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    ‘Prima o poi’ il nuovo singolo dell’artista reggino Nubivago

    NUBIVAGO è un cantautore, bassista, scrittore, nato a Reggio Calabria (1983). Ha vissuto a Milano e attualmente vive a Tokyo.
    Dal 2004 al 2019 collabora con diversi artisti (cantautori, interpreti e band) della scena pop e indie (Michele Pecora, Micaela, Augusto Favaloro, Fabio Macagnino, Blucobalto, Teresa Mascianà, Beppe De Francia, Antonio RAM Mazzoccoli… e tanti altri). Nello stesso periodo suona con alcune orchestre, soprattutto moderne, e in particolare con la Mediterranea Orchestra, condividendo il palco con numerosi artisti, tra i quali Paolo Mengoli, Ivana Spagna, Franco Fasano. Collabora inoltre con la Mediterranea Scuola di Musica di Reggio Calabria come insegnante di basso elettrico (2015/2016).
    Dopo quasi un ventennio al servizio della musica come bassista, riparte da un progetto tutto nuovo nella veste di cantautore. Oggi ci presenta “Prima o Poi”, il suo singolo d’esordio.

    Parlaci del tuo pseudonimo. Perché Nubìvago?

    Sono un inguaribile sognatore. Tendo a vagare con la mente ovunque mi trovi, a camminare tra sogni e idee, appunto. Nubìvago è lo pseudonimo che più mi rappresenta, il concept che riassume e unisce i miei universi artistici. È una sorta di ikigai (生き甲斐 – dal giapponese: ragione di esistere), un progetto nato col desiderio di esternare il mio mondo interiore, in cui il sogno e la realtà convivono eternamente.

    Vivi a Tokyo da un po’ di tempo. Cosa ti ha portato così lontano?

    Ho cullato il sogno di vivere in Giappone per diversi anni. Ne sono perdutamente innamorato. Leggo molta letteratura giapponese e sono affascinato da ogni aspetto della cultura nipponica che, ha in sé intrinseca la predisposizione a ricercare il bello che è nel tutto, in una sorta di presente perpetuo. Così nel 2019 ho deciso di mettere in stand-by la mia vita da bassista, i tour, la didattica… desideravo profondamente raggiungere la terra del Sol Levante, studiare giapponese, vivere un’esperienza autentica. Mi sarei accontentato di fare il turista ovunque, ma non in Giappone. Il Giappone è una cosa a parte, un mondo dentro e fuori dal mondo.

    Le tue canzoni sono ispirate al Giappone?

    Il Giappone è una fonte di ispirazione inesauribile, ma non è la sola. Scrivo canzoni da sempre. Questo per dire che le mie canzoni nascono spesso di fronte ai paesaggi di lago, tra le montagne o davanti ai meravigliosi tramonti sul mare ai quali la mia terra mi ha abituato. Il nostro mare trasmette molto in questo senso. Al contempo sono attratto dal ritmo delle grandi città, dalla New York impregnata di jazz ad esempio, o dalla meravigliosa Milano. Sono città che hanno ispirato molto di ciò che ho scritto, non soltanto dal punto di vista musicale. Ma per il momento parliamo di canzoni.

    Perché? C’è altro?

    Si, ma come ha scritto Michael Ende – questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta – (sorride).

    Parlaci della tua canzone – Prima o Poi.

    Il brano è prodotto da Pasquale Lacquaniti per Edizioni Musicali Miseria e Nobiltà – Milano. Ci tengo a ringraziarlo per aver creduto nella canzone e nel progetto, dandomi questa opportunità. Insieme ringrazio anche Francesco Monteleone di Momenti Sonori.

    Prima o Poi è un viaggio immaginario, la rappresentazione di un mondo giusto, futuro o retro-futuristico, in cui le priorità vengono ridisegnate e il senso delle cose ribaltato. È un volo collettivo e individuale verso quella potrei definire Utopia, una Nuova Terra, un luogo post apocalittico, un nuovo paradiso terrestre, l’Arcadia del domani. Direi quindi che può essere quello che l’ascoltatore vuole che sia, anche perché in fondo può darsi si tratti di un sogno.

    Nelle strofe fai una lista di cose che succedono o finiscono. Qual è il messaggio?
    È importante sottolineare che in un mondo utopico, molte delle cose che oggi reputiamo fondamentali diventerebbero inutili. Gli starnuti delle borse di Manhattan, a Utopia, un posto di reale uguaglianza, non esisterebbero. Lo stesso vale per gli avvocati, spesso veri e propri eroi del nostro mondo. Se tutti ne hanno diritto è perché sono davvero preziosi. Di solito nelle serie tv sono tra i miei personaggi preferiti ma, riflettiamoci, in un mondo giusto non esisterebbero. Non avrebbero nessuno da difendere. Niente colpevoli o innocenti, niente ricorsi per lavori perduti o mai ottenuti… è di questo che sto parlando.

    E dunque che tipo di mondo sarebbe questa Utopia?

    Immagino un luogo di sognatori e di profonda condivisione. Un mondo in cui l’arte è necessaria, un mondo di musica, poesia e gentilezza. Un mondo in cui riscoprire l’essenza delle cose. Ma non a parole, la retorica a Utopia non esiste. Poi immagino inchini giapponesi, e menestrelli ascoltati con profonda attenzione, in un silenzio che è esso stesso musica.

