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    Reggio Calabria – Strage vigili del fuoco, da Roma si attende la decisione della Corte Costituzionale

    di Grazia Candido – Ore di attesa per i familiari di Antonino Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches uccisi a Quargnento, nella piana di Alessandria, mentre stavano svolgendo nella notte tra il 4 e il 5 novembre del 2019, un interevento nel cascinale dei coniugi Vincenti, attualmente in carcere e condannati, lo scorso 23 Luglio, col rito abbreviato a 4 anni, in continuazione, per i reati di lesioni personali, crollo doloso, truffa all’assicurazione (fraudolento danneggiamento beni assicurati), tutti aggravati, e assolti dall’accusa di calunnia.

    La Corte Costituzionale deciderà oggi, quindi, sulla costituzionalità o meno della modifica alla legge che impedisce di accedere al rito abbreviato per i reati punibili con la pena dell’ergastolo. Ricordiamo che in quella tragica notte, rimasero feriti anche altri due pompieri e il carabiniere Roberto Borlengo, era la sua la voce di quella telefonata straziante ai soccorsi che ha fatto il giro di tv e giornali di mezza Europa.
    Il processo è stato diviso in due parti: il gip Paolo Bargero ha deciso che Gianni Vincenti, reo confesso, e Antonella Patrucco devono affrontare due diversi procedimenti, in abbreviato i reati minori non punibili con l’ergastolo mentre l’accusa di omicidio volontario plurimo con il rito ordinario alla Corte d’Assise.
    In questi 10 mesi, all’unanimità, tutti hanno invocato giustizia per Nino, Matteo, Marco, per i superstiti, per le famiglie di chi non c’è più e di chi si è salvato ma si trascina addosso un fardello pesante come quelle macerie sotto le quali poteva morire il giovane carabiniere Borlengo.
    Una tragedia che non doveva accadere ma, soprattutto, poteva essere evitata.
    Oggi, è un giorno importante per quei ragazzi volati in cielo che non potranno indossare più l’amata divisa ma anche, per chi continua ad indossarla con onore e rispetto e, in memoria dei loro colleghi, mantiene alto il nome dello Stato.
    La mamma del giovane Nino Candido, davanti la foto del figlio scattata durante il suo giuramento dopo mesi di intensa formazione presso le Scuole centrali antincendio di Roma Capannelle dove ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana, attende fiduciosa la buona notizia perché “la vita è stata dura ed ingiusta con Nino, Matteo e Marco e anche se nessuno muore su questa terra finchè vive nel cuore di chi lo ha amato, è necessario che la giustizia faccia il suo corso”.
    Mai come oggi, si può dimostrare che realmente tre cose formano una Nazione: la sua terra, il suo popolo e le sue leggi.