• Home / Primo piano / Operazione “Koleos”, Bombardieri: “Smantellato il core business della ‘ndrangheta”

    Operazione “Koleos”, Bombardieri: “Smantellato il core business della ‘ndrangheta”

    di Grazia Candido – “La meticolosità investigativa della Polizia giudiziaria e l’intuito dei nostri uomini che non hanno abbandonato le abitazioni sino a quando non hanno scoperto i ripostigli, ha consentito di portare a termine una attività complessa che, oggi, ci consente di dire che il core business della ‘ndrangheta è stato smantellato”. Esordisce così, questa mattina presso la Questura di Reggio Calabria, il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri commentando l’operazione antidroga “Koleos” della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e che ha portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere per elementi di spicco delle famiglie Mammoliti e Giorgi di San Luca e di altri soggetti della Locride e della Piana di Gioia Tauro, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina.

    “E’ una attività di Polizia giudiziaria portata a termine brillantemente dal Commissariato di Siderno e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria che ha consentito non solo di intervenire su una delle attività che costituiscono il core business della ‘ndrangheta, il traffico internazionale di stupefacenti, ma anche nella fase esecutiva, si è rivelata molto importante in quanto si è giunti alla cattura di alcuni dei soggetti, ritenuti responsabili di aver partecipato, con ruoli diversi, ad un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti – afferma il procuratore Bombardieri – A seguito di una esplorazione delle abitazioni dove erano stati visti entrare gli attenzionati e successivamente spariti, dopo ore di ricerca all’interno delle case, sono stati trovati numerosi vani occultati, dei veri e propri bunker all’interno dei quali si erano nascosti Giorgi Giovanni (alias “U Famosu”) e Giorgi Giuseppe (alias “U capra”). L’attività è partita dalla cattura di Mammoliti Rocco nei Paese Bassi avvenuta nel giugno del 2016 e, dopo la sua estradizione in Italia in quello stesso anno, si è sviluppata una indagine attraverso una serie di attività tecniche molto articolate e complesse che hanno portato alla ricostruzione della rete di traffico di stupefacenti. Sono stati monitorati degli incontri tra i nostri trafficanti e alcuni esponenti colombiani, albanesi all’interno di una struttura della Locride – aggiunge il Procuratore della Repubblica – e nel giro di 5 mesi, sono state attenzionate cessioni di stupefacenti per oltre 160 chili per un giro d’affari di sei, sette milioni ma dai discorsi intercettati, si parlava di proiezioni molto più ampie di traffico di stupefacenti”.
    Quello che “impressiona” il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo “è la continuità operativa che questi soggetti riescono ad avere nonostante i risultati giudiziari che, negli anni, sono stati raccolti perchè è proprio una indagine che trova il suo aspetto iniziale, il suo avvio nella cattura di uno dei principali broker, Mammoliti Rocco”.
    “L’indagine odierna ha dimostrato la capacità di questi soggetti di generare anche tutta una serie di filiere idonee a gestire il narcotraffico internazionale dimostrando che la ‘ndrangheta è davvero una struttura criminale enorme, strutturata ormai attraverso una serie di automatismi operativi che vanno oltre il singolo soggetto al quale ovviamente, è riconnesso un peso criminale evidente – spiega Lombardo – Questo è un aspetto certamente da tenere in considerazione al quale noi contrapponiamo una continuità investigativa che è nota e che, a mio modo di vedere, deve beneficiare di risorse sempre maggiori soprattutto, nella capacità di penetrare circuiti comunicativi cui la ‘ndrangheta beneficia attraverso tutta una serie di comunicazione criptate che diventano un ostacolo evidente anche al raggiungimento di risultati più importanti rispetto a quelli che, fino ad ora e sono risultati di grande rilievo, siamo riusciti a raggiungere. Quindi, visto che la ‘ndrangheta continua ad operare nonostante le numerosissime operazioni di Polizia giudiziaria, noi dobbiamo contrapporre una altissima specializzazione ma soprattutto, risorse umane e materiali superiori a quelle di cui oggi, si dispone. Questo è il dato che emerge e dallo stupefacente movimentato, dalla capacità finanziaria che in proiezione diventa enorme e non contrastabile con numeri che sono sia dal punto di vista giudiziario che di Polizia giudiziaria insufficiente per dare risposte continue e importanti su questo fenomeno”.
    Si soffermano sull’attività della Polizia, impegnati circa 100 agenti che hanno continuato a cercare i nascondigli fino a quando non ne hanno trovato gli accessi e sotto una delle due abitazioni sono stati rinvenuti ben quattro bunker sotterranei, il questore Maurizio Vallone e il capo della Squadra Mobile Francesco Rattà che ha ribadito la destinazione della “droga (sono stati sequestrati complessivamente 52 kg di cocaina), che su indicazione dei Giorgi e dei Mammoliti, veniva destinata ai mercati di spaccio della Puglia e della Sicilia”.