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    Comitato Stop 5g risponde a Confindustria Giovani Reggio Calabria: ‘Cautela, c’è in gioco la salute’

    Di seguito la nota:

    In riferimento alla riflessione dei Giovani di Confindustria del 30 luglio scorso apparsa su alcuni quotidiani locali in merito alla tecnologia 5G in cui si legge di “presunti rischi alla salute” e che “l’OMS abbia chiarito che non c’è assolutamente alcun rischio per la salute dei cittadini”, è necessario osservare quanto di seguito.

    Nel caso in cui i rischi per la salute siano presunti è doveroso applicare il Principio di Precauzione così come richiamato dalla Risoluzione 1815/2011 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europea che scrive “In accordo con l’OMS, i campi elettromagnetici di tutte le frequenze rappresentano uno degli (inquinanti) più comuni ed in veloce aumento nell’ambiente, sui quali ansia e congetture sono diffusi. Tutte le popolazioni sono attualmente esposte a vari gradi ai campi elettromagnetici, i livelli dei quali cresceranno continuamente con gli sviluppi tecnologici” e che riguardo ai valori di soglia per le emissioni dei CEM raccomanda di applicare il principio di ALARA ovvero “tanto basso quanto ragionevolmente possibileper entrambi i cosiddetti effetti termici e gli effetti a-termici o biologici delle emissioni o radiazione elettromagnetiche” concordando con ampia letteratura sull’esistenza di effetti biologici che, per ovvi motivi, possono essere riconosciuti e opportunamente valutati solo nel medio/lungo termine.

    È bene sottolineare il fatto che la predetta Risoluzione menzioni gli effetti biologici e non solo gli effetti termici perché sembrerebbe che i limiti all’esposizione previsti dalla normativa vigente e suggeriti dall’ICNIRP all’OMS tengano conto dei soli effetti termici, ovvero di quanti gradi aumenterebbe la temperatura di un tessuto organico esposto ad un CEM senza rilevare, pertanto, quali siano gli eventuali effetti biologici. Sembrerebbe, inoltre, che gli effetti termici siano stati misurati su manichini riempiti con del gel proteico che dovrebbe riprodurre i soli effetti termici che potrebbero essere registrati se la stessa energia fosse indirizzata verso un organismo biologico. Ovviamente le reazioni del gel proteico non possono essere paragonate (in quanto agli effetti non termici) alle reazioni di un organismo vivente la cui complessità non è ancora compiutamente conosciuta dalla scienza moderna.

    Ma andiamo avanti, ancora si discute di “presunti rischi per la salute” quando invece è evidente che ogni “ricettore” esposto ad una fonte energetica reagisca all’esposizione ( è naturale !), ed effetti non termici sono stati registrati sia sulla popolazione costretta ad abitare in prossimità di elettrodotti, i cui CEM hanno frequenze e potenze ampiamente inferiore ai CEM utilizzati per la trasmissione dati, sia su specifiche categorie di lavoratori come il personale addetto agli impianti radar, sistemi che usano onde elettromagnetiche le cui frequenze, a seconda dello scopo per cui vengono utilizzati, sono le stesse di quelle utilizzate per le trasmissioni dati dalle nuove tecnologie.

    Le tecnologie per la trasmissione dati non cablate sfruttano la modulazione delle onde elettromagnetiche e i CEM sono inseriti dallo IARC nel gruppo 2B in attesa, sembrerebbe, di essere inseriti nel gruppo 2A a seguito di sperimentazione effettuata dall’Istituto Ramazzini di Bologna su cavie da laboratorio esposte ai CEM a radiofrequenza equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore di 1,8 GHz.

    Ma pur che lo IARC inserisca i CEM nel gruppo 2A o nel gruppo 1 “Cancerogeni umani’ ( tra cui vi sono presenti sostanze come l’amianto) la ridefinizione del rischio dei CEM non ci deve distrarre da tutti gli altri possibili effetti biologici provocati non solo dalla tecnologia 5G, ma da tutte le tecnologie che utilizzando onde EM per la trasmissione dati contribuiscono ad aumentare i livelli di elettrosmog.

    Sono ormai conosciuti da tempo, perché più evidenti e tangibili per l’uomo, gli effetti a medio e lungo termine dei rumori, fenomeni acustici fastidiosi, per la salute umana. La scienza medica riconosce che livelli sonori tollerabili nel breve termine possono provocare nel medio/lungo termine danni psichici e neurovegetativi, pertanto gli effetti all’esposizione dei CEM, così come per l’esposizione prolungata al rumore, potrebbero essere “scientificamente” valutati solo nel medio/lungo termine.

