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    Reggio Calabria – Un travolgente Massimo Ranieri incanta il pubblico di CatonaTeatro

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Si dice che ogni artista intinge il pennello nella sua anima per dipingere la sua stessa natura e creare un’opera d’arte con due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità.
    Massimo Ranieri riesce a fare questo tutte le volte che calca il palcoscenico e lo fa con una semplicità e naturalezza, che ti lascia sempre senza parole, ti accarezza il cuore e ti fa sentire un po’ meno solo.

    Ieri sera, in una gremita arena “Alberto Neri”, (e si replica anche questa sera alle ore 21) sempre rispettando le normative post Covid-19, la Polis Cultura di Lillo Chilà è riuscita a scrivere un’altra bella pagina di storia del teatro con un artista che ha saputo ancora una volta, raccontarsi, emozionare, scherzare con il suo pubblico.
    Con lo spettacolo “Sogno e son Desto… Oggi è un altro giorno”, Massimo sfida anche il maltempo del pomeriggio e in una fresca notte d’estate, catapulta il suo pubblico in un viaggio sospeso tra il gioco entusiasmante della fantasia e le emozioni più vere della vita. Una versione completamente rinnovata del leggendario show tra interpretazioni cult, canzoni intramontabili, sketch divertenti con i suoi musicisti (artisti tutti eccellenti che hanno impreziosito uno spettacolo perfetto, sofisticato, unico) e racconti della sua vita travolgenti e commoventi.
    Nonostante la fatica di tenere il palco per due ore di puro live, il verace napoletano dopo aver fatto gli auguri ad una “bambina” per i suoi 100 anni, nonna Mimma, ringraziandola di “esistere, siete la nostra memoria, la nostra storia, grazie per quello che portate dentro”, inizia il suo viaggio con i successi “Vent’anni”, “Mi troverai”, “Quagliarulo”, “Se bruciasse la città” per continuare con quelle canzoni indimenticabili come “Tu sì ‘na cosa grande”, “Pigliate ‘na pastiglia”, “Resta cu ‘mme”, “’O Sarracino” per non far perdere il gusto irrinunciabile della tradizione napoletana e omaggiare i grandi sognatori e i classici del cantautorato italiano.
    Massimo pensa ai suoi esordi, a quando firmò il suo primo contratto per una pubblicità con la pasta Barilla ed entusiasta, andò a casa a comunicare al padre del contratto milionario che gli avevano fatto.
    “Avevo il cuore gonfio di felicità e quando lo dissi a mio padre, lui mi guardò e mi rispose: “Guagliò fatti dare un po’ di pasta” – sorride ancora a quei ricordi il cantante che, nonostante i segni del tempo, resta immutata come allora la sua dote di attore e narratore – Trentacinque anni fa, ebbi l’onore e il privilegio di approdare alla corte del grande regista e mio maestro Giorgio Strehler e mi scritturò per un ruolo di un’opera di Brecht. Durante le prove, però, mi impappinavo e il regista mi disse: “Perché non vai avanti, che ti succede? Se non riesci a dire la battuta tagliala, non possiamo perdere tempo. A me se viene, taglio pure Shakespeare”.
    Illuminato da un cielo stellato, Ranieri legge il sonetto n. 75 di Shakespeare, “Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita. Come le piogge di primavera, sono per la terra. E per goderti in pace, combatto la stessa guerra che conduce un avaro, per accumular ricchezza…….”.
    “Si può avere mai il coraggio di tagliare una meraviglia di questo genere? – domanda Massimo al suo pubblico incantato da quell’eleganza e passione che l’artista riesce a mettere in ogni cosa che fa – Scusami Giorgio, ma io non riesco a tagliare questa infinita bellezza”.
    L’arena è avvolta da una magia inspiegabile, gli spettatori sono coinvolti in quei racconti ilari e in quei brani che rispecchiano l’essenza di un intramontabile artista che prima di andar via regala altri gioielli della musica italiana, il suo ultimo singolo “Mia Ragione” arrangiato da Gino Vannelli, “Rose rosse”, “Perdere l’amore”, “Anema e core” che ogni volta, Massimo lascia in ogni suo spettacolo.
    La stanchezza si fa sentire ma da buon mattatore, Massimo non cede nemmeno un istante, non si risparmia nemmeno sul finale e continua a spronare la sua gente, i giovani con il “Codice della vita italiana” di Giuseppe Prezzolini datato 1821: “I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi. Non c’è una definizione di fesso però, mantiene la parola data anche a costo di perderci. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi che lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo”.
    Massimo scappa via, salutando il suo pubblico in piedi con un inchino e le braccia aperte come se volesse stringere a sé tutta l’arena. Sa bene che, anche questa volta, è riuscito a ridare luce ad una memoria che è soltanto nostra e nessuno mai potrà cancellare.