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    Il ricordo dei familiari del sen. Ciccio Franco in occasione della commemorazione per il 29° anniversario dalla scomparsa

    SI E’ SVOLTA OGGI POMERIGGIO, PRESSO LA STELE DEDICATA AL SEN. CICCIO FRANCO, NEL RISPETTO DELLE NORME ANTICOVID, UNA BREVE E SOBRIA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEL 29° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL LEADER DELLA RIVOLTA DI REGGIO, CONCLUSASI CON LA DEPOSIZIONE DI UN OMAGGIO FLOREALE A CURA DEL COMITATO 14 LUGLIO.

    TRA I PRESENTI TRA GLI ALTRI, I RAPPRESENTANTI DELLA FAMIGLIA ANNAMARIA FRANCO E ENRICO CAMINITI; IL SEN. RENATO MEDURI; I CONSIGLIERI COMUNALI NICOLA MALASPINA, DEMETRIO MARINO E GIUSEPPE DE BIASI; L’EX SINDACO DEMI ARENA E GLI EX ASSESSORI GIUSEPPE AGLIANO, FRANCO GERMANO’ E PASQUALE MORISANI.

     

    AL TERMINE I NIPOTI DEL COMPIANTO SENATORE HANNO RILASCIATO LA SEGUENTE NOTA

     

    “Scrivi sulla sabbia ciò che dai, incidi sul marmo ciò che ricevi.”

    Queste parole, vergate di suo pugno con penna nera in rilievo rosso erano incorniciate, in primo piano, al centro della grande scrivania nel suo studio ovattato da pile di giornali e documenti, avvolto dall’immancabile fumo delle sue “President”.

    Chi era veramente Ciccio Franco.

    Sono stati scritti fiumi di parole, libri ed articoli di giornali, organizzati convegni e conferenze stampa, specie dopo la sua morte, dalla Rivolta sino ai giorni nostri.

    Tanti giornalisti ed intellettuali, prigionieri di pregiudizi e vincoli ideologici, si sono avventurati nel tempo, proponendo macchinose e suggestive letture e definizioni di questo controverso personaggio.

    Controverso perché non riconducibile  ai  canoni del classico politico italiano.

    Agli inizi della Rivolta fu riconosciuto, fin da subito, Leader della stessa e durante la conseguente latitanza etichettato  “Primula Nera” e perseguito solo per aver dato voce al suo popolo sofferente e indignato.

    Fu, successivamente, definito stratega e collante dell’eversione stragista dell’estrema destra attribuendogli un ruolo di primo piano anche nel mancato “golpe Borghese”.

    Rimasero miseramente delusi i benpensanti di astratta cerebralità quando la storia rese definitivamente giustizia non essendo mai stato trovato alcun riscontro a quanto artatamente costruito per screditare una figura tanto carismatica quanto scomoda.

    Ciccio Franco era un semplice figlio di Reggio– come amava egli stesso definirsi- ed era un sindacalista al servizio della gente ed insieme alla gente fu l’anima della Rivolta e ne rappresentò la faccia autentica, appassionata, audace. Da leader interpretò ed espresse i sentimenti comuni e genuini della comunità consolidando, con mesi di carcere e soggiorno obbligato, con latitanze e processi, la propria credibilità nel pagare di persona le conseguenze dell’azione.

    Conobbe “l’onta” del carcere ma, a differenza di tantissimi altri politici, fu recluso solo per aver difeso con amore e dedizione assoluta i diritti vilipesi e calpestati della sua amata Città.

    Ci piace riportare, perché significativo per la comprensione della sua azione politica, uno stralcio della sua intervista concessa a La Nazione il 09.02.1971 durante il suo periodo di latitanza : “ non ho avuto, né dal vertice né dalla base, sostegno alcuno nella lotta, anzi ho ricevuto diffide a sciogliere il Comitato d’Azione e a disinteressarmi dei fatti di Reggio…Non sono certo contento dell’azione svolta dal MSI… e sono contro ogni possibilità di colloquio con i partiti, che non sono capaci di interpretare le istanze popolari.”

