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    Reggio Calabria – “Eyphemos II”, Bombardieri: “Colpiti gli interessi patrimoniali della cosca Alvaro in Calabria e nel nord Italia”

    di Grazia Candido – Aldro duro colpo della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, alla cosca Alvaro operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte.
    A sciorinare tutti i dettagli di un “lavoro di squadra”, questa mattina presso la sala della Questura, il procuratore Capo Giovanni Bombardieri che, insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci ha salutato il questore Maurizio Vallone in servizio in città da 18 mesi e al quale va “un sentito ringraziamento per il lavoro fatto su questo territorio, per la sensibilità mostrata alle esigenze giudiziarie tant’è che ha potenziato la Squadra mobile raggiungendo risultati importanti e molti altri ne raggiungerà nel nuovo prestigioso incarico che va a ricoprire”.

    L’operazione “Eyphemos II” condotta dagli investigatori della Polizia di Stato e che ha portato all’arresto di 9 persone (di cui 4 in carcere e 5 agli arresti domiciliar), perquisizioni e sequestri di imprese, società, bar, ristoranti e beni immobili, per circa 2 milioni di euro, in provincia di Reggio Calabria, Ancora, Pesaro Urbino e Milano, fa luce su un’ampia serie di delitti posti in essere per occultare i beni derivanti dalle attività delittuose e colpisce il complesso imprenditoriale, societario e immobiliare utilizzato dal boss Domenico Laurendi e da altri sodali di rilievo dell’organizzazione mafiosa.
    “Una prosecuzione di una operazione contro il clan Alvaro grazie alla quale la Squadra Mobile e il Commissariato di Polizia di Palmi, con il concorso degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle altre Squadre Mobili, ha portato alla luce intestazioni fittizie, oltre a 9 arresti e sequestri di imprese, esercizi commerciali, appartamenti e terreni per un valore commerciale molto alto” – afferma il questore Vallone.
    “Con questa operazione abbiamo dimostrato ancora una volta, l’impegno della Procura con la Direzione distrettuale antimafia veso il contrasto patrimoniale alle cosche di ‘ndrangheta e, grazie al lavoro dei nostri uomini, abbiamo ricostruito gli aspetti patrimoniali e l’occultamento di beni accumulati di famiglie non solo della Calabria ma anche di altre Regioni del Nord Italia sequestrando bar, ristoranti, aziende che operano nel settore delle costruzioni – afferma il procuratore Bombardieri – Durante le indagini, è emerso anche il ruolo a tutto tondo di un commercialista che svolgeva condotte concrete nelle attività dell’associazione mafiosa (Gregorio Cuppari, classe ’68, di Sant’Eufemia d’Aspromonte, agli arresti domiciliari, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nonché trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa)”. Cuppari non si limitava a schermare solo i flussi di questi esercizi, elaborando stratagemmi che consentissero l’interposizione fittizia di beni, ma aveva pure un ruolo fisico accompagnando dal notaio gli intestatari fittizi”.
    Il procuratore nel “confermare la bontà dell’indagine Eyphemos II” rimarca che “l’operazione ha confermato la presenza degli Alvaro sul territorio di Santa Eufemia e su altri territori, ma le indagini non sono finite, tanto c’è ancora da fare e tante sono le famiglie ad oggi, oggetto di operazioni investigative”.
    Fa un passo indietro nel tempo, il Procuratore Paci sul primo “step effettuato il 25 febbraio scorso, proseguito a luglio con le indagini di Santa Eufemia e conclusosi oggi grazie all’impegno quotidiano degli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Palmi che hanno portato a termine una operazione che prende le mosse da intercettazioni telematiche e telefoniche di tre fazioni, tra cui quella riferibile a Laurendi Domenico, che si contestano la leadership”.
    “Le intercettazioni hanno fatto comprendere i meccanismi utilizzati da Domenico Laurendi per dissimulare il patrimonio posseduto e quindi, la sua ascesa economica – continua Paci – Per fare ciò, Laurendi si è servito dell’apporto di alcuni soggetti come il commercialista Cuppari, suo consigliere e consulente tecnico dell’associazione mafiosa. L’operatività del Laurendi al di fuori delle sue possibilità è dimostrata da iniziative economiche apparentemente lecite e considerate tali dalla popolazione. Inoltre, l’indagine ha dimostrato che non solo Laurendi, ma anche altri indagati, hanno posto in essere condotte di trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, investendo, i proventi delle loro attività delittuose”.
    A rimarcare il doppio aspetto dell’operazione che “da un lato mette a segno misure cautelari e dall’altro intacca patrimoni illeciti”, ci pensa il capo della Squadra Mobile Francesco Rattà sostenuto dai colleghi Francesco Meduri del Commissariato di Palmi e Giuseppe Izzo (responsabile della Sezione Reati contro il Patrimonio e contro la Pubblica Amministrazione) che sottolinea anche “l’impegno di circa 60 uomini della Polizia di Stato e che la documentazione cartacea ed informatica è al vaglio dell’Autorità giudiziaria”.