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    Reggio Calabria – Al via le attività del Lions Club Villa San Giovanni Fata Morgana

    Domenica 2 Agosto, presso la prestigiosa Arena Neri, luogo simbolo della
    popolare rassegna di Catonateatro, il Lions Club Villa San Giovanni Fata Morgana, alla presenza del governatore del Distretto 108Ya Prof. Antonio Marte, ha dato vita alla prima attività di servizio.

    Il presidente del Club Dottor Paolo Pensabene, dopo aver ringraziato le
    autorità lionistiche e politiche, i rappresentanti degli Ordini Professionali e degli Enti
    Locali presenti, ha puntualizzato quanto il ruolo che svolgono i Lions sia frutto di un lavoro di squadra e di collaborazione che i soci mettono al servizio delle comunità di
    appartenenza con la voce del cuore e della passione. In questo ultimo periodo il pericolo del Covid-19 ha innescato un mutamento dei problemi sociali che hanno
    favorito un aumento delle fasce deboli e fragili e l’incertezza di un futuro in cui non vengono garantite le necessità primarie ha, di conseguenza, prodotto una miriade di attività a supporto delle strutture mediche e scolastiche.
    Lo testimonia Il Service con il quale riprendono le attività del Club che si
    inserisce in un nuovo progetto che il governatore Antonio Marte ha fortemente
    volume: “IMPATTO PSICOLOGICO DELLA PANDEMIA: TRA PAURA E VULNERABILITA’”.
    Paura e anche angoscia, perché la paura è un meccanismo di difesa nei
    confronti di qualcosa di definito mentre l’angoscia attiva la dimensione
    dell’inconoscibilità nel senso che non riconoscendo il luogo dove si annida in questo caso il virus, qualsiasi persona che ci passa accanto potrebbe essere fonte di contagio.
    Il Service dal titolo ”Else scomparsa nell’ombra fitta del bosco” pone molti
    interrogativi…..Chi è Else, da dove viene, qual è la sua storia e soprattutto perché si è persa nell’ombra di un bosco, perché proprio il bosco? Il bosco, per la maggior parte di noi, rappresenta l’ignoto, un luogo che non conosciamo, che ci intimorisce, in
    cui è facile perdersi ed è difficile ma non impossibile ritrovarsi.
    La storia di Else è una storia dolorosa. Else, che ovviamente è un nome di
    fantasia, è una giovane paziente conosciuta dal dottor Giacomo Romeo in occasione di una consulenza psichiatrica in Pronto soccorso, colta nel momento in cui da una condizione di apparente normalità mentale slitta a poco a poco nel mondo della follia.
    L’incontro con Else è stato così toccante che il Dottor Giacomo Romeo ha
    sentito il bisogno di trasformare la sua esperienza in un pezzo di teatro per far
    conoscere quella che potrebbe essere per ognuno di noi una possibilità umana, un
    pericolo possibile e immanente.
    Ed ecco che qui si materializza la protagonista che, attraverso una magistrale interpretazione di Paola Nicolò, una giovane attrice reggina, accompagnata dal bravissimo chitarrista Teddy Condello, dà il via alla tavola rotonda portando i numerosissimi presenti a calarsi nella condizione di un dolore senza fine che
    materializza i punti terminali dell’opposizione che ogni uomo porta dentro di sè.
    La tavola rotonda, condotta impeccabilmente dalla dottoressa Chiara Palermo, i cui protagonisti sono stati l’ideatore del Service lo psichiatra Giacomo Romeo, il professore di filosofia Francesco Crapanzano, la neuropsicologa Silvia Caminiti, ha
    preso il via in un alternarsi di interventi che partendo dalle connessioni tra psichiatria
    e filosofia si sono sviluppate attraverso un percorso che ha fatto del caso “ELSE” il simbolo di una grave patologia che può colpire chiunque viva una condizione di particolare fragilità e si caratterizza per la costruzione di una realtà alternativa non necessariamente “folle”. Patologia la quale sembra avere delle correlazioni organiche che la moderna strumentazione diagnostica (PET) qualche volta riesce a rilevare.
    Il taglio intimistico e profondo di questa narrazione ha suscitato sensazioni profonde nell’animo del governatore che, nel discorso (virgola eliminata) a chiusura dell’evento, ha posto il dito sulle conseguenze che il post Covid potrebbe avere nella
    mente delle persone e di come l’entrare e uscire dai meandri della follia e della razionalità possa costituire il confine di un grande stress traumatico.
    L’emozione scaturita dalla interpretazione stupenda dell’attrice ha stimolato i pensieri dalla filosofia alla neuroscienza, al modo di approcciarsi che fa prefigurare
    scenari futuri che riguardano il mondo delle neuroconnessioni.
    Il senso della serata è che dobbiamo assisterci l’uno con l’altro e diventare di nuovo persone che sanno vivere assieme, che trasmettono con passione e sono pronti a testimoniare di essere degli individui interconnessi. Infatti, se non si sta insieme, se non ci sosteniamo vicendevolmente, non usciremo da queste condizioni.
    Questo è il messaggio profondo, immenso, meditato e pieno d’orgoglio da dare
    ai soci; esso fa riferimento al grande obiettivo di dare a tutti i Lions un miscuglio di sensazioni che vada dalla scienza ad altissimo livello al contatto dell’uomo, all’affetto, alla solidarietà e all’amore.