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    Reggio Calabria – Strage vigili del fuoco, Corte Costituzionale rinvia a Novembre. Mamma Marina: “L’ansia dell’attesa logora dentro”

    di Grazia Candido – E’ stato rinviato a Novembre il procedimento sull’incostituzionalità o meno della norma introdotta lo scorso anno, secondo la quale non si può ricorrere al rito abbreviato nei processi dove è prevista la pena dell’ergastolo.

    La Corte Costituzionale, la cui decisione potrebbe cambiare il corso del processo per la strage a Quargnento dove il 5 novembre 2019 morirono in una cascina tre giovani vigili del fuoco, Antonino Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches, si è presa altro tempo per decidere la costituzionalità o meno della norma che non permette di giudicare con rito abbreviato i reati che prevedono la pena dell’ergastolo.
    Un rinvio che se dà una speranza ai coniugi Giovanni Vincenti e Antonella Patrucco, accusati per l’omicidio doloso plurimo dei tre vigili del fuoco, di poter essere giudicati non con rito ordinario, ma con l’abbreviato, usufruendo così, dello sconto di un terzo della pena, è un altro pugno nello stomaco per i parenti delle tre vittime ai quali non resta altro che attendere e sperare.
    Nel frattempo, a causa di questo rinvio fissato per il 18 Novembre, è probabile che anche ad Alessandria, il dibattimento sulla morte dei tre vigili del fuoco venga rinviato ad altra data.
    “L’ansia dell’attesa logora dentro, non resta che pregare”  – afferma Marina, mamma di Nino Candido, immersa tra ricordi e  foto di un figlio che non c’è più e la cui vita è stata distrutta in un istante – La vita è stata ingiusta per Nino, Matteo e Marco ma spero sempre che questo ulteriore tempo preso dai giudici romani sia necessario per togliere ogni minimo dubbio e procedere per dare giustizia ai nostri figli. In un attimo le nostre vite sono state annientate per la smania di denaro di due persone che avrebbero potuto salvare tre giovani ragazzi che avevano ancora tanti sogni da realizzare”.
    E’ importante ricordare che i coniugi Vincenti, per la Procura sono accusati di “omicidio volontario” in quanto avvisati della prima esplosione avvenuta nel loro cascinale, avrebbero dovuto informare immediatamente le forze dell’ordine che i timer erano fissati ad un’altra ora e che nella casa, c’erano altre bombole.
    Una loro parola avrebbe potuto far allontanare tutti i vigili e carabinieri presenti sul luogo  scongiurando quelle morti assurde.
    “Ogni giorno, facevo a Nino le raccomandazioni che una mamma preoccupata fa al proprio bambino ma valgono quel che valgono. Non si possono chiudere i figli a casa per proteggerli ma lo Stato ha il dovere di salvaguardare tutti gli uomini e le donne che, quotidianamente, mettono a repentaglio la loro vita per onorare la divisa che indossano. Io ho affidato il mio e ora voglio solo giustizia” – conclude mamma Marina.