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    Il silenzio dei conniventi

    Riceviamo e pubblichiamo da Oreste Romeo
    La miracolosa alterazione del voto popolare mediante un “meccanismo preordinato da tempo” ha determinato il formarsi, nell’immaginario collettivo, anche nazionale, dell’idea che Peggio Calabria sia la città dei morti viventi e Palazzo San Giorgio la sede di rappresentanza di una fabbrica di falsi.
    Come se non fosse di per sè soverchia la pedissequa ed anomala ratifica, da parte del Sindaco, dell’attività fraudolenta ascritta al consigliere del suo stesso partito destinatario della Pietas elettorale dei Defunti, si ritiene di poter prendere in giro i Reggini ipocritamente circoscrivendo l’impressionante diffusione di una situazione di gravità allarmante e senza precedenti a “fatti specifici” che tali invece non sono.
    Chi oltraggia la democrazia non potrà mai ammettere che il rispetto delle regole di scelta delle rappresentanze di una comunità e l’esigenza che la politica riesca finalmente ad essere effettivamente credibile agli occhi di una città da più parti offesa e calpestata, impongono di arginare una deriva senza fine.
    Il senso di responsabilità orienta in un’unica direzione, quella del compimento di azioni forti e risolutive che però tardano a manifestarsi davanti all’orecchio da mercante non solo del Sindaco e/o del suo sempre più  “meravigliato” Vice.
    A fronte della spocchia densa di recalcitranza del Sindaco riconfermato come ormai è chiaro a tutti, checchè ne possa pensare e dire qualche cagnolino che abbaia alla luna in preda alla pregiudiziale frustrazione ideologica che lo rende meritevole di un sano distanziamento, le dimissioni collettive dei neo consiglieri comunali, o comunque in numero di 17, sono il minimo sindacale richiesto dal recupero di una base minima di civiltà, ma, allo stato, sono solo la pia illusione destinata ad infrangersi contro il muro di gomma del consociativismo.
    Ma, sappiano, i consiglieri tutti, senza distinzione di appartenenza, che è proprio questa, oggi, la linea che separa chi sceglie il ripristino della democrazia da chi invece bivacca abusivamente in zona grigia ed è pure fiancheggiatore consapevole e connivente.
    Sia chiaro, ai consiglieri comunali tutti, che, se la classe dominante della città non vuole capire l’indiffereribilità ed urgenza della necessità di restituire il Palazzo di Città al decoro, è perché accanto a chi si abbandona al vaniloquio c’è, soprattutto, chi irresponsabilmente tace!
    Tacciono “Reggio Non Tace”, tace il Vescovo, tace chi urlava, sguaiatamente, a squarciagola, “Reggiononsilega” sulle note di “Bella Ciao”, addirittura suscitando l’entusiasmo di chi, proclamatosi “Buono” e pure di “Destra” (non più di una ventina di statisti), ha votato esattamente come i Morti di Condera e Modena, dopo la folgorazione lungo la via di Damasco seguita alla brusca cessazione di pubbliche prebende.
    Questi sono i silenzi dei “politicamente” conniventi!

    E la lista degli omertosi è destinata ad allungarsi a fronte delle tragiche evidenze.