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    I due moti di Reggio

    Riceviamo e pubblichiamo –  Reggio è una città insostituibile e tellurica.

    Può essere distrutta per mano dell’uomo o della natura, ma deve essere ricostruita qui dove è, perché non può non esservi un presidio umano strutturato ed organizzato, ossia una città, nella obbligata strettoia posta al centro esatto del Mediterraneo.

    Antropologicamente Reggio è la città più necessaria del pianeta, assieme alla sua gemella Messina.

    Se si comprende questo, si comprendono molte cose; ma, laddove anche non lo si comprenda, in ogni caso lo spirito archetipico del Reggino inconsapevolmente si adegua, si conforma a tale verità: il Reggino è tellurico ed è anarchico poiché la sua necessità non dipende da terzi ma è legata al suo essere dove è, alla unicità per destinazione che è sia solitudine che forza del luogo che abita ed a cui Egli è intrecciato, infiltrato, impastato ed a cui somiglia; in sostanza Reggio ed il Reggino, a ben considerare, sono l’aspetto statico e dinamico della stessa realtà.

    Pescando adesso nella Storia a ciascuno cognita, quella ancora visibile nei muri, nelle orme e nei ricordi dei viventi, ebbene Reggio esattamente mezzo secolo or sono fu messa in minoranza dall’asse politico ed economico di Catanzaro con Cosenza: quando la Regione Calabria prese forma, il neo eletto Consiglio regionale scelse Catanzaro quale capoluogo regionale.

    Le conseguenze sarebbero state sia concrete che simboliche e Reggio esplose con forza inusitata, sismica, scuotendo l’intera nazione e creando un caso unico: una rivolta di una città, una intera città, un capoluogo, in Italia e nel mondo occidentale non vi era mai stata, né poi se ne sarebbero registrate.

    Priva di un chiaro progetto ma dotata di una forza irrefrenabile, esattamente al pari di un sisma, Reggio urlò la sua rabbia, reclamò la sua unicità ed agì alzando barricate come fossero mura, in un agone autarchico ed anarchico, divenendo città-Stato, addirittura quartiere-Stato, e disconoscendo ogni potere statuale e regionale, infine riconoscendo il proprio lungimirante Vescovo nella misura ed in quanto da Lui riconosciuta.

    Le forze sociali che seppero affiancare questa forza popolare, interclassista, spontanea ed endogena, furono quelle più libere da costrizioni interne, quelle che più facilmente potevano affrancarsi da argini e strategie nazionali di buon governo: lo fece appunto il MSI, che in città era ben strutturato, e cercò invano di farlo la estrema sinistra con Adriano Sofri, che ne colse perfettamente l’identità anche proletaria e la potenzialità sperimentale.

    Poi è storia recente, storia di un meridione progressivamente messo all’angolo e vilipeso ed, in ultimo, finanche dileggiato e schernito dai secessionisti che, divenuti sovranisti, ne vorrebbero decidere persino i Sindaci.

    E, giunti ad oggi, proprio adesso che la Città Metropolitana di Reggio Calabria deve elaborare un attacco alla rendita di posizione, al monopolio del porto di Genova ai danni di quello più strategico di Gioia Tauro, un attacco che può trovare sponda favorevole nel Governo nazionale finalmente non più a trazione leghista, proprio adesso la Lega estrae dal cilindro un candidato sindaco di Reggio legato a Genova, più che gradito al Presidente della regione Liguria Toti, ossia ai principali avversari della partita più importante e vitale che la Città Metropolitana di Reggio Calabria deve giocare e vincere per non soccombere.

    Ed ancora una volta Reggio ha fatto quadrato, ha intuito qualcosa, ha ‘sentito’ ed eretto nuove barricate con democratico voto.

    Il paradosso, si sa, è sempre dietro l’angolo e le mutate attuali condizioni politiche, con l’asse tra Lega ed i nipoti collaterali del fu MSI, hanno reso il Sindaco Falcomatà l’uomo giusto per raccogliere il testimone acceso dell’orgoglio di Reggio, per fronteggiare i carri armati leghisti, respinti e battuti.

    Per taluno i Moti di Reggio del 1970 costituiscono un legittimo simbolo identitario ma occorre essere davvero liberi per non tramutare il passato in un mero simulacro, laddove ora ed adesso il Moto anti Lega di Reggio del 2020 ha altri padri ed altri tutori ma è sempre l’urlo antico di chi, riconosciuto il nemico, lo svela, addita e respinge, e chi ha orecchie per intendere sa che Reggio si sta preparando ad una nuova, silente, molto più complessa battaglia.

    Battaglia che stavolta Reggio non perderà, attraverso e grazie ai discendenti politici di chi non seppe far propri i Moti di Reggio del 1970 e malgrado l’ostile miopia dei discendenti di chi invece li comprese e sostenne prima e meglio di altri.

    Antonello Battaglia