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    Reggio Calabria – Strage a Quargnento, processo rinviato al 16 di Ottobre

    di Grazia Candido –  Vigili del fuoco uccisi a Quargnento, rinviato il processo al 16 di Ottobre. La Corte di Assisi ad Alessandria, presieduta da Maria Teresa Guaschino, ha accolto le richieste rinviando il processo per omicidio plurimo nei confronti di Giovanni Vincenti, reo confesso, e Antonella Patrucco, responsabili della strage del 5 Novembre del 2019 dove persero la vita i vigili Antonino Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches.

    In aula ieri mattina, gli avvocati della difesa hanno rinnovato la richiesta di sospendere l’udienza in attesa che il 22 Settembre, la Corte Costituzionale si pronunci circa l’incostituzionalità della norma dell’Aprile dello scorso anno, che vieta il rito abbreviato nei procedimenti in cui è prevista la pena dell’ergastolo. Richiesta accolta anche dal Pubblico Ministero e dalle parti civili.
    Proprio in riferimento a questa legge, il Gip aveva diviso in due il processo: per i reati minori, truffa all’assicurazione, crollo e lesioni, i coniugi Vincenti sono stati giudicati in abbreviato lo scorso 24 luglio e condannati a 4 anni mentre per l’accusa di omicidio volontario, era stato previsto il rito ordinario in Corte d’Assise.
    Ai parenti delle vittime non resta che attendere e continuare a sperare nella giustizia perché come dice la mamma del giovane vigile del fuoco Nino Candido, “ormai ci sono mancanze che non si possono colmare, lacrime che non si possono asciugare, persone che mancheranno per sempre”.
    Dopo una tale disgrazia, per chi resta su questa terra, per chi ha messo al mondo un figlio e lo ha affidato alle “braccia” dello Stato, non basterà il passare del tempo ad alleviare il dolore, a sbiadire i ricordi, a cancellare i sentimenti.
    Mamma Marina, papà Angelo, la sorella Ilaria e la moglie Elena lo sanno bene perché, oramai da dieci mesi, convivono con quel vuoto che non trova giustificazione, sollievo ma che, ogni giorno, è un continuo tormento del corpo e dell’anima.
    Sui social, nella quotidianità di un Paese intero, Nino, Matteo, Marco sono diventati i figli, i fratelli, i compagni di ognuno di noi e all’unisono tutti invocano giustizia.
    Come si fa a rimanere insensibili alle parole di una mamma che sui social affida il suo sfogo, il suo dolore per non avere più, accanto a sé, il suo “cucciolo”.
    Una madre “deflagrata” come quello scoppio del 5 Novembre alla cascina di Quargnento, che ogni giorno, in quel silenzio assordante di casa, continua a sentire la voce del figlio Nino, la sua risata, il suo fischiettare sotto la doccia, le sue battute ironiche, il suo profumo.
    “Sento suonare la sua chitarra e cantare seduto al bordo del letto. Sento i suoi baci, i suoi abbracci, il suo respiro ed il battito del suo cuore che continua a battere dentro il mio. Lo sento sempre – scrive Marina – Il mio tempo non ha più tempo senza di lui”.
    Cosa si può dire a questo dolore? Come si può giustificare ad una mamma un’azione disumana che poteva essere evitata se solo la coscienza avesse bussato in tempo ai cuori di chi ha compiuto questa strage?
    Nulla, ma sicuramente, chi ci rappresenta, chi deve garantire che davvero “la legge sia uguale per tutti”, potrà fare la cosa giusta ascoltando il dolore di questa donna, di queste tre famiglie che, con estrema dignità, stanno affrontando una delle battaglie più dure della vita ma sono pronti a combattere anche l’ultima: superare la lontananza dai propri cari sperando un giorno, in un nuovo ed eterno abbraccio.