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    Reggio Calabria – “Pedigree2”, arrestato Seby Vecchio. Megale: “Intransigenti e inflessibili sugli infedeli”

    di Grazia Candido – Il lavoro di squadra divide i compiti ma moltiplica il successo. Lo ha dimostrato ancora una volta, la Polizia di Stato che, insieme ai Carabinieri del R.O.S. di Trento e Reggio Calabria, ha portato a termine l’importante operazione “Pedigree2”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
    A sciorinare i dettagli dell’indagine investigativa, finalizzata all’esecuzione di cinque fermi emessi nei confronti di elementi di vertice, luogotenenti e affiliati alla potente cosca della ‘ndrangheta Serraino operante nella città di Reggio Calabria e nel Trentino Alto Adige, ritenuti tutti responsabili di associazione mafiosa, questa mattina in Questura, il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, il questore Bruno Megale e i rappresentanti dei Reparti e Uffici operanti.

    “La Polizia di Stato ha al proprio interno degli anticorpi per contrastare e neutralizzare la presenza di operatori infedeli – esordisce il questore Megale – Su questo noi saremo intransigenti, assolutamente inflessibili e, oggi, l’impegno e l’arresto dell’ex appartenente infedele della Polizia di Stato ne è la più lampante testimonianza. Noi abbiamo le capacità di individuare anche al nostro interno le mele marce, abbiamo gli anticorpi necessari per contrastare questo e ci batteremo affinchè la Polizia dia una immagine di se stessa all’esterno la più trasparente e pulita possibile”.
    L’indagine “Pedigree2 “costituisce il seguito dell’operazione “Pedigree”, nell’ambito della quale la Squadra Mobile di Reggio Calabria, il 9 luglio scorso, ha tratto in arresto capi e gregari della cosca Serraino.
    Un lavoro certosino da parte degli uomini dello Stato che ha portato anche, grazie alle intercettazioni telematiche ed ambientali disposte nel corso dell’indagine Pedigree, alla scoperta odierna delle illecite cointeressenze dell’ex agente di polizia Seby Vecchio con gli esponenti della cosca Serraino, “concorrendo – lo precisa il Procuratore Bombardieri – nell’intestazione fittizia di un ristorante in realtà riconducibile al pregiudicato Maurizio Cortese, incontrando quest’ultimo durante la latitanza e fornendo informazioni riservate ai membri dell’associazione mafiosa”.
    “La figura di Seby Vecchio è una figura che era già emersa nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori in passato, la sua vicinanza alla cosca Serraino era stata già indicata da alcuni collaboratori quali Gregona, Liuzzo, Greve. Oggi, abbiamo potuto ricostruire tutte le vicende che riguardano l’ex assessore comunale e assistente della Polizia di Stato grazie anche all’apporto collaborativo degli ultimi collaboratori di giustizia, i fratelli Filocamo, nonché ad alcune conversazione intercettate che ci hanno raccontato della prosecuzione di questa vicinanza del Vecchio alle attività della cosca e, in particolare, alla figura di Cortese Maurizio e ai fratelli Filocamo – spiega il Procuratore Bombardieri – Questi ultimi dichiarano che fino a pochi giorni prima della loro cattura, erano stati avvicinati dal Vecchio che li aveva informati dell’attenzione che la DDA reggina riservava a loro. Dalle indagini è emerso come lo stesso Vecchio si era prestato ad intestazioni fittizie di attività riferibili a Cortese Maurizio tramite suoi familiari e di questo vi è traccia non solo nelle dichiarazioni dei collaboratori ma anche, in alcune conversazioni telefoniche intercettate tra  esponenti della cosca come De Lorenzo già arrestato nell’indagine “Pedigree2” e alcune conversazioni dello stesso Cortese Maurizio con la moglie”.
    Il Procuratore Capo mette in evidenza il ruolo dell’ex assessore comunale e uomo dello Stato che “forniva una attività di sostegno e di assistenza alla cosca che lo fa ritenere dentro la cosca stessa”.
    “Questa è una indagine che dimostra, ancora una volta, il coordinamento investigativo della DDA di Reggio Calabria con moltissime direzione distrettuali antimafia di tutta Italia e con le autorità giudiziarie di altre parti del mondo – continua Bombardieri – In questa attività, partita da Reggio con l’operazione Pedigree dell’estate scorsa, c’è stata una convergenza con le indagini di Trento che ci ha coinvolti e ha determinato una serie di incontri investigativi che hanno consentito di collegare la proiezione della cosca Serraino in Trentino con le indagini qua in corso di svolgimento. Questo ha consentito di operare congiuntamente e, contestualmente con questa conferenza stampa, il Procuratore di Trento, il dottor Raimondi, sta tenendo un incontro per illustrare l’operazione odierna. Bisogna dare atto alla Polizia di Stato di aver avuto la capacità investigativa, la fermezza, la professionalità di procedere a questa investigazione senza fermarsi davanti a niente. Mi preme osservare che il Vecchio era stato trasferito in altra Regione da tempo e, attualmente, sospeso dal servizio per altre ragioni non collegate a questa indagine”.
    Bombardieri nel soffermarsi sul ruolo politico di Vecchio “figura che ha avuto un importante peso elettorale ricoprendo un incarico in passato in città” (è stato consigliere comunale, assessore e ha rivestito anche la carica di Presidente del Consiglio comunale), non può che puntualizzare l’aspetto di un uomo appartenente ad un Corpo dello Stato che “si è reso disponibile ad intestazioni fittizie di attività economiche: di ciò – conclude il Procuratore Capo  della Repubblica – vi è traccia nelle conversazioni di Cortese che, in un particolare momento, dubita della lealtà del Vecchio ritenendo che fosse possibile che il suo arresto fosse stato determinato dal tradimento dello stesso con un altro soggetto poi arrestato a luglio, in ragione di alcuni proventi di investimenti che avrebbero dovuto spartirsi”.