaro e incisivo: “Reggio rialzati”, due semplici parole che, purtroppo, risuonano ormai frequentemente in una comunità offesa e delusa da un governo poco attento.
    “Mi arrabbio sempre quando vedo queste situazioni spiacevoli, la mia città sommersa dall’acqua, dalla spazzatura che galleggia.  Quello che è successo ieri, non dovrebbe mai accadere in nessuna città del mondo – afferma il giovane Federico -. Credo sia doveroso ringraziare sempre chi delle difficoltà ne ha fatto un lavoro, una missione. Sono vicino ai reggini per i disagi causati dal maltempo, gli stessi disagi da troppi anni. Non si può più accettare un Meridione sempre ultimo in classifica dove i cittadini devono sperare che un loro diritto gli sia concesso. È ora di rialzarsi e gridare a gran voce, basta!”.
    Antonio, è un altro figlio prezioso di questo Sud che per lavoro, ha dovuto abbandonare la sua città, i suoi affetti più cari, i suoi amici ma quando può, scende per ricaricarsi del “calore calabrese”.
    Parte di questi stati d’animo, sono raccolti nel suo libro in uscita con l’anno nuovo dove il noto vignettista si mette a nudo, ci racconta con disegni e parole il suo passato, il suo presente ma anche un Covid-19 che ha ci ha fatto riflettere sul vero senso della vita.
    “Non nascondo che mi manca molto Reggio, non poter giorno per giorno, crescere le mie nipotine, stare con la mia famiglia, l’atmosfera di una città accogliente, il poterci stringere la mano e offrirci un caffè, la gente, il suo affetto – continua il vignettista -. Il Sud è casa, siamo tutti “amici”, c’è un clima familiare. Il disegno però, mi aiuta tanto, mi fa sentire meno solo. Mi concentro su tutto ciò che accade nel mondo e in ogni vignetta, faccio uscire fuori la mia sensibilità che mi porta ad avere una certa predisposizione per l’umanità”.
    E nei due disegni dove un vigile del fuoco sommerso dall’acqua prova a liberare un tombino per diminuire quel pantano che ha sommerso portoni e auto, tra sacchetti di immondizia galleggianti e un topo che cerca di salvarsi, Antonio cattura quell’istante, quell’immagine di vita che cambia solo nel modo di ripetersi.

    “Da bambino ero molto chiuso, non parlavo tanto ma il disegno mi ha permesso di raccontarmi, di aprirmi, di mostrarmi come sono realmente – aggiunge l’artista -. Utilizzavo ogni mezzo per poter disegnare, dai tovaglioli di carta alle pareti di casa e i miei genitori si arrabbiavano perché usavo il bianco dei muri per rappresentare i mostri. Ai miei studenti insegno questa forma libertà: il disegno oltre ad utilizzare la mano sprona la mente. Il vero problema dell’essere umano sono i limiti che si pone, gli ostacoli che si crea pur non essendoci. Ci mettiamo sempre a confronto, criticandoci anche duramente e questo è sbagliato. Non bisogna usare la bravura di un altro per fermare la propria crescita. Non smetterò mai di esprimermi cercando di fare del bene, perché l’arte è potente e sfrutterò la sua potenza per toccare qualche coscienza e illuminare i miei allievi”.
    Quando parli con Antonio del suo prezioso talento, lo minimizza perché secondo lui “tutti noi ne abbiamo uno, una spiccata capacità di far davvero bene qualcosa. Una dote naturale impartita dalla nascita. Un disegno di vita”.
    Si dice che il disegno è l’onestà dell’arte e non vi è alcuna possibilità di barare: o è buono o è cattivo. Antonio ci ha regalato ancora una volta, non solo una parte della sua anima ma ha scosso le coscienze di tutti risvegliando magicamente con i suoi preziosi disegni, l’immaginazione di una città come dovrebbe essere, rispettata ed amata.