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    “Cu cunta ment’a Giunta”, in uscita il disco di Fulvio Cama al poeta reggino Nicola Giunta

    Esce il CD “Cu cunta ment’a Giunta”, dedicato alla città di Reggio attraverso il lavoro di Fulvio Cama, musicantore e compositore e Nicola Giunta, poeta del secolo scorso, entrambi artisti reggini.

    13 poesie tra le più rappresentative di Nicola Giunta, che diventano 13 canzoni con le musiche di Fulvio Cama.

    Un lavoro poetico letterario tutto da scoprire, che è un modo contemporaneo di raccontare la città nelle sue bellezze e nelle sue debolezze, riproposto in un’intima interpretazione per chitarra e voce che sarà certo un modo di far conoscere meglio le sferzanti liriche di Giunta attraverso le note musicali di Cama.

    Le traduzioni dei testi dialettali, attente e scrupolose, sono state curate da Demetrio Delfino e le illustrazioni ed il progetto grafico sono di Saverio Autellitano.

     

     

    “Cu cunta ment’a Giunta” è un antico detto popolare che significa che chi racconta qualcosa, un fatto, una storia, un episodio ecc…, dI solito non manca di “mettere un’aggiunta”, cioè arricchire o anche aggiungere o addirittura inventare e colorire l’accaduto, certe volte fino a stravolgerlo o travisarlo.

    Il mondo dei cantastorie è l’esempio più lampante, dove le storie tramandate nei secoli, diventano poemi epici enfatizzati e drammatizzati, come ci ha insegnato il nostro Grande Maestro Omero.

    Non è però il caso di questo CD dove la parola “Giunta” è in maiuscolo e non significa “aggiunta”, ma si riferisce a Nicola Giunta, poeta popolare reggino del secolo scorso che ha saputo dipingere con le sue poesie, una città particolare ed unica.

    Volevo da tempo raccontare in musica la mia città: “Rheggio”, che mi piace scrivere con l’h perchè mi riporta indietro alle sue origini greche e che sarebbe mio grande desiderio venisse così chiamata, togliendole il “cognome” Calabria e lasciandole il suo antico nome da solo con la sigla RH, ma non ho mai trovato il bandolo della matassa intricata di miriadi di sfaccettature che mi mettevano in confusione, inducendomi a perdere le ispirazioni ed interrompere le composizioni.

    Poi studiando meglio la poesia di Giunta, ho trovato la chiave e mi sono reso conto che per raccontare Rheggio bisogna per forza “metterci dentro” colui che meglio di tutti è riuscito a descriverla: Nicola Giunta; per questo nasce “Cu cunta ment’a Giunta”.                         Fulvio Cama

     

    Il musicantore Fulvio Cama fa dono alla Cultura reggina di questa bella opera, tutta da gustare, facendo diventare canzoni alcune poesie di Nicola Giunta, selezionate con grande acume. Io credo, in tutta sincerità, che il Maestro Giunta, nato come cantante lirico e solo successivamente convertitosi integralmente alla Poesia, ne sarebbe stato contento, e si sarebbe molto divertito ascoltandole.

    A mio modesto avviso, quella di Fulvio Cama è una operazione culturale di cui si sentiva la necessità, perché in questa città sgangherata la memoria storica è lesta a scomparire, essendo da sempre appaltata, per non so quali reconditi motivi, agli eruditi locali, vera piaga di Reggio, che riescono a banalizzare ogni cosa, e a infarcirla di errori e di imprecisioni.

    Del resto, diciamolo apertamente, la poesia di Giunta è sempre stata divisiva tra i Reggini. I rriggitani, da sempre oggetto e bersaglio della satira graffiante di Giunta, gli hanno preferito Ciccio Errigo, poeta più orecchiabile e per questo maggiormente comprensibile dal volgo, cui si rivolgeva senza la pretesa di educarlo.

    Nicola Giunta, invece, nel suo odi et amo verso Reggio e i Reggini, era di tutt’altra pasta e cultura, e i suoi versi sono colpi di nerbo inferti al fine di criticare ed estirpare i mali atavici della città: ignoranza, invidia, approssimazione, prepotenza, culto delle apparenze.

    Ma, accanto a poesie satiriche, dei veri e propri giambi, c’è un Giunta che emerge forte nelle canzoni musicate da Fulvio, capace di sentimenti profondi e di una vera religiosità, osservatore disincantato del mondo e animato da vera passione politica.

    La raccolta di canzoni, infine, arriva opportuna in un momento in cui i nostri giovani stanno dimenticando i versi di Giunta, che, come le battute di Totò, sono state medium di comunicazione per intere generazioni, use a citare la “fontana ‘i Riggiu” o “Chistu è u paisi aundi si perdi tuttu, aundi i fissa sunnu megghiu i tia, u paisi i m’incrisciu e mi ‘ndi futtu ed ogni cosa esti fissaria”.  La mia speranza è che la musica serva a ridare vita e diffusione alle sue  parole, trasmettendole a chi verrà dopo di noi.                                            Daniele Castrizio

                                                                                                                                       

    Fulvio Cama è un cantattore, cantastorie, cunta e canta, con uno sguardo sullo Stretto che lo trasforma in un ponte…di  luci, di cultura, di memorie, di legame tra generazioni diverse.  Non è un nativo digitale, né come me un analfabeta virtuale, ha “il gusto della memoria” come recita l’Enrico IV di Pirandello, e l’entusiasmo di un pulzello.

    Non poteva non incontrare sulla sua strada la poesia di Nicola Giunta, il grande interprete della “rrigitanità” del Novecento, direi di una certa cultura popolare diffusa nel Mediterraneo, che ho riscontrato nei decenni in cui ho operato in questi paesi nell’ambito della cooperazione sud-sud.  Pertanto la poesia dialettale di Nicola Giunta è sì locale, ma ha una valenza mediterranea, come la figura di Giufà che ritroviamo in molti paesi del mare nostrum.

    Nella mia generazione fin da piccoli sentivamo dire “ai grandi” : “Nani sù iddi e vonnu a tutti nani”.   Oppure, da adolescenti, dal barbiere, la frase più ricorrente che accompagnava le dotte analisi sulle condizioni della città… non c’è niente da fare… “ i cchiù fissa du mundu sunnu a Rriggiu!”.

    Oppure: “ ‘Nta ‘stu paisi nc’esti sulu ‘a nbiria”.

    Non era un disprezzo per questa città, ma un grande amore che veniva ferito dal modo con cui i cittadini si rapportavano gli uni agli altri, in cui l’invidia era più forte di ogni sentimento, in cui il bene comune era ignorato e sbeffeggiato.  E Fulvio Cama riprende questi moti dell’animo del poeta, indignato perché innamorato, e li proietta attraverso la musica sulle onde agitate del mare che bagna Scilla e Cariddi.                                                                                                Tonino Perna

     

    Parlare per me, di Nicola Giunta è come parlare di una persona cara, di un amico che mi ha voluto un gran bene, di un grande poeta, del mio Maestro.

    E poiché è da tempo che io tento con le mie modeste possibilità di farlo conoscere sempre più, non potevo farmi sfuggire l’occasione nel momento in cui mi è stato rivolto l’invito dal Maestro Fulvio Cama di parlare un po’ di lui.

    Egli ha musicato delle poesie di Giunta che cantano la nostra città e la nostra Calabria, delle poesie altamente liriche ed altre dal contenuto che potrebbe sembrare ridanciano, ma la loro comicità non è mai fine a se stessa, bensì nasconde un intimo significato allegorico e pedagogico.

    Nicola Giunta era rammaricato perchè i reggini conoscevano bene le sue poesie dialettali satiriche che lui chiamava “le briciole che cadono dal desco del poeta”, mentre disconoscevano tutta la sua varia opera letteraria fatta di poesie in lingua, romanzi, opere teatrali,, commedie, racconti, scritti sulla Calabria e molti saggi critici su vari personaggi della letteratura mondiale come: Pirandello, Alfieri, Villaroel, Zacconi, Musco, Grasso, Verdi, Cilea e tanti altri.                       Giuseppe Ginestra

     

    Una idea brillante . Fulvio Cama tiene a battesimo Nicola Giunta e gli impone il “nome “ di librettista! Come quelli che hanno scritto i libretti d’opera, Giunta presta le parole alle inconfondibili note calabresi di Cama.

    Ne viene fuori una vera antologia che, nell’ascoltarla, ti scuote l’animo. Ti infonde quel sentimento di appartenenza che si è via via perduto. In fondo Giunta amava Reggio ed i suoi concittadini più di ogni altra cosa al mondo.  Li dileggiava per spronarli  a non essere come lui stesso li descriveva.

    La sua poesia aveva bisogno di essere sottolineata dalla musica di Fulvio: cosa sarebbe un film senza colonna sonora? I versi accompagnati dalle note si fondono in un tutt’uno identitario che penetra nel profondo di ognuno di noi che ama, come Giunta e Cama, la nostra meravigliosa Terra.

    Una idea geniale che non può passare inosservata a chi ama poesia e musica qui fuse dall’amore per Reggio”                                                                                          Eduardo Lamberti Castronuovo