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    Reggio Calabria – Futuro incerto per Catonateatro, Chilà: “In queste condizioni non possiamo andare avanti”

    di Grazia Candido – Ancora risuonano all’arena “Neri” gli applausi di una stagione artistica che, nonostante la paura e le limitazioni del Covid-19, è riuscita a riportare in città quella normalità e quotidianità perduta nei mesi scorsi ma, soprattutto,  grazie alla Polis Cultura del patron Lillo Chilà ha rimesso in moto un circuito economico ormai fermo e distrutto. Purtroppo però, il numero uno di Catonateatro “minaccia” la paventata chiusura del rinomato festival diventato “un malato agonizzante che ha bisogno della sua medicina ma che non gli viene somministrata”.

    Quest’anno avete spento 35 candeline con un cartellone prestigioso e con artisti del panorama nazionale che hanno volutamente scelto questa arena.
    “Siamo venuti fuori da una stagione invernale “Le maschere e i volti” al teatro Cilea interrotta bruscamente a causa del Covid-19 che non ci ha consentito di mettere in scena gli ultimi tre spettacoli in programma. Pensavamo e speravamo che la Città Metropolitana, tenendo conto della nostra storia e di tutto quello che avevamo programmato, ci aiutasse, così come ha fatto il Governo nazionale, ma nulla. Ad oggi, la Polis Cultura non ha percepito alcun contributo né per l’anno 2019 né per il 2020”.
    Ci spieghi meglio.
    “Per la stagione 2019, abbiamo incontrato il sindaco Falcomatà sottoponendogli un cartellone di livello equiparabile a quelli dei migliori teatri d’Italia. Il primo cittadino sempre molto garbato, che incanta e poi fa il “voltafaccia” non mantenendo ciò che promette, ci ha garantito una somma adeguata alle nostre stime, poi rendicontate puntualmente, che si aggiravano intorno a 110 mila euro di perdita, tanto era importante e costosa la stagione che avevamo messo in campo per rilanciare il Cilea.  Quando abbiamo saputo però che ci avrebbero dato 17 mila euro, abbiamo fatto ricorso alla Città Metropolitana mettendo in evidenza tramite i nostri legali, le inesattezze riscontrate nelle attribuzioni delle somme, dei punteggi e le anomalie nelle graduatorie dei contributi contestando anche  la modifica in corso del primo bando: siamo stati valutati con un regolamento e poi, alla ripartizione del contributo, un anno dopo, sono stati cambiati i parametri che gli hanno consentito di dimezzare la somma pattuita. Per questo abbiamo fatto ricorso grazie al quale sono state riconosciute delle incongruenze ma hanno modificato di poco la somma, 22 mila euro. Allora, ci siamo rivolti al Tar perché vogliamo trasparenza e chiarezza ma, ad oggi, non ci hanno liquidato nemmeno la somma assegnataci.  Nonostante ciò, dopo essere usciti con le ossa rotte e l’amarezza di non aver potuto concludere al teatro “Cilea” la stagione 2019-2020, una stagione che stava andando molto bene, appena abbiamo saputo che il 15 Giugno si sarebbero riprese le attività culturali, ci siamo organizzati per rimettere in moto la macchina della Polis Cultura composta da me, Maria Grazia Verduci e Luciano Pensabene, un triumvirato solido e compatto.  Nonostante le limitazioni e la paura che la gente non venisse a teatro, anche se Catonatetaro è un’arena all’aperto, abbiamo acquistato tutto ciò che serviva e che richiedeva la normativa come il segna temperatura, i dispositivi igienizzanti, in galleria c’erano le postazioni per registrarsi durante gli spettacoli, l’obbligo della mascherina, un controllo serrato ed attento con il nostro staff di mascherine, sviluppato le aree di uscite e di entrata per evitare gli assembramenti e garantire agli spettatori sicurezza continuando la nostra stagione. Ci tengo a precisare che, nonostante l’anfiteatro abbia 1200 posti, siamo riusciti con il distanziamento a recuperarne solo 596 sedute creando un cartellone forte ma contenuto che ci ha consentito di festeggiare i nostri 35 anni e, soprattutto, di soddisfare il nostro fedele pubblico.  Certi di prendere il contributo minimo della Città Metropolitana per l’anno 2019 e non potendo usufruire dei due bandi regionali che definisco “biricchini” e che ci hanno tagliato fuori in base ad un regolamento improponibile per  la nostra programmazione, abbiamo voluto insieme ai miei due soci, investire su questa stagione con spettacoli di livello come quello di Alessandro Siani molto costoso rispetto ad altri ma che ci garantiva un pubblico numeroso tant’è che abbiamo avuto il sold-out molti giorni prima del 13 agosto. Ma queste stagioni non possono vivere con i soli biglietti degli incassi”.
    Quindi c’è il rischio che Catonateatro chiuda?
    “In queste condizioni non possiamo andare avanti. Inoltre, per la stagione invernale è giusto ribadire che il teatro Cilea non ha 840 posti ma 650 posti visibili e che necessita di manutenzione, è pieno di blatte, le lampadine sono fulminate, ci sono poltrone rotte e molte di queste le abbiamo sistemate a spese nostre insieme a Peppe Piromalli”.
    Trentacinque anni di successi e una storia artistica consolidata. A qualcuno dovrà dire grazie?
    “Solo al mio pubblico”.  Catonateatro non può morire ma ci serve aiuto e continuerà se gli Enti ci sosterranno. Molte persone affezionate al festival mi hanno chiamato per aiutarci, volevano fare una donazione ma non è giusto. Gli Enti hanno l’obbligo di supportare realtà culturali come la nostra. Non ha senso spendere somme esose per sagre di piazza, eventi estivi che, per carità, devono avere un aiuto economico ma non devono scavalcare realtà culturali consolidate negli anni. In tanti mi hanno detto di tacere ma io non ho paura di dire la verità perché mi schiero con Catonateatro e so cosa ho fatto in questi 35 anni. Non abbiamo fatture gonfiate, i nostri spettacoli hanno un cachet inferiore rispetto a quelli che compra la Città Metropolitana. Noi abbiamo contatti diretti con le produzioni e cerchiamo di abbassare i costi al minimo per non penalizzare lo spettatore.  Io devo tutelare il mio pubblico che, da anni, mi segue e mi sostiene”.
    Cosa spera per il futuro?
    “Spero che ci sia un sindaco che voglia bene alla cultura e che riconosca le cose serie da quelle facete, che dia un contributo a chiunque ma equivalente allo spessore dell’evento.  L’arena Neri è un’aria bonificata da noi e non posso dimenticare quando venne Michele Placido e vide cumuli di immondizia per le strade del paese mentre in questo sito vigeva pulizia, rigore e ordine tant’è che l’artista stesso lo definì un’oasi naturale e ci dedicò una poesia. Abbiamo sempre lottato per la cultura ma da due anni non prendiamo alcun contributo e, adesso, siamo con l’acqua alla gola. Noi viviamo con i prestiti delle banche e la gente deve sapere che, in Italia, non c’è teatro che vive solo con gli incassi.  Anche il teatro Sistina sta fallendo ma tutto ciò è inaccettabile e i nostri amministratori non possono spendere i soldi destinati alla cultura per altro. Mi auguro che, per l’estate 2021, ci sia un “salvatore” magari chiamata Santelli che possa sistemare questo paventato fallimento che segnerebbe sicuramente una sconfitta non solo per Reggio ma per tutta la Calabria”.