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    Lazzaro (Rc) – Combustione dei fanghi di depurazione essiccati

    Riceviamo e pubblichiamo nota di Vincenzo Crea, referente unico dell’ANCADIC e Responsabile del Comitato spontaneo “Torrente Oliveto”.

    “Giovedì 13 agosto 2020 sono iniziati in località Comunia di Lazzaro con ingiustificabile ritardo le operazioni di spegnimento della combustione dei fanghi di depurazione essiccati. Dette operazioni sono state sospesi nei giorni 15 e 16 agosto.
    La fumosità continua senza sosta ad invadere il circondario e le abitazioni aumentando i disagi e le preoccupazioni dei cittadini che continuano a dolersi per le sostanze che il fumo, che nasce dalla combustione, libera nell’aria e raggiungono le abitazioni rendendo l’aria irrespirabile con gravi potenziali pericoli soprattutto per le persone con patologie respiratorie e con malattie allergiche.
    Si chiede alle Istituzioni dello Stato di sapere le motivazioni che hanno determinato il ritardo negli interventi e se a conclusione delle operazioni di spegnimento del fuoco, sia previsto il conferimento di tutti i fanghi di depurazione depositati a cielo aperto in varie zone della vasta area di Comunia e alla eventuale bonifica e risanamento ambientale dei siti interessati da tali depositi anche di quelli risparmiati dalle fiamme.
    Abbiamo appreso da una comunicazione del Sindaco del Comune di Motta SG pubblicata sulla pagina Facebook “Città di Motta San Giovanni” e sugli Organi di informazione che i Vigili del Fuoco e l’ARPACAL a conclusione di un sopralluogo svolto i n località Comunia, sono giunti alla conclusione che il materiale è costituito da sostanza organica e non è classificato come rifiuto (su quale base si asserisce che non è rifiuto?) non comporta emissioni di pericolosità e non sono necessarie ulteriori indagini di tipo ambientale. Atteso che l’ARPACAL svolge attività tecnico/ispettiva/strumentale per le finalità preposte, si chiede di sapere se gli esiti, tutti gli esiti, dell’attività relativa siano stati inviati alla competente struttura ASP, ovvero alla Direzione Area Dipartimentale di Sanità Pubblica. Tanto in considerazione che, secondo noi, è il medico di Igiene e Sanità Pubblica che assume determinazioni a tutela delle persone, nei modi ritenuti idonei per scienza e cultura. Non è il tecnico che esprime diagnosi. Non può esprimerla, sempre secondo noi e salvo diversa dimostrazione. Male non fa ricordare, per analogia, che nel giugno del 1996, come all’epoca riportato dai mass media, a seguito di decesso di minore che frequentava un asilo di Reggio Calabria, riconducibile a patologia sospetta di meningo encefalite, si è scoperto che la struttura ricettiva era stata abilitata con certificato igienico sanitario dei locali a firma dirigente medico di struttura sanitaria diversa dalla competente direzione Area Dipartimentale di Sanità Pubblica, seppur afferente alla medesima struttura organizzativa. L’asilo è stato posto sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria, il medico incriminato”.