    Nella canzone parli anche d’amore, giusto?

    Dal momento che intendo l’amicizia come una forma d’amore, si. Il mondo utopico che descrivo non conosce separazioni, per tanto, stringendo un attimo il campo visivo, è anche il posto in cui due amici (penso a una Lei e un Lui) finalmente si ritrovano, e dopo tanto tempo festeggiano di nuovo qualcosa insieme.

    Parliamo di musica in senso più tecnico. Sei l’autore e il compositore del brano?

    Autore, compositore, cantante, corista e bassista.

    Chi sono gli altri musicisti che hanno partecipato al progetto e perché lì hai scelti?

    Sono il produttore artistico dell’opera ma sono anche un cercatore di metafore. “Prima o Poi” rappresenta in parte un viaggio interstellare. Inoltre il titolo stesso indica una sospensione temporale, non dà punti di riferimento, anzi, fa pensare all’infinito. In un contesto del genere, seppur immaginario, è molto importante scegliere bene il proprio equipaggio. Ho ritenuto fondamentale costruire un team formato da amici e musicisti di assoluto valore, con cui potermi confrontare costantemente. Tornando alla produzione artistica, sono molto esigeste. Mi piace curare ogni dettaglio, per cui ho seguito e diretto tutte le fasi del lavoro. L’arrangiamento è di Pasquale Campolo, che ringrazio soprattutto per aver rispettato la mia idea compositiva. Ha cucito addosso al brano esattamente il vestito che desideravo avesse. Allo stesso tempo si è potuto esprimere artisticamente al massimo, proprio come speravo. Durante la fase finale del lavoro abbiamo lavorato a distanza e, ricordo perfettamente la nostra ultima videochiamata prima che mi consegnasse il premix. Avevamo registrato tutto (questo ed altri brani) e l’ossatura della canzone era perfetta. A quel punto gli ho detto – bene, adesso voglio che ti diverti un po’, dobbiamo osare. Lo voglio più elettronico. – È venuto fuori il synth che potete ascoltare già nell’intro, ma anche diverse altre parti che mi hanno conquistato. Di solito in fase compositiva mi piace pensare a dei loop di note, dei groove melodici, tutte le parti dell’arrangiamento che hanno a che fare con synth, tastiere e programmazione (batterie comprese). Naturalmente sono state suonate da Pasquale. Il bello di essere colleghi-amici sta soprattutto nel capirsi al volo.

    Le chitarre sono state suonate da Giuseppe Barcella e Claudio Bruno, in due fasi completamente diverse.

    Giuseppe è stato il primo a salire a bordo dell’astronave. Il suo modo di intendere lo studio recording è importante, soprattutto nelle prime fasi del lavoro. Siamo grandi amici e suoniamo insieme da oltre vent’anni (Blucobalto, Fabio Macagnino, Augusto Favaloro…). Si può dire che ho passato più tempo con lui che con la mia famiglia. È uno di quei musicisti che fa del suono e del gusto la sua arma vincente, soprattutto dal vivo. In studio invece riesce sempre a creare qualcosa che abbia un senso artistico per il brano. In altre parole non è il tipo di musicista che pensa in senso puramente chitarristico. Ecco.

    Claudio Bruno è il chitarrista di Gazzelle, ha suonato con Fiordaliso ed è molto attivo e apprezzato sulla scena musicale romana. Un professionista versatile e preciso. Aveva già registrato diverse chitarre per me, sia elettriche che acustiche, e in “Prima o Poi” è stato un valore aggiunto. Ha suonato nella fase finale delle registrazioni, dando al brano quello che mancava.
    In questo brano le chitarre sono molto discrete ma, importanti.

    Prima hai parlato di consegna del pre-mix. C’è stato quindi un ulteriore lavoro sul suono?

    Esattamente. Il mixaggio è di Emiliano Patrick Legato (Simple Minds, Mario Venuti, Sugarfree e tantissimi altri…). Per tornare alla metafora, Emiliano ci ha portati nello spazio. (sorride). Avevo già lavorato con lui per Blucobalto. È un produttore, musicista e arrangiatore incredibile e ha dato al brano la pasta sonora che sognavo di ottenere. La ciliegina sulla torta.

    Ci sembra di capire che a Prima o Poi seguiranno altre pubblicazioni. Il team rimarrà questo?

    Si, ma in alcuni brani, per questioni di sonorità, le batterie non saranno programmate, cosa invece voluta in questo brano. Il batterista sarà Domenico Pizzimenti. Non potrebbe essere altrimenti. Come bassista, ho avuto la fortuna di poter contare sulla sua solidità ritmica per quasi un ventennio. Abbiamo un background e un gusto molto simile, tanto che di solito se uno di noi si concede quelle che chiamo licenze poetiche (fill), l’altro le legge in anticipo, e tutto s’incastra come per magia.

    Dove possiamo ascoltare la tua canzone?

    La versione audio è disponibile già dal 3 luglio sulle maggiori piattaforme digitali (Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Tidal…).
    Il videoclip uscirà invece venerdì 10 luglio. Vi terrò aggiornati sulle mie pagine social, Facebook e Instagram.

    Come possiamo trovarti?

    Basta cercare semplicemente NUBIVAGO o Nubivago Official sulle vostre app di Facebook e Instagram.

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    Grazie.

    Grazie a voi. Un saluto a tutti.