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    Reggio Calabria – L’inossidabile coppia Guarneri-La Rosa fa impazzire Catonateatro

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Due professionisti e padroni della scena, due amici inseparabili ma soprattutto, due uomini del Sud che mettono in risalto lo spessore culturale di un Meridione che, sicuramente, meriterebbe molto di più. Enrico Guarneri e Salvo La Rosa sono tornati ieri sera all’arena “Alberto Neri” di Catonateatro per festeggiare anche loro il 35esimo anno della Polis Cultura di Lillo Chilà e lo fanno mettendo in scena uno spettacolo esilarante “Di nuovo insieme” per la regia di Antonello Capodici e con la brillante presenza degli attori Vincenzo Volo e Nadia De Luca.

    Quasi due ore di puro show tra equivoci, gags e memorie del grande teatro popolare riportato alla luce dal mattatore Guarneri nei panni di Litterio Scalisi alle prese con i suoi racconti stravaganti sulla quotidianità e sul mondo dello “show-biz” nostrano. Ad accendere i motori di una “macchina” teatrale ormai collaudata, il giornalista e conduttore televisivo La Rosa che innesca la scintilla raccolta immediatamente da un vulcanico Litterio che riesce a trasformare ogni parodia in un capolavoro di comicità.
    “Grazie di essere venuti questa sera, di aver riempito, rispettando le distanze e le normative, l’arena nonostante il periodo difficile – afferma La Rosa – Festeggiamo “cuttuucori” i 35 anni di CatonaTeatro ritornando nella mia casa televisiva dove insieme al signor Litterio, abbiamo iniziato questa avventura. Voglio riproporre il festival della canzone popolare e per farlo, ho chiesto un finanziamento di 500 mila euro alla Commissione Europea i cui ispettori verranno da me domani. Nel frattempo, per avere una casa pulita, visto anche i tempi, ho chiesto il servizio di derattizzazione”.
    Il suono del campanello interrompe Salvo ed è il signor Litterio ad irrompere sulla scena per tessere la sintesi dei loro momenti comici più alti.
    “Mamma mia, c’è il pubblico? – esordisce incredulo Litterio – Erano 5 mesi che non lo vedevo. Ma quanti posti ci sono in questa arena? Con le precauzioni prese, saranno circa 580 e su 580 qui dentro abbiamo 280 candidati. Mi rivolgo a loro: facciamo in modo che questa manifestazione non finisca mai”.
    Un piccolo inciso che apre uno spettacolo nel quale si impone prepotentemente la bravura e la complicità artistica di due professionisti che rappresentano la summa di un modo di concepire la comicità ormai perduto.
    Guarneri e La Rosa sono l’esempio più alto di come si possa essere artisti pur non avendo nemmeno uno straccio di copione. E sì, perché a volte Litterio si lascia andare in quegli “attacchi” alla lingua italiana e alla grammatica quando racconta della moglie Crocifissa (“riconosciuta un essere umano”), del bonus 600 euro, delle mascherine che indossiamo per prevenzione, della quarantena passata, magistralmente ripresi da un preciso e perfezionista La Rosa. Il pubblico è travolto da quella pulita e mai irriverente comicità che diventa ancora più forte durante l’incontro tra Litterio e il dottor Imbalsamo (uno strepitoso Vincenzo Volo) e l’ispettore tedesco (una pungente Nadia De Luca) alle prese con la compilazione dei moduli per ottenere i finanziamenti europei.
    Litterio fa il facente funzione di Salvo, andato via per qualche ora per disbrigare alcune faccende, ma fraintende la presenza degli ispettori confondendoli per gli addetti alla derattizzazione.
    “Volete dare 500 mila euro per togliere quattro ratti? Ma è una cifra esageratissima. Bastano 20 euro e dovete tornare il resto a Salvo” – urla Litterio all’ispettore tedesco al quale più volte ribadisce di essere un italiano onesto e il cui segno particolare è “ignorante totale”.
    Gli equivoci vanno avanti e sono sempre più rimarcati dalla lingua improbabile del signor Litterio che sottolinea comicamente le oggettive difficoltà nel gestire la gaffe ma rientrato a casa Salvo, i due funzionari cercano di rimediare il disguido aumentando il finanziamento da 500 mila a 700 mila: i 200 mila euro in più, andranno infatti equamente divisi ai due ispettori della Comunità Europea.
    “Non si fanno queste cose. Ma lei non è tedesca?” domanda incredulo Litterio all’ispettrice che prontamente rimarca: “Mio padre è tedesco ma mia madre è di Siracusa”.
    Mandati via, perché nella “vita bisogna essere sempre onesti”, Salvo e Litterio riallacciano i fili di una vita con “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, un dramma borghese nel quale convergono i temi dell’incomunicabilità e della relatività della realtà.
    Un colloquio forte tra un uomo che sa di essere condannato a morire e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata e uno come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte.
    Salvo seduto in un angolo, guarda l’amico Enrico tra le luci soffuse di un teatro che brilla di una luce preziosa, la luce emanata da artisti forti, intensi, passionali, in alcuni casi tragici e drammatici che, ancora una volta, ci hanno fatto sognare, sperare in un futuro migliore ma, soprattutto, ci hanno regalato tante risate dall’inizio alla fine.