    Il Comitato d’Azione per Reggio Capoluogo, si ricorderà, costituì il cuore pulsante, il vero motore organizzativo e politico della protesta popolare, a cui aderirono personaggi di primo piano della comunità reggina con ideali politici eterogenei ma tutti accomunati dall’intento unanime di difendere Reggio dall’ingiustizia che si stava perpetrando ai suoi danni.

    Ed infatti, il 14 Luglio 1970, trentamila persone sfilarono per le vie della Città e diedero inizio alla prima contestazione di un’intera comunità contro lo Stato, la prima rivolta urbana in era repubblicana. “Boia chi Molla”, un boato di rabbia e di speranza, riecheggia assordante nelle stanze del potere. La falsa democrazia mostra i muscoli, libera la sua rabbia con i carri armati e schiaccia la speranza dei reggini.

    Ciccio Franco ebbe l’onore e l’onere di rappresentare Reggio in qualità di Senatore e Consigliere Comunale, fino al giorno della sua morte, perché la sua amata Reggio non lo dimenticò mai e lo premiò sempre. Le ultime sue parole furono, stringendo la mano della sua adorata moglie Elsa, “portami a Reggio, gioia”.In vita fu rispettato da tutti ed il giorno della Sua morte, quando il feretro fu esposto nella sala del Consiglio Comunale, sua casa naturale, un’incessante moltitudine di gente comune sentì il bisogno di sfilare commossa dedicandogli una lacrima, una preghiera, un aneddoto, un sorriso. Ma, in primo luogo, sfilarono tutti i suoi avversari politici, rendendo omaggio ad un Uomo Vero degno di rispetto e stima. Le sue qualità umane e politiche, profuse soprattutto per difendere i diritti della Città, trovarono il giusto riconoscimento quando nel 2005 l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Giuseppe Scopelliti, deliberò di dedicargli una Stele commemorativa e di intitolargli uno degli scorci più suggestivi della Città: l’Arena.

    Nel corso degli anni successivi, con amarezza e rabbia, abbiamo assistito agli spregevoli tentativi di vandalismo della Stele, realizzata in suo onore, ad opera di un manipolo di esaltati, portatori sani di ideologie anacronistiche cariche di falsi significati  che la storia ha inesorabilmente stroncato. Nel contempo, con grande stupore e indignazione, abbiamo dovuto assistere alla incomprensibile presa di posizione della nuova classe politica emergente, un drappello di giovani entusiasti carichi di sorrisi impostati ma vuoti di spirito storico-culturale, i quali come primo ed unico atto significativo di cambiamento hanno pensato bene di non riconoscere la legittima intitolazione di quello spazio pubblico e, in atti ufficiali comunali, hanno deciso d’imperio che la zona si identificasse in Arena dello Stretto. Come si può, quindi, dare torto a quel manipolo di sbandati che si reputano nel giusto danneggiando la stele, se proprio coloro i quali rivestono incarichi di responsabilità politico-amministrativa assumono atteggiamenti dispotici in nome di una appartenenza ideologica pseudo utopistica e solidale?

    Cari Signori, è la storia che impone rispetto ed onestà intellettuale e non è tollerabile che l’uomo qualunque, privo di storia e dati di fatto, possa decidere chi sia meritevole, rispetto ad altri, di fregiarsi di un onore così alto quantunque l’abbia scritta, creata con la propria azione e vissuta in prima persona. Ciccio Franco è parte integrante della Storia di Reggio Calabria; ha speso la sua vita a difendere i diritti e gli interessi della comunità; ha pagato un prezzo per i principi ai quali ha improntato la propria esistenza. Non può essere tollerato che si possa tentare di infangare o sminuire una figura di tale portata, men che meno quando questo tentavo proviene da parte di chi ha certamente motivo di vergognarsi delle proprie azioni. Noi no! Siamo fieri ed orgogliosi di aver avuto la fortuna di essergli stati accanto e di aver appreso attraverso le Sue azioni cosa sia l’onestà, la dignità, il rispetto-principalmente per i suoi avversari politici- e la ferma volontà di non scendere mai a compromessi con nessuno. “Una Vita al servizio di Reggio e del suo comprensorio e con le Mani Pulite” (slogan del suo manifesto elettorale più amato).

    I Nipoti