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    In libreria “I giorni del ferro e del sangue”, del reggino Laganà. Per Mondadori

    Il romanzo, il primo di una trilogia che spazierà lungo un periodo di cinque anni tra i meno conosciuti e i più

    scabrosi della storia italiana, si caratterizza per un taglio crudo e violento che vuole rispecchiare il più
    possibile fedelmente la realtà di quegli anni controversi. Talmente controversi che gli storici lo hanno spesso
    evitato (a causa anche della scarsità delle fonti documentali esistenti) e che la stessa Chiesa ha cercato di
    ignorare per via degli imbarazzi e della vergogna che ancor oggi suscitano i resoconti dell’epoca.
    Le vicende della giovane Anna vogliono essere tuttavia un faro di ottimismo, una luce vivida nell’oscurità
    dilagante di quel mondo asfittico e apparentemente senza domani. Il tentativo di dimostrare che anche una
    donna, una miserabile pastorella destinata ad una vita breve ed abietta, può farsi largo e trovare un suo
    spazio vitale in una società estremamente ostile e selvatica, rozza fino ad essere truce, priva di valori e di
    regole anche elementari, in cui una donna, per di più analfabeta, vale certamente meno di un cavallo appena
    discreto o di una mucca da latte.
    Possiede comunque delle qualità insospettabili, la giovane protagonista. Una volontà indomita ed una
    capacità di sopportazione stoica che le permettono di superare dolori ed oltraggi indicibili e la sorreggono
    durante tutta l’ostinata ricerca del fratello rapito; un’intelligenza viva ed intuitiva sviluppata fin da bambina
    tra i boschi coltivando quasi inconsapevolmente da perfetta autodidatta l’arte dell’erboristeria; una naturale
    empatia che le permetterà di attrarre l’attenzione di uomini tra loro diversissimi al punto da conquistarne
    lealtà, amicizia e protezione. Umile quando necessario, ma spietata e perfino autoritaria nei momenti decisivi
    che dovrà affrontare.
    L’implacabile vendetta contro il feudatario che ha sterminato la sua famiglia, l’inseguimento sulle tracce di
    Martello, l’esito finale coi suoi colpi di scena in un contesto zeppo di miserie e perversioni, di complotti e
    tradimenti, sono soltanto la logica evoluzione di un destino che, lungi dall’essere preordinato e immutabile,
    Anna riuscirà a cambiare e a modellare a sua immagine.
    Anche se il romanzo non è solo Anna. Arnolfo è un sicuro co-protagonista che è ancora ben lungi dallo svelare
    i suoi segreti e i suoi tormenti; gli altri personaggi, pur formalmente comprimari, porteranno avanti ruoli e
    messaggi di sicura rilevanza, per breve o lunga che sarà la loro presenza nella trama. Tutti – uomini e donne
    – sono ovviamente calati nel loro tempo, con i loro limiti e le loro angosce esistenziali che, in alcuni casi,
    potranno apparire perfino inverosimili a più di un lettore: ma è il prezzo minimo da pagare nella ricostruzione
    di un periodo storico così misconosciuto e così abissalmente distante dalle nostre sensibilità moderne, dai
    nostri metri di giudizio. Alla fin fine, Anna, Arnolfo, Ezio, Furio, Maria, Giuliano e tutti gli altri attori minori
    non hanno alcuna pretesa di essere o apparire migliori di quel che sono, di competere con chi non appartiene
    al loro piccolo mondo, di aspirare ad una dimensione più alta che nemmeno immaginano. Molto più
    semplicemente, lottano per conquistarsi uno spazio di sopravvivenza senza però mai perdere i loro tratti
    caratteristici e mantenendo ostinatamente tutte le debolezze e i pregiudizi che si portano dietro.
    SANTI LAGANA’ – BIOGRAFIA

    Nato 65 anni fa a Reggio Calabria, si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Siena nel 1978.
    Il caso ha voluto che la sua vita prendesse una strada diversa da quella sognata, avviandolo verso una pur
    lusinghiera carriera in quella che all’epoca era la più grande banca italiana e una delle più importanti al
    mondo. Per tredici anni ha lavorato nella rete estera dell’Istituto, tra Argentina e Spagna, prima di rientrare
    in Italia nel 1997. A Buenos Aires ha conosciuto colei che sarebbe diventata sua moglie, Leila, una vicentina
    nata sulla sponda del Rio de la Plata; a Madrid e Barcellona sono nati i suoi due figli, Bruno e Alessandra. Ha
    lavorato a Roma fino a due anni e mezzo fa, quando è andato in pensione.
    Da quattordici anni vive nella campagna di Cerveteri, a un tiro di schioppo dalla Capitale. Nel suo buen retiro
    ha potuto coltivare con maggiore impegno le passioni di sempre: la lettura, la scrittura e la bicicletta.
    La trilogia del “Ferro e del Sangue” – già ultimata e in uscita per Mondadori – costituisce il suo esordio nel
    genere del romanzo storico, ed è frutto di una passione per l’alto medioevo che si è andata consolidando
    negli ultimi anni. In precedenza, ha scritto un paio di thriller e un romanzo di attualità che, al pari di tanti altri

    “progetti” rimasti per il momento tali, sono tuttora saldamente custoditi in un cassetto della sua scrivania.