    Sempre in riferimento alla Risoluzione 1815/2011 disattesa dagli Stati membri, specie per quanto riguarda le campagne informative a cura dei Ministeri competenti ( Sentenza TAR Lazio 500/2019), l’Assemblea Parlamentare pone l’attenzione sui valore limite di esposizione al tempo vigenti (2011) e scrive rivolgendosi agli Stati Membri “fissino soglie preventive per l’ esposizione a lungo termine alle microonde e in tutte le zone all’interno (indoor), in accordo con il Principio di Precauzione, che non superino gli 0,6 Volt/metro e nel medio termine ridurre questo valore a 0,2 V/m;” riconoscendo rischi per la salute umana per esposizioni prolungate superiori ai 0,6 V/m , valore ben al di sotto degli attuali valori limite fissati in 6 V/m che forse potrebbero essere innalzati a 61 V/m per consentire ad una generosa moltitudine di apparecchi, dal frigorifero, al drone per la consegna degli acquisti a domicilio, di potersi connettere alla rete di telecomunicazione.

    Ma non solo, anche il Parlamento Europeo recentemente si è posto delle domande sugli effetti delle comunicazione wireless 5G per la salute umana e in un recente documento del Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo rinvenibile a questo url https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2020/646172/EPRS_BRI(2020)646172_EN.pdf si può leggere:

    Questo ( l’aumento significativo delle stazioni base e dei devices) solleva la domanda se vi sia un impatto negativo sulla salute umana e sull’ambiente dovuto a frequenze più alte e miliardi di connessioni aggiuntive, che, secondo la ricerca, significherà una costante esposizione per l’intera popolazione, compresi i bambini. Mentre ricercatori generalmente ritengono che tali onde radio non costituiscano una minaccia per la popolazione, la ricerca fino ad oggi condotta non ha affrontato la costante esposizione che introdurrebbe il 5G. Di conseguenza, una sezione della comunità scientifica ritiene che sono necessarie ulteriori ricerche sui potenziali effetti biologici negativi dei campi elettromagnetici (EMF) e 5G, in particolare sull’incidenza di alcuni gravi malattie per gli esseri umani. Un’ulteriore considerazione è la necessità di riunire ricercatori di diverse discipline, in particolare medicina e fisica o ingegneria, per condurre ulteriori ricerche sugli effetti del 5G.”

    Ed anche il nostro Ministero dell’Ambiente con decreto dell’11 gennaio 2017 (GU n. 23 del 28 gennaio 2017) nel definire i “Criteri Ambientali minimi per gli arredi e per interni, per l’edilizia ed i prodotti tessili” parte integrante del “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi per la Pubblica Amministrazione” al punto 2.3.5.4 “Inquinamento elettromagnetico indoor” scrive “Al fine di ridurre il più possibile l’esposizione indoor ai campi magnetici ad alta frequenza dotare i locali di sistemi di trasferimento dati alternativi al Wi-Fi es la connessione via cavo” riconoscendo di fatto una pericolosità nell’uso di sistemi che utilizzano onde ad alta frequenza.

    Inoltre i Giovani di Confindustria scrivono “il 5G si estenderà a frequenze più elevate, già utilizzate ampiamente in altre applicazioni come i body scanner” come se i body scanner fossero innocui per la salute umana pur se sembrerebbe che possano interferire con il funzionamento dei pacemaker, di fatti una recente ed apprezzabilissima ordinanza dell’Amministrazione del Comune di Villa San Giovanni ha sospeso l’installazione di una nuova antenna per le reti di TLC perché sarebbe stata installata in prossimità dell’abitazione di una portatrice di pacemaker, non solo, l’esposizione ai Body Scanner per brevissimi intervalli di tempo non può essere paragonata ad una esposizione 24 h/giorno come sarebbe per tutti gli organismi viventi irradiati dalle onde millimetriche del 5G.

