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    Primo successo per Catonateatro, “Parlami d’amore Mariù” dona musica, ricordi ed emozioni

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Un nostalgico tuffo nel passato per rivivere quei momenti che hanno ispirato il “gigante” della creatività italiana, Cesare Andrea Bixio e che, ieri sera, nell’incantevole arena “Alberto Neri” grazie alla Polis Cultura di Lillo Chilà, ha catapultato il fedelissimo pubblico del festival di Catonateatro giunto alla sua XXXV edizione, tra la magia delle più belle canzoni che, ancora oggi, si cantano nel mondo.

    Tradotte in 47 lingue le indimenticabili “Mamma”, “Parlami d’amore Mariù”, “Vivere”, “Violino tzigano” hanno riaperto quel cassetto di ricordi tra paure, nostalgia, lacrime e sorrisi. Rispettando tutte le normative vigenti post Covid-19, il coraggioso patron Chilà è riuscito a mettere in scena “Parlami d’amore Mariù” con gli affascinanti attori Paolo Conticini, Rocío Muñoz Morales, Alessandra Ferrara e il tenore vibonese Alessandro D’Acrissa. Un team perfetto guidato dal regista Francesco Bellomo che, prima della messa in scena, ha spiegato alla platea l’obiettivo della pièce che ripercorre 40 anni di storia italiana alla quale quelle stesse canzoni hanno dato voce.
    “Finalmente ci siamo in questo incantevole anfiteatro, con un po’ di distanza ma siamo qui: questa dovuta lontananza è un modo per sentire meno caldo – sorride il regista e produttore Bellomo – Guardiamo avanti con uno spettacolo tra teatro e musica attraverso una storia di amore tra Bixio e Mariù e in questi semplici quadri, vedremo il marito fedifrago che, però, tutte le sere porta le rose alla sua donna, il rapporto tra il soldato e la mamma, Anita la partigiana, Claretta e tante altre cose in un excursus che ci costringe a mediare in una situazione di “misery space” a causa del Covid-19. Sulla scena, di volta in volta, avremo dei simboli rappresentati con manichini che identificano i personaggi e i tempi”.
    Bixio lavorò sempre dietro le quinte, dividendosi tra spartiti e famiglia. Tutti conoscono le sue canzoni ma pochi la sua storia personale e la portata epocale del suo lavoro. E grazie a questo quartetto perfetto di artisti, tra le dolci musiche riproposte dal sublime pianista Andrea Biagioli tra lettere, biglietti, cartoline, diari di gente comune, si ricostruisce un secolo che segnó una generazione, il Novecento. Tra le storie e le note delle grandi canzoni di Bixio, i protagonisti iniziano quel viaggio di ricordi dalla moglie del maestro alla quale dedicò la sua canzone più bella, “Parlami d’amore Mariù”, interpretata dall’affascinante e sensuale Rocío Muñoz Morales. Ed è come se da quel ricordo, attraverso la voce di Mariù e dello stesso Bixio (i cui panni li indossa un magnetico Conticini), prendessero vita gli uomini e le donne che in quelle canzoni sono descritti, o che le hanno amate, o che ne sono stati ispirati.
    In scena si nota il vuoto, volutamente ricreato dal regista, una scrivania e una sedia da un lato, un comodino e una poltrona dall’altra e al centro un proiettore-armadio dove scorrono le immagini e i volti del tempo, per dare sempre più spessore alle storie, ai racconti scanditi dalle melodie e dalla voce possente del tenore D’Acrissa perfetto a riproporre brani immortali per più di una generazione che, non a caso, si associano spesso a grandi film ed a grandi interpreti.
    “Ci sono molte storie in queste canzoni che ci fanno ricordare che tante nuvole stavano sopra le nostre teste” – afferma la dolce Mariù aspettando il ritorno a casa del marito.
    In un’ora e mezza, vengono ricostruite le atrocità della guerra, l’arrivo dei tedeschi, le lotte e le paure di chi ha visto portarsi via il proprio padre partigiano e la consapevolezza di una bimba diventata donna che “se obbedisci agli ordini di una bestia, la bestia sei tu”.
    La sintonia tra gli attori Conticini, Muñoz Morales e Ferrara ricreano un cinema in bianco e nero, forse dimesso, ma con tutti i colori della passione e a muovere il connubio tra musica ed immagini, ci pensano i testi di Bixio.
    Finalmente la guerra finisce, arrivano gli anni ’60 e il profumo di un periodo migliore scandito dalla musica del festival di Sanremo e con le immagini di Domenico Modugno che canta “Nel blu dipinto di blu” inizia l’accelerata alla canzone italiana, alla vita. Tutto il resto è venuto di seguito.
    Sullo schermo passano le donne che hanno segnato la storia Sofia Loren, Grace Kelly, Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Silvana Manganaro, Gina Lollobrigida, Mariangela Melato e tante altre.
    “Mi piace pensare che tutte le donne del mondo che si sono emozionate con queste canzoni, siano un pó me – dice nostalgica Mariù – Che in quei testi ci fossi pure io. In fondo, “Mamma” è la canzone più cantata nel mondo. Ma chiesi ugualmente a Cesarino se ci fosse una canzone tutta per me e lui mi disse: “ho scritto per te la più bella di tutte”. Le note di “Parlami d’amore Mariù” cantata da Conticini sul finale, chiude un viaggio tra i sentimenti di un uomo semplice e schivo che ha segnato un secolo di storia italiana e che ancora oggi, è riuscito a farci sognare in una calda notte d’estate.