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    Reggio Calabria – Appuntamento promosso dal Cis della Calabria

    Nel giardino della Biblioteca comunale “De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, nell’ambito dell’”Estate reggina 2020”, ha promosso “La colpa e la peste nell’Edipo Re” di Sofocle. Ha introdotto Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria ed ha relazionato Paola Radici Colace, professore ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico Cis. La tragedia, rappresentata nel 401 a. C dopo la morte di Sofocle riprende la saga della sfortunata stirpe dei re tebani, ed in particolare di Edipo, che raccoglie su di sé il tragico destino della famiglia e lo rilancia sui suoi figli: Eteocle e Polinice si uccideranno a vicenda, Antigone si suiciderà in opposizione al nuovo re, lo zio Creonte, e ai suoi decreti. Ci può essere ancora una tragedia dopo quella consumata nell’Edipo Re, che ha visto nel breve tempo della rappresentazione il crollo fragoroso dell’eroe, passato dalla felice condizione di re amato dai suoi sudditi, marito adorato dalla moglie e caro padre dei suoi figli a quella abominevole di assassino del padre Laio, sposo incestuoso della madre e padre/fratello dei suoi figli? Edipo, sin dalla nascita, ha proseguito la prof.ssa Paola Radici Colace, è predestinato ad eliminare il padre Laio perché aveva commesso un crimine atroce avendo rapito e violentato il figlio di un Re. La dea Era per punirlo invia la mostruosa Sfinge contro i Tebani mentre Apollo avverte Laio che, se avesse avuto un figlio, come punizione per il suo misfatto, sarebbe stato ucciso dal suo stesso figlio. Edipo, viene riconosciuto eroe solo dopo avere ucciso la Sfinge, non con la forza ma con l’intelligenza. Edipo avrebbe potuto condurre una vita felice con la regina Giocasta ma, dopo venti anni, una terribile piaga si abbatte sulla città di Tebe e, consultando l’oracolo di Delfi, Edipo apprende che l’epidemia avrà fine solo quando il re Laio sarà ucciso o esiliato. Difronte alla malattia che devasta Tebe, Edipo è un Re che indaga a trovare la causa del male. Tutto il dramma sofocleo è incentrato nella ricerca del rimedio al morbo che, di fatto, è una ricostruzione di eventi passati (assassinio di Laio, origini di Edipo). Finalmente Edipo viene a conoscenza che un pastore disobbedendo agli ordini di Laio e di Giocasta di non avere abbandonato il piccolo nella montagna e che Polibo e Merope non erano i suoi genitori naturali, bensì adottivi. Disperato da questo racconto Edipo si è trafitto gli occhi con due fibbie, mentre Giocasta si è strangolata con un laccio. Affinché la peste cessi a Tebe, anche Edipo deve cessare, infatti, viene azzerato nel suo potere e nel suo sapere, la cecità lo proietta nell’oscurità della sua dimensione interiore. La peste che ha dato inizio alla tragedia, rappresentando la punizione divina per l’assassinio del re Laio, diventa lo strumento per individuare il proprio destino.

     

     

     

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