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    Operazione “Pedegree” – La logica della massimizzazione dei profitti estorsivi

    Dalle indagini sono stati acquisiti elementi che dimostrano come, nell’ottica della massimizzazione dei profitti estorsivi, CORTESE Maurizio non abbia esitato ad ordinare la distruzione del bar di un affiliato [MORABITO Domenico] al fine di avvantaggiarne un altro [FILOCAMO Antonino], operante nella stessa zona di Viale Calabria, dal quale avrebbe ottenuto maggiori prebende.

    È emerso che MORABITO Domenico, gestore di fatto del bar “Mary Kate” sul Viale Calabria, pagava CORTESE per essere stato autorizzato ad aprire l’esercizio commerciale nella zona notoriamente controllata dai LABATE. Tuttavia il capo cosca, ritenendosi non soddisfatto dalle prestazioni del MORABITO – che, peraltro, avrebbe riferito di aver aperto l’esercizio commerciale senza il placet di alcuno – ha preferito ampliare i suoi guadagni accettando offerte più cospicue da FILOCAMO Antonino, titolare del “RoyalCafè”, ubicato nelle vicinanze del “Mary Kate” che il CORTESE ha deciso quindi di far chiudere con due gravi danneggiamenti eseguiti mediante incendio con il concorso del FILOCAMO. E così, nella serata del 12 aprile 2019, il bar “Mary Kate” subiva un grave danneggiamento causato da un incendio doloso. FILOCAMO e CORTESE avevano concordato che se MORABITO avesse riaperto il bar, essi avrebbero posto in essere ulteriori danneggiamenti. Il 13 maggio 2019, MORABITO avviava i lavori di ristrutturazione dell’esercizio commerciale. Ed esattamente 5 giorni dopo l’inizio dei lavori, i1 “Mary Kate” subiva un nuovo danneggiamento mediante incendio. Ulteriori intese intercorse tra i predetti consentivano al MORABITO di riaprire il bar.