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    Reggio Calabria – Il ruolo dell’Autorità Idrica della Calabria nella scelta del gestore

    “Troppe imprecisioni – per non dire altro – sono state dette e scritte rispetto alla necessità cui deve corrispondere l’Autorità Idrica della Calabria nell’affidamento al gestore unico regionale del servizio idrico integrato”.

    Lo afferma il Consigliere delegato al servizio idrico integrato del Comune di Reggio Calabria e rappresentante del Sindaco in seno all’Assemblea dell’Autorità idrica della Calabria, Paolo Brunetti.
    “Il thema decidendum all’attenzione dell’Assemblea dell’Autorità Idrica della Calabria (AIC) è tassativamente previsto dalla legislazione che regola il servizio idrico integrato: è un gestore unico a doversi occupare dell’intero ciclo integrato delle acque – captazione, potabilizzazione, adduzione, accumulo e distribuzione dell’acqua ad uso civile, ma anche il servizio di fognatura, depurazione, smaltimento e riutilizzo delle acque trattate – e non già i singoli comuni calabresi.
    Lo scopo statutario dell’AIC, istituita dalla legge regionale 18/17, è “di organizzare il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale ottimale (ATO), comprendente l’intera circoscrizione territoriale regionale, e provvedere alla programmazione e al controllo sull’attività di gestione del servizio idrico integrato nel rispetto della normativa (comunitaria, nazionale e regionale) e nel rispetto delle determinazioni dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA). In tale quadro, tra le funzione dell’Assemblea AIC vi è la “scelta della forma di gestione”, ovverosia: l’affidamento del ciclo integrato delle acque ad una società privata, mista o pubblica.
    In questo senso, l’Assemblea ha elaborato un preliminare orientamento sulla “forma di gestione”, muovendosi verso l’affidamento diretto ad una società pubblica, nel rispetto dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo e nazionale per la gestione in house e, tra questi, la partecipazione alla compagine societaria dei comuni calabresi.
    Come noto, infatti, l’affidamento in house è il modello organizzativo in cui i comuni, attraverso l’Autorità Idrica della Calabria, quale ente di governo, provvedono direttamente al perseguimento del bene-interesse pubblico.
    Siffatto orientamento, certamente per il Comune di Reggio Calabria, è alimentato dal rispetto della decisione referendaria del 2011 per la gestione pubblica dell’acqua e rafforzato dalle analoghe esperienze maturate in altre regioni d’Italia (Sardegna, Puglia, etc).
    Esso, inoltre, recentemente, ha preso corpo quale primaria possibilità per traguardare quanto sollecitato dalla missiva (n. 0001090 del 10.07.2020) del Capo di Gabinetto del Ministro per il Sud e la coesione territoriale, avente oggetto “Politica di coesione 2021-2027. Condizioni abilatanti in tema di risorse idriche e rifiuti – Regione Sicilia e Calabria”. In essa, con riguardo all’ambito idrico, il Ministero tona a rivolgersi alla Regione Calabria – e non già ad AIC – al fine del “soddisfacimento degli adempimenti previsti dalle condizioni abilatanti di cui all’oggetto entro dicembre 2020, nel rispetto delle disposizioni regolamentari europee”.
    In tale scenario – affidamento del servizio idrico integrato al gestore unico regionale entro il 31.12.2020 – il tempo è un fattore essenziale e, non di meno, in ragione della rilevanza della preordinata procedura e delle storiche criticità del sistema, la via maestra è l’interlocuzione con la Regione anche in quanto proprietaria di oltre la metà dei 13,4 milioni di capitale sociale della società mista Sorical SpA che, posta in liquidazione, continua ad avere la trentennale conduzione del primario servizio del ciclo delle acque (fornitura all’ingrosso di acqua potabile), per come affidato dalla Regione Calabria sino al 2034.
    Al riguardo, due sono le possibili alternative per l’affidamento in house: costituzione di una nuova società pubblica o, in alternativa, trasformazione della compagine societaria – uscita del socio privato ed ingresso dei comuni – e della missione della Sorical SpA ( da fornitore all’ingrosso di acqua potabile a gestore del servizio idrico integrato: acquedotto, fognatura e depurazione). La perseguibilità di quest’ultima opzione è da verificare e, quindi, concertare con la Regione: sia con riferimento alla corrente concessione in capo a Sorical (quale “grossista” nella fornitura idrica), sia per quanto concerne il possibile nuovo assetto societario e l’esercizio del controllo analogo rimesso ai comuni, sia rispetto alla definizione di forme di manleva che affranchino gli enti territoriali (nuovi soci) da eventuali responsabilità rinvenienti dalle passate gestioni.
    Pertanto, opportunamente, il Presidente dell’Assemblea AIC, avv. Marcello Manna, si è rivolto alla Presidente della Regione Calabria per ricercare la necessaria leale collaborazione, nel rispetto delle autonome prerogative di legge (dell’AIC e della Regione) e, quindi, superare una lunga e pericolosa stasi decisoria.
    In assenza di un possibile accordo con la Regione, da verificare in concreto e senza indugio, rimane aperta l’ipotesi della costituzione di una nuova società pubblica, i cui tempi realizzativi, però, imporrano la richiesta al Governo nazionale di una diversa pianificazione temporale, laddove la stessa dilazione temporale sia possibile in relazione agli impegni presi dal Governo nazionale verso la Comunità Europea e che contemperano attività prodromiche all’accesso alle linee di finanziamento per le quali la Regione Calabria sconta un ritardo oramai insostenibile.
    Nel frattempo, a distanza di oltre 26 anni dalla promulgazione della legge Galli, in Calabria poco o nulla è cambiato: i comuni erano e rimangono gestori in economia. Tale situazione non solo penalizza la fruizione ai calabresi di un servizio a conduzione industriale ma, allo stesso tempo, espone i comuni a rilevanti responsabilità per il mancato rispetto degli stringenti standard previsti dall’Autorità di regolazione nazionale (ARERA) che, sebbene disposti per il gestore industriale (a norma), si estendono anche ai comuni gestori in economia e quindi non conformi. A ciò si aggiunga l’insita esposizione ai controlli delle altre autorità che, a vario titolo, vigilano nell’ambito del servizio idrico comunale, in primis la Corte dei Conti.
    Va da sé che, per altro, per le croniche sofferenze di bilancio, i comuni hanno intuibili difficoltà nel disporre di risorse finanziarie da impiegare per la formazione del capitale sociale del gestore unico.
    Oggi più di ieri è necessario un atteggiamento di leale e fattiva collaborazione inter istituzionale, nella consapevolezza che il tempo dei rinvii è finito: ciascuno deve fare la propria parte in un quadro di scelte il più possibile partecipate e condivise. Non si tratta di additare colpevoli ma di rimuove colpe e trovare soluzioni rispettose della legislazione e dell’interesse dei calabresi, favorendo, ad esempio, il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e dell’associazione dei comuni (ANCI)”.