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    Evento religioso culturale a Scilla

    Riceviamo   e pubblichiamo – La prima domenica di luglio è data cara agli abitanti di Scilla, poiché inaugura le Sette Domeniche di preparazione alla Festa in onore di San Rocco, Patrono Principale della città per decreto ecclesiale del 1745, ma nel cuore del popolo da oltre due secoli prima. Con l’occasione, la Statua lignea viene solennemente traslata dalla cappella retrostrante fino alla chiesa, atto che quest’anno è stato anticipato di qualche settimana in forma semi-privata e con tutte le accortezze del caso, per voto degli scillesi di fronte alla pandemia di covid-19. E per voto di una scillese residente in Lombardia, terra anch’essa di profonda devozione a San Rocco, grazie anche al gruppo Beni culturali coordinato da Rocco Panuccio che, d’accordo con l’arciprete don Francesco Cuzzocrea, individua le principali priorità in tema di restauro o di arricchimento del patrimonio artistico, anche alla luce della storia, la Statua lignea è stata ornata degli oggetti iconografici tipici di San Rocco Pellegrino, realizzati in legno per l’occasione: il crocifisso, le conchiglie, il cappello, la borraccia, il contenitore degli unguenti e delle erbe medicinali e il bastone che, assieme al cane già presente, non  lasceranno più spoglia la statua nei giorni feriali o non dedicati al Santo. Fino ad ora, infatti, questo corredo iconografico è stato posseduto soltanto in argento finemente lavorato, con l’aggiunta di una reliquia contenuta in un prezioso ostensorio pettorale, cosa che ha fatto sì che ne venisse ornata la Statua soltanto nei giorni della Festa del Santo o in altre occasioni speciali. La committente, Emanuela Burzomato, ha vissuto con la propria famiglia, in terra bergamasca, a contatto con le manifestazioni più crudeli della pandemia di covid-19, vedendo la morte o la sofferenza di vari conoscenti, e pregando costantemente per l’intercessione di San Rocco. A realizzare le opere proprio il padre di Emanuela, Francesco, apprezzato artista scillese. D’altro canto, anche gli oggetti in argento furono aggiunti nel corso degli ultimi secoli per donazioni successive, recando spesso incisioni di donatori di relativamente lontanti centri della Piana di Gioia Tauro, a testimonianza della diffusione della fama del santuario scillese. I nuovi oggetti sono stati collocati sulla Statua attraverso una scala e un pietoso passaggio di mani fra il sacerdote e il diacono Giovanni Bellantoni, in mezzo alla commozione del popolo «contingentato» e «mascherinato», nella più rigorosa osservanza delle norme anti-Covid-19, che però è prorotto in un fragoroso applauso spontaneo al grido di «Viva San Rocco!» al momento che, per ultimo, il bastone è stato messo nella salda mano del Santo Patrono. Non è un caso che San Rocco, anche su impulso dei media cattolici, sia stato uno dei Santi più invocati, in Italia e non solo, per superare al più presto l’incrudelirsi dell’infezione. Come da vivo si gettava senza timore a soccorrere gli appestati, così è stato sempre invocato da chi chiedeva conforto, forza d’animo, guarigione e immunità dalle malattie del corpo e dell’anima. E così è stato per il popolo di Scilla che, grazie ai suoi marinai che ne appresero l’esistenza a Venezia, adottò il culto al Santo Pellegrino verso la fine del ’400 proprio per proteggersi dalla peste che a più riprese fece strame dei cittadini di Reggio, Messina e altri centri limitrofi, lambendo però solo marginalmente Scilla. Significativo il caso dell’ultima grande pestilenza del 1743, quando Giuseppe Basta, Preside della Provincia di Reggio ma residente a Scilla, costretto a far quotidianamente la spola fra il capoluogo e la cittadina tirrenica, pur contraendo la peste e morendovi a Scilla nel 1744 non determinò alcuna propagazione entro i confini comunali, nei quali rimase l’unico caso. E sempre così fu nei secoli successivi per le periodiche epidemie di colera o di altri morbi. Fino al covid-19, che ha registrato un solo caso grave conclusosi con la guarigione, sperando che, con la collaborazione di tutti, il peggio stia per passare in tutto il mondo.

    Giovanni Panuccio