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    Reggio Calabria ricorda Nino Candido: “Un orgoglio di questa città che non dimenticheremo mai”

    di Grazia Candido – Si dice che il dolore ci fa più grandi di quanto noi stessi avremmo voluto e la dimostrazione è la famiglia di Antonino Candido, giovane vigile del fuoco ucciso insieme ai suoi colleghi Matteo Gastaldo e Marco Triches a Quargnento un anno fa. Un famiglia distrutta da una tragedia immane e che ha fatto di questo atroce dolore per la perdita del figlio, la sua forza per andare avanti e portare a termine un’importante battaglia: far avere a tre figli di questo Stato, la giustizia che meritano.

    E oggi, nella sala “Levato” di Palazzo Campanella, il consigliere regionale Nicola Paris ha voluto ricordare Nino, Matteo e Marco consegnando una targa alla famiglia del giovane vigile del fuoco.
    Alla cerimonia di commemorazione hanno preso parte anche il prefetto Massimo Mariani, il sindaco Giuseppe Falcomatà , il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco Carlo Metelli, il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri Marco Guerrini, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Maurizio Cintura e il delegato del questore Giuseppe Pizzonia.
    “Oggi è un giorno doloroso ma è anche il giorno del ricordo e del rinnovato affetto alla famiglia di Antonino Candido, un caro figlio di questa terra che ci è stato strappato dalla becera cattiveria umana – esordisce il consigliere regionale Nicola Paris -. La morte di Antonino, Matteo Gastaldo e Marco Triches è un’enorme tragedia umana, o meglio disumana, perché poteva essere evitata se solo i responsabili dello scoppio della cascina a Quargnento avessero avvisato in tempo, la squadra dei Vigili del fuoco in servizio la notte del 5 novembre scorso. Noi non vogliamo dimenticare il sacrificio, l’entusiasmo, la professionalità, la gentilezza e la dedizione dei nostri tre uomini dello Stato e, nello stesso tempo, non possiamo permettere che la crudeltà gratuita di chi ha sottratto agli affetti Nino, Matteo e Marco non paghi il suo debito con la Giustizia, con lo Stato, con una comunità intera che piange i suoi figli, fratelli, mariti. Antonino amava il suo lavoro, era fiero ed orgoglioso della divisa che indossava: il Corpo dei Vigili del fuoco era diventato la sua seconda famiglia e, in questi 12 mesi, grazie ai ricordi della madre, della moglie, degli amici e colleghi, abbiamo conosciuto un figlio prezioso della Calabria, un esempio da seguire per i nostri ragazzi. Nessuna mia parola potrà alleviare questa incolmabile perdita ma il dolore della separazione è nulla in confronto alla gioia di incontrarsi, un giorno, di nuovo. Mi stringo forte alla sofferenza di mamma Marina, papà Angelo, della sorella Ilaria e della dolce moglie Elena perchè so che il loro lutto non finirà mai, si può solo sopportare e può trovare un po’ di sollievo nella fede e nella memoria – conclude Paris -. Antonino ci lascia la passione con cui ha portato avanti i suoi ideali e l’infinito amore che vive nei cuori dei suoi cari. Di questi tempi è difficile trovare uomini appassionati, leali e buoni come lui. La Regione Calabria parlerà per sempre di Antonino, Matteo e Marco alle nuove generazioni e questo è la cosa che più mi fa sperare in un futuro diverso”.
    Per il prefetto Mariani quello di oggi “è un momento emozionante, non ci sono parole di fronte ad un dolore così grande. Anche io sono padre e non riesco ad immaginare la perdita di un figlio – aggiunge – Sono profondamente vicino a voi, al vostro dolore ma dovete associare al dolore, l’orgoglio per aver avuto questo nostro figlio che ha svolto il suo compito con abnegazione. La figura di Antonino come degli altri vigili del fuoco, fa parte della più grande famiglia dei servitori dello Stato e noi ci siamo e saremo sempre per voi. Non vorremmo mai vivere momenti come questi e vi rinnovo la mia vicinanza di uomo e servitore dello Stato”.
    Visibilmente commosso, il comandante dei vigili del fuoco Metelli che nel mettere in conto che “chi vive il nostro mestiere sa i rischi che corre quotidianamente e ogni intervento, pur apparentemente banale, nasconde insidie come quello successo ad Alessandria” ricorda “lo strazio vissuto quel 5 Novembre di un anno fa, con il padre di Antonino, la moglie, la mamma ai quali mi sono stretto come una famiglia”.
    “L’orgoglio di cui ha parlato il prefetto, la famiglia di Nino ce l’ha, loro sanno che Nino era orgoglioso di far parte dei vigili del fuoco – aggiunge Metelli -. Oggi diremo una messa intima, rispettando ovviamente tutte le normative Covid-19, per stringerci in un abbraccio virtuale anche alle famiglie di Marco e Matteo con i quali immagino Nino abbia formato una squadra in Paradiso”.
    Per il sindaco Falcomatà, “Nino oltre ad essere un orgoglio reggino, ha sempre mostrato di essere orgogliosamente figlio di Reggio. E’ stato un valoroso vigile del fuoco ma era anche un artista e gli artisti hanno una fantasia che ti permette di vedere cose che gli altri non riescono a vedere. Non vogliamo solo ricordarlo oggi, ma vogliamo che il suo esempio viva per sempre. Per questo abbiamo approvato la delibera per intitolare il viale Europa al nostro Nino e spero si acceleri l’iter affinchè nel più breve tempo possibile il nome di Antonino sia scolpito non solo nei nostri cuori me nella toponomastica della città”.
    Con un filo di voce, mamma Marina ci tiene a ringraziare la città che nemmeno per un attimo ha dimenticato suo figlio.
    “E’ passato un anno, ancora il suo ricordo è vivo non solo nei nostri cuori ma anche nei cuori di tutta Reggio, degli amici, dei parenti – afferma Marina Ielo Candido – In uno dei suoi post su Facebook, Nino aveva scritto: “abbiamo imparato a lavorare in silenzio e ad andarcene senza fare rumore” ma non è stato così: da quel giorno se ne è parlato tanto, si è fatto tanto rumore e speriamo che tutti uniti possiamo avere giustizia per Nino, Marco e Matteo. Preghiamo per loro in questo primo anniversario. Grazie a tutti per esserci stati sempre vicini e per non averci mai abbandonato. Siete stati di supporto in questi momenti molto difficili per noi”.
    Reggio Calabria ma non solo, non dirà mai addio a Nino, Matteo e Marco perché dirlo significherebbe dimenticare e nessuno vuole scordare questi tre giovani uomini dello Stato che, in modo silenzioso e gentile, ci hanno insegnato che il vero successo è fare della propria vita ciò che si desidera e che esiste una sola felicità: amare ed essere per sempre amati.