    I Giovanni dell’Associazione di Via Torrione legittimamente guardano alle nuove tecnologie con gli occhi di coloro i quali esercitano attività di impresa “ organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi” e il 5G, come il 6G di successiva generazione, aumenterà lo scambio di dati e quindi di servizi e pertanto di possibili profitti per le aziende che offrono servizi di una certa natura, però, proprio perché l’ordinanza 75/2020 del Sindaco del Comune di Reggio Calabria ha come oggetto “Ordinanza di sospensione precauzionale della sperimentazione e/o attivazione della tecnologia 5G sul territorio del Comune di Reggio Calabria,” dovremmo anteporre agli interessi legittimi di chi fa impresa l’Art 41 della Costituzione Italiana che recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”

    Pertanto, stante che ad oggi nessuno studio epidemiologico potrebbe sostenere che non vi sia alcun nesso di casualità tra le sempre più diffuse malattie degenerative e l’aumento esponenziale dell’elettrosmog, che la Corte d’Appello di Torino Sezione Lavoro (Sent. 904/2009) definitivamente “ha confermato la decisione di primo grado del Tribunale di Ivrea (n. 96) che, nel 2017, aveva riconosciuto la dipendenza da causa di servizio per un neurinoma del nervo acustico insorto in un dipendente di Telecom Italia dopo aver utilizzato per 15 anni un cellulare” ma che, ancor di più, la stessa Corte aggiungebuona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze, o che quantomeno sostiene che le ricerche giunte ad opposte conclusioni non possano essere considerate conclusive, come evidenziato anche dai Consulenti d’Ufficio a commento delle osservazioni della difesa dell’appellato versa in posizione di conflitto di interessi, peraltro non sempre dichiarato …. secondo cui gli autori degli studi indicati dall’INAIL, nominativamente elencati, sono membri di ICNIRP elo di SCENIHR, che hanno ricevuto, direttamente o indirettamente, finanziamenti dall’industria” … “ “Infatti l’ICNIRP è un organizzazione privata, le cui linee guida sulle RF hanno una grande importanza economica e strategica per l’industria delle telecomunicazioni, con lo quale peraltro diversi membri dell’ICNIRP hanno legami attraverso rapporti di consulenza … A parte possibili legami con l’industria, appare evidente che i membri dell ‘ICNIRP dovrebbero astenersi dal valutare l’effetto sulla salute di livelli di RF che I’ICNIRP stesso ha già dichiarato sicuri e quindi non nocivi per lo salute” ed ancoraL’impostazione dei Consulenti d’Ufficio è del tutto condivisibile, essendo evidente che l’indagine, e le conclusioni, di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate, gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati all’esito degli studi.” è doveroso per chi è Autorità Sanitaria limitare quanto è più possibile l’esposizione della popolazione a possibili rischi per la salute umana.

    Non per ultimo i Giovani di Confindustria nel loro comunicato scrivono che il nostro territorio potrebbe conoscere “opportunità di sviluppo incredibili e mai conosciute prima” che il 5G è una “tecnologia rivoluzionaria “ che “avremo nuovi settori e modelli di business e di conseguenza un miglioramento notevole della qualità della vita in tutto il mondo “. Ebbene, al momento pensando alla implementazione della rete 5G vengono alla mente le immagini dei droni fatti volare a Torino in occasione del Natale 2018 e un recente reportage che racconta come in Cina sia possibile un feroce controllo sociale realizzato grazie alla capillare diffusione dei sistemi di videosorveglianza che hanno necessità di utilizzare reti di TLC molto performanti come il 5G. Per quanto riguarda la telemedicina, menzionata nella riflessione di cui in premessa, visto che la professione medica può essere esercitata di norma all’interno di ambulatori o strutture sanitarie non si comprende quale sia la necessità di dotare ogni angolo della nostra città di antenne per la copertura capillare e puntuale del territorio cittadino stante che il segnale-dati può benissimo raggiungere le strutture ambulatoriali/sanitarie utilizzando la sempre più diffusa fibra ottica e poi essere diffuso all’interno della sola struttura medica per mezzo della tecnologia che maggiormente si preferisce ( Wi-Fi o ancor meglio il Li-Fi) senza creare inutile elettrosmog nell’ambiente esterno.

    La qualità della vita umana ed il benessere necessitano di una notevole riduzione dell’inquinamento ambientale qualunque ne sia la natura, particellare o energetica, e la diffusione delle future tecnologie per le telecomunicazioni, al contrario di quanto affermano i Giovani di Confindustria aumenterà l’inquinamento ambientale anche a causa dell’aumento dei consumi di energia elettrica. Sembrerebbe, infatti, come riporta l’ANSA che “Uno studio, commissionato da E.on e svolto dalla RWTH Aachen University, ritiene che nel 2030 i data center consumeranno il 13% di tutta l’elettricità prodotta a livello mondiale, contro l’1% del 2010. Il drastico aumento della domanda sarà determinato anche dalla recente introduzione degli standard 5G per la telefonia mobile”.

    Procedere con cautela è sempre una ottima scelta specie quando in gioco vi è la